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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Martedì, 29 Settembre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Quali emergenze?

  • Categoria: n. 02-03, marzo-giugno 2020
  • Pubblicato: Sabato, 21 Marzo 2020 18:06

E’ proprio solo quella del Coronavirus l’“emergenza primaria”? Non è forse anche, da sempre, quella della ricerca del profitto, con il suo carico di morti tra la popolazione proletaria? Il bollettino nazionale dell’Inail c’informa dei morti sul lavoro, quelle stragi chiamate pudicamente “incidenti” o “morti bianche”. Leggiamo: “solo in Italia a gennaio [2020] hanno perso la vita […] 52 persone, otto in più rispetto alle 44 registrate nel primo mese del 2019 […] Calano gli infortuni sul lavoro: 46.483, meno 1400 casi. Il 2019 è stato l’anno più traumatico da dieci anni a questa parte con 1089 morti “.

L’emergenza dei “morti sul lavoro” o “da lavoro” è il massacro continuo e incessante che di rado compare sulle pagine dei giornali, e quando compare è accompagnato dalle consuete lacrime di coccodrillo. In questo campo, la moltiplicazione sull’intero pianeta presenta cifre infernali: ogni anno, quasi 3 milioni di persone muoiono sul posto di lavoro, mentre gli incidenti ne coinvolgono oltre 374 milioni.

Questo il tragico bilancio, questa l’emergenza dimenticata. Se si osservano i settori produttivi in Italia, l’incidenza di infortuni mortali risulta massima in agricoltura, mentre il settore delle costruzioni, l'industria mineraria, quella siderurgica, il settore dei trasporti e il magazzinaggio fanno registrare un rischio di morte più che doppio. La piaga del lavoro salariato, tuttavia, non è materia d’interesse sociale. Al capitale, non interessa la pena del lavoro forzato, quello in cui il corpo umano si logora sotto il peso della fatica e si schianta. L’organizzazione capitalistica consuma e annienta, un poco alla volta, la forza-lavoro: nelle occupazioni a ciclo continuo, in quelle usuranti, nelle attività a contatto con materiali e sostanze tossiche, in ambienti malsani, non ventilati, soffocanti...

Si pensi all’ex-Ilva di Taranto e ai milioni di fabbriche sparse sul territorio, ovunque nel mondo, che causano morte per malattie dell’apparato urinario, tumori al polmone, mesotelioma della pleura, disturbi dell’apparato respiratorio. Un esempio? A proposito di quella Cina da cui sembrerebbe essere partito il virus, è interessante rifarsi a uno studio relativo alle tremende condizioni di lavoro dei “minatori in profondità” (essenzialmente nelle miniere di carbone) di quel paese: di questa “epidemia”, non s’è mai parlato, se non in occasione di eventi come esplosioni e crolli, mentre la lenta morte quotidiana falcia le vite di decine di migliaia di proletari, senza che nessuno se ne accorga o faccia clamore! Un solo dato: alla fine dell’anno 2010, si contavano in Cina 527.431 malati di penumoconiosi, la cifra più elevata fra tutte le “malattie professionali” [1].

Ma c’è un’altra emergenza, che, accanto alle morti sul lavoro, non cessa di abbattersi su lavoratori e lavoratrici: la pioggia di licenziamenti sul territorio nazionale. Fioccano sulla Air Italy (1500), sulle istallazioni delle linee telefoniche Sirte (764), sugli ipermercati Conad (135) e Auchan (3000), sulle lavoratrici delle pulizie nelle scuole, senza dimenticare gli 11mila lavoratori di Arcelor Mittal in Italia, gli 8500 di Taranto, gli 11 mila lavoratori di Alitalia (da due anni alle prese con il commissariamento, che ha portato da 1500 a quasi 4mila i lavoratori in cassa integrazione). Sulle vite rovinate di lavoratori e lavoratrici, sull’inquinamento atmosferico che secondo l’OMS causa 12 milioni di morti premature l’anno (80mila solo in Italia), sui migranti annegati in mare, sui lager dove si accalcano miserabili in fuga da guerre e massacri, si stende un velo, rotto solo da ipocrite lamentazioni: e invece la forza distruttiva di queste emergenze è illimitata, e il sistema che le causa è unico – si chiama capitalismo. Sotto le sue leggi, sarà mai possibile un’effettiva tutela delle condizioni di vita e di lavoro della nostra classe, sarà mai possibile garantire una protezione della salute dei lavoratori? Gli ambienti di lavoro saranno sempre pericolosi per l’integrità fisica e psichica dei lavoratori. E allora, contro questa terribile condizione di esistenza, il proletariato dovrà battersi: ovunque sia segnalata la condizione, anche teorica, di probabilità e di rischio, deve farlo. Solo la sua lotta organizzata e generalizzata può bloccare e infine, quando sarà davvero il momento, distruggere il mostro del Capitale.

Nel nostro opuscolo “Per la difesa intransigente delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari – Forme di organizzazione, metodi e obiettivi di lotta”, lo scriviamo a chiare lettere:Non esiste la fatalità negli incidenti sul lavoro. La mortalità, i cosiddetti incidenti, le malattie professionali, accompagnano la normalità della condizione di lavoro. La gratuità completa delle cure, il pagamento a salario pieno dei giorni di malattia per tutte le categorie debbono essere al centro delle lotte di autodifesa. I lavoratori non devono cadere nel tranello di farsi partecipi di comuni iniziative aziendali e sindacali di ‘controllo sull’ambiente di lavoro’”. Come unico obiettivo, abbiano quello di difendere in maniera intransigente le condizioni di lavoro proprie e dei loro compagni.

[1] Irène Huang, “La Chine et ses mineurs de fond : chronique d’un désastre sanitaire”, in Judith Rainhorn, Santé et travail à la mine. XIX-XXI siècle, Presses Universitaire du Septentrion.

 

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                                                                           (il programma comunista)

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  • Bologna - Al momento è sospesa l’apertura al pubblico
  • Torino - Nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 21 novembre 2020, dalle 15)

 

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