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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Martedì, 02 Giugno 2020
DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

 

Dalle “Tesi caratteristiche del Partito (dicembre 1952)”

  • Categoria: n. 02, marzo-aprile 2016
  • Pubblicato: Lunedì, 23 Maggio 2016 23:22

Parte IV. - Azione di partito in Italia e altri paesi al 1952

1. - La storia del capitalismo fin dal suo sorgere presenta uno sviluppo irregolare con un ritmo periodico di crisi, che Marx stabiliva essere all’incirca decennale e preceduto da periodi d’intenso sviluppo continuo. Le crisi sono inseparabili dal capitalismo, che, tuttavia, non cessa di crescere, di estendersi e di gonfiarsi; finché le forze mature della rivoluzione non gli assesteranno il colpo finale. Parallelamente, la storia del movimento proletario dimostra che nel corso del periodo capitalistico vi sono fasi di grande pressione e avanzata, fasi di brusco e lento ripiegamento, per sconfitta e degenerazione, e fasi di lunga attesa prima della ripresa. La Comune di Parigi fu sconfitta violentemente e le succedette un periodo di relativo sviluppo pacifico del capitalismo, durante il quale appunto si generarono teorie revisioniste e opportuniste, a dimostrazione del ripiegamento della rivoluzione. La Rivoluzione d’Ottobre è stata sconfitta attraverso una lenta involuzione, culminante nella soppressione violenta dei suoi artefici sopravvissuti. Dal 1917 la rivoluzione è la grande assente ed ancora oggi appare non imminente la ripresa delle forze rivoluzionarie.

2. - Malgrado questi ritorni, il tipo capitalistico di produzione si estende e si afferma in tutti i paesi senza soste o quasi nell’aspetto tecnico e sociale. Le alternative, invece, delle forze di classe in urto si collegano alle vicende della generale lotta storica, al contrasto già potenziale agli albori del dominio borghese sulle classi feudali e precapitalistiche, e al processo politico evolutivo delle due classi storiche contendenti, borghesia e proletariato; processo segnato da vittorie e sconfitte, da errori di metodo tattico e strategico. I primi scontri risalgono già al 1789 giungendo fino ad oggi attraverso il 1848, il 1871, il 1905, il 1917, durante i quali la borghesia ha affinato le sue armi di lotta contro il proletariato, nella stessa crescente misura del suo sviluppo economico. Di riflesso il proletariato, di fronte all’estendersi e al giganteggiare del capitalismo, non sempre ha saputo applicare le sue energie di classe con successo, ricadendo dopo ogni sconfitta nelle reti dell’opportunismo e del tradimento e rimanendo lontano dalla rivoluzione per un periodo di tempo sempre più lungo.

3. - Il ciclo delle lotte fortunate e delle sconfitte anche più disastrose e delle onde opportuniste in cui il movimento rivoluzionario soggiace all’influenza della classe nemica, rappresenta un campo vasto di esperienze positive, traverso cui si sviluppa la maturità della rivoluzione. Le riprese dopo le sconfitte sono lunghe e difficili; in esse il movimento, malgrado non appaia alla superficie degli eventi politici, non spezza il suo filo, ma continua, cristallizzato in una avanguardia ristretta, l’esigenza rivoluzionaria di classe. Periodi di depressioni politiche: dal 1848 al 1867, dalla seconda rivoluzione parigina alla soglia della guerra franco-prussiana, in cui il movimento rivoluzionario si incarna quasi esclusivamente in Engels e Marx e in una ristretta cerchia di compagni. Dal 1872 al 1889: dalla sconfitta della Comune parigina all’inizio delle guerre coloniali e al riaprirsi della crisi capitalistica che condurrà alla guerra russo-giapponese e poi alla prima guerra mondiale; durante questo periodo di rentrée del movimento, l’intelligenza della Rivoluzione è rappresentata da Marx ed Engels. Dal 1914 al 1918, periodo della prima guerra mondiale, durante il quale crolla la Seconda Internazionale, Lenin con altri compagni di pochi paesi porta avanti il movimento. Col 1926, si è iniziato un altro periodo sfavorevole della rivoluzione, durante il quale si è liquidata la vittoria dell’Ottobre. Soltanto la Sinistra italiana ha mantenuto intatta la teoria del marxismo rivoluzionario e solo in essa si è cristallizzata la premessa della ripresa di classe. Durante la seconda guerra mondiale le condizioni del movimento sono ulteriormente peggiorate, trascinando alla guerra tutto il proletariato al servizio dell’imperialismo e dell’opportunismo staliniano. Oggi siamo al centro della depressione e non è concepibile una ripresa del movimento rivoluzionario se non nel corso di molti anni. La lunghezza del periodo è in rapporto alla gravità dell’ondata degenerativa, oltre che alla sempre maggior concentrazione delle forze avverse capitalistiche. Lo stalinismo assomma i caratteri più deteriori delle due ondate precedenti dell’opportunismo, parallelamente al fatto che il processo di concentrazione capitalistica oggi è di gran lunga superiore a quello immediatamente seguente alla prima guerra mondiale.

4. - Oggi, nel pieno della depressione, pur restringendosi di molto le possibilità d’azione, tuttavia il partito, seguendo la tradizione rivoluzionaria, non intende rompere la linea storica della preparazione di una futura ripresa in grande del moto di classe, che faccia propri tutti i risultati delle esperienze passate. Alla restrizione dell’attività pratica non segue la rinuncia dei presupposti rivoluzionari. Il partito riconosce che la restrizione di certi settori è quantitativamente accentuata ma non per questo viene mutato il complesso degli aspetti della sua attività, né vi rinuncia espressamente.

5. - Attività principale, oggi, è il ristabilimento della teoria del comunismo marxista. Siamo ancora all’arma della critica. Per questo il partito non lancerà alcuna nuova dottrina, riaffermando la piena validità delle tesi fondamentali del marxismo rivoluzionario, ampiamente confermate dai fatti e più volte calpestate e tradite dall’opportunismo per coprire la ritirata e la sconfitta. La Sinistra italiana, come ha sempre combattuto tutti i revisionisti e gli opportunisti, così oggi denuncia e combatte come tali gli stalinisti. Il partito poggia la sua azione su posizioni antirevisioniste. Lenin, sin dal suo apparire sulla scena politica, combatté il revisionismo di Bernstein, e restaurò la linea di principio demolendo i dati delle due revisioni socialdemocratica e socialpatriottica. La Sinistra italiana denunciò sin dal loro nascere le prime deviazioni tattiche in seno alla Terza Internazionale come primi sintomi di una terza revisione, che oggi si è delineata in pieno e che comprende in sé gli errori di entrambe le due prime. Appunto perché il proletariato è l’ultima classe che sarà sfruttata e che quindi non succederà a nessuna nello sfruttamento di altre classi, la dottrina è stata costruita sul nascere della classe e non può essere mutata né riformata. Lo sviluppo del capitalismo dalla sua nascita ad oggi ha confermato e conferma i teoremi del marxismo, quali sono enunciati nei testi, ed ogni pretesa “innovazione” o “insegnamento” di questi ultimi trent’anni conferma solo che il capitalismo vive ancora e che deve essere abbattuto. Il centro, quindi, dell’attuale posizione dottrinaria del movimento è questo: nessuna revisione dei princìpi originari della rivoluzione proletaria.

6. - Il partito compie oggi un lavoro di registrazione scientifica dei fenomeni sociali, al fine di confermare le tesi fondamentali del marxismo. Analizza, confronta e commenta i fatti recenti e contemporanei. Ripudia l’elaborazione dottrinale che tende a fondare nuove teorie o a dimostrare l’insufficienza della dottrina nella spiegazione dei fenomeni. Tutto questo lavoro di demolizione (Lenin: Che fare?) dell’opportunismo e del deviazionismo è alla base oggi dell’attività del partito, che segue anche in questo la tradizione e le esperienze rivoluzionarie durante i periodi di riflusso rivoluzionario e di rigoglio di teorie opportuniste, che videro in Marx, Engels, in Lenin e nella Sinistra italiana i violenti e inflessibili oppositori.

7. - Con questa giusta valutazione rivoluzionaria dei compiti odierni, il partito, sebbene poco numeroso e poco collegato alla massa del proletariato e sebbene sempre geloso del compito teorico come compito di primo piano, rifiuta assolutamente di essere considerato un’accolta di pensatori o di semplici studiosi alla ricerca di nuovi veri o che abbiano smarrito il vero di ieri considerandolo insufficiente. Nessun movimento può trionfare nella storia senza la continuità teorica, che è l’esperienza delle lotte passate. Ne consegue che il partito vieta la libertà personale di elaborazione e di elucubrazione di nuovi schemi e spiegazioni del mondo sociale contemporaneo: vieta la libertà individuale di analisi, di critica e di prospettiva anche per il più preparato intellettuale degli aderenti e difende la saldezza di una teoria che non è effetto di cieca fede, ma è il contenuto della scienza di classe proletaria, costruito con materiale di secoli, non dal pensiero di uomini ma dalla forza di fatti materiali, riflessi nella coscienza storica di una classe rivoluzionaria e cristallizzati nel suo partito. I fatti materiali non hanno che confermato la dottrina del marxismo rivoluzionario.

8. - Il partito, malgrado il ristretto numero dei suoi aderenti, determinato dalle condizioni nettamente controrivoluzionarie, non cessa il proselitismo e la propaganda dei suoi princìpi in tutte le forme orali e scritte, anche se le sue riunioni sono di pochi partecipanti e la stampa di limitata diffusione. Il partito considera la stampa nella fase odierna la principale attività, essendo uno dei mezzi più efficaci che la situazione reale consenta, per indicare alle masse la linea politica da seguire, per una diffusione organica e più estesa dei princìpi del movimento rivoluzionario.

9. - Gli eventi, non la volontà o la decisione degli uomini, determinano così anche il settore di penetrazione delle grandi masse, limitandolo ad un piccolo angolo dell’attività complessiva. Tuttavia il partito non perde occasione per entrare in ogni frattura, in ogni spiraglio, sapendo bene che non si avrà la ripresa se non dopo che questo settore si sarà grandemente ampliato e divenuto dominante.

10. - L’accelerazione del processo deriva oltre che dalle cause sociali profonde delle crisi storiche, dall’opera di proselitismo e di propaganda con i ridotti mezzi a disposizione. Il partito esclude assolutamente che si possa stimolare il processo con risorse, manovre, espedienti che facciano leva su quei gruppi, quadri, gerarchie che usurpano il nome di proletari, socialisti e comunisti. Questi mezzi che informarono la tattica della Terza Internazionale, all’indomani della scomparsa di Lenin dalla vita politica, non sortirono altro effetto che la disgregazione del Comintern, come teoria organizzativa e forza operante del movimento, lasciando sempre qualche brandello di partito sulla strada dell’"espediente tattico”. Questi metodi vengono rievocati e rivalorizzati dal movimento trotzkista e della IV Internazionale, ritenendoli a torto metodi comunisti. Per accelerare la ripresa di classe non sussistono ricette bell’e pronte. Per fare ascoltare ai proletari la voce di classe non esistono manovre ed espedienti, che come tali non farebbero apparire il partito quale è veramente, ma un travisamento della sua funzione, a deterioramento e pregiudizio della effettiva ripresa del movimento rivoluzionario, che si basa sulla reale maturità dei fatti e del corrispondente adeguamento del partito, abilitato a questo soltanto dalla sua inflessibilità dottrinaria e politica. La Sinistra italiana ha sempre combattuto l’espedientismo per rimanere sempre a galla, denunciandolo come deviazione di principio e per nulla aderente al determinismo marxista. Il partito sulla linea di passate esperienze si astiene, quindi, dal lanciare ed accettare inviti, lettere aperte e parole di agitazione per comitati, fronti ed intese miste con qualsivoglia altro movimento e organizzazione politica.

11. - Il partito non sottace che in fasi di ripresa non si rinforzerà in modo autonomo, se non sorgerà una forma di associazionismo economico sindacale delle masse. Il sindacato, sebbene non sia mai stato libero da influenze di classi nemiche e abbia funzionato da veicolo a continue e profonde deviazioni e deformazioni, sebbene non sia uno specifico strumento rivoluzionario, tuttavia è oggetto d’interessamento del partito, il quale non rinuncia volontariamente a lavorarvi dentro distinguendosi nettamente da tutti gli altri raggruppamenti politici. Il partito riconosce che oggi può fare solo in modo sporadico opera di lavoro sindacale, e dal momento che il concreto rapporto numerico tra i suoi membri, i simpatizzanti e gli organizzati in un dato corpo sindacale risulti apprezzabile e tale organismo sia tale da non avere esclusa l’ultima possibilità di attività virtuale e statutaria autonoma classista, il partito esplicherà la penetrazione e tenterà la conquista della direzione di esso.

12. - Il partito non è una filiazione della Frazione astensionista, pur avendo avuta questa grande parte nel movimento fino alla conclusa creazione del Partito Comunista d’Italia a Livorno nel 1921. L’opposizione in seno al Partito Comunista d’Italia e all’Internazionale Comunista non si fondò sulle tesi dell’astensionismo, bensì su altre questioni di fondo. Il parlamentarismo, seguendo lo sviluppo dello Stato capitalista che assumerà palesemente la forma di dittatura che il marxismo gli ha scoperto sin dall’inizio, va man mano perdendo d’importanza. Anche le apparenti sopravvivenze degli istituti elettivi parlamentari delle borghesie tradizionali vanno sempre più esaurendosi rimanendo soltanto una fraseologia, e mettendo in evidenza nei momenti di crisi sociale la forma dittatoriale dello Stato, come ultima istanza del capitalismo, contro cui ha da esercitarsi la violenza del proletariato rivoluzionario. Il partito, quindi, permanendo questo stato di cose e gli attuali rapporti di forza, si disinteressa delle elezioni democratiche di ogni genere e non esplica in tale campo la sua attività.

13. - Poggiando su un dato di esperienza rivoluzionaria, che le generazioni rivoluzionarie si succedono rapidamente e che il culto degli uomini è un aspetto pericoloso dell’opportunismo, dato che il passaggio dei capi anziani per logorio al nemico e alle tendenze conformiste è fatto naturale confermato dalle rare eccezioni, il partito dà la massima attenzione ai giovani e fa, per reclutarne e prepararne all’attività politica, aliena al massimo da arrivismi e apologismi di persone, il maggiore degli sforzi. Nell’ambiente storico attuale, ad alto potenziale controrivoluzionario, s’impone la creazione di giovani elementi direttivi che garantiscano la continuità della Rivoluzione.

(da In difesa della continuità del programma comunista, Edizioni il programma comunista, Milano 1970)

 

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

 

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