Virus e lotta di classe

Come abbiamo più volte sottolineato, la diffusione del virus è avvenuta in un organismo già malato e in profonda crisi (1). Molti segnali annunciavano il collasso del sistema produttivo e finanziario, ed era solo questione di tempo perché si verificassero le drammatiche ricadute sociali del nuovo crack globale. Se la grande crisi del 2008/09 era stata faticosamente arginata senza rilanciare il meccanismo di accumulazione, la nuova che si annunciava avrebbe potuto essere letale. Troppi debiti, troppo basso il tasso medio di profitto, troppo grandi le disuguaglianze sociali di partenza per immaginare grandi margini per una gestione pacifica del nuovo scenario ed entro i limiti degli assetti più o meno democratici del sistema.

 

Sarebbe interessante disporre dei responsi che i big data davano ai quesiti dei centri studi al servizio del grande capitale per conoscere le probabilità di sopravvivenza del sistema. Date le premesse, immaginiamo che quanto meno facessero venire la tremarella. Il sistema aveva necessità di agire in anticipo. Che quanto è accaduto dopo sia stato casuale o in qualche modo provocato è poco importante. A sposare la seconda ipotesi si rischia di sopravvalutare le capacità del capitale di gestire e controllare le sue contraddizioni, ma è anche vero che oggi il Moloch dispone di un potere talmente concentrato, di strumenti tecnologici e apparati scientifici e militari tali che la realtà può andare ben oltre la nostra fantasia. Non sapendone nulla, nulla possiamo dire, ma nemmeno cadiamo nel tranello di escludere a priori ipotesi “da fantascienza” semplicemente per timore di essere tacciati di... complottismo. Oggi quasi tutto quanto si discosti dalla voce dominante è attaccato, isolato, screditato, annoverato tra le fake news o censurato, ma in giro per il web si trovano anche cose interessanti (2).

Senza avallare alcuna delle tante idee (alcune strambe, altre molto meno) che circolano su questo virus, assumiamo semplicemente come ipotesi la lettura del Nobel Luc Montagnier, che gli ha procurato una valanga di attacchi mediatici, tutti intesi a declassarlo da luminare a vecchio rimbecillito (3). Manco per i Nobel c'è rispetto se tocchi i nervi sensibili del capitale! Ebbene, il grande virologo ha sostenuto di avere le prove che il virus sarebbe uscito – lui dice casualmente, secondo altri con lo zampino americano – da un laboratorio segreto di Wuhan, non distante dal famoso mercato dei pipistrelli virulenti. Ma è ancor più interessante che, sempre a detta del Nobel, sarebbe stato prodotto in laboratorio come vaccino per l'HIV... Dunque, il vaccino che viene invocato dal mainstream come unica soluzione definitiva all'epidemia dovrebbe agire contro un virus/vaccino. Siamo già in piena fantascienza, e noi non abbiamo elementi per sostenere questa tesi, per quanto autorevole, né per respingerla. Tuttavia, la possiamo assumere come metafora per cercare di dare un senso a quanto è accaduto in seguito e sta accadendo tuttora.

Per quel che ne sappiamo, un vaccino ha la funzione di attivare il sistema immunitario dell'organismo e favorire la produzione di anticorpi specifici contro una determinata malattia. Questo ci pare sia il principio. Ebbene, se consideriamo gli effetti del coronavirus sull'organismo sociale e produttivo del capitale, sull'organismo-capitale, constatiamo la sua efficacia nello scatenare artificialmente una serie di anticorpi sul piano politico, sociale ed economico. Il sistema immunitario del capitale aveva in sé alcune risorse potenziali che avevano bisogno di essere attivate per contrastare gli effetti dei gravi fattori patogeni in circolo. Se la malattia annunciata si fosse manifestata in modo spontaneo, queste potenzialità si sarebbero attivate forse troppo tardivamente per contrastare in tempo utile i fattori patogeni del sistema e salvarlo.

La politica, ormai inadeguata a fronteggiare con i rituali democratici i malanni cronici e le sempre più frequenti emergenze, da tempo va maturando derive autoritarie, latenti ovunque e già manifeste in alcuni regimi dell'Europa dell'Est. Il coronavirus va oltre: senza stravolgere l'assetto istituzionale democratico, lo mette nelle condizioni di agire in regime d'emergenza sospendendo da un giorno all'altro a colpi di decreti le “sacre libertà borghesi”. L'effetto è paralizzante. La paura pervade i recessi più profondi della società, riesce a penetrare nella dimensione più intima prospettando la minaccia del “trionfo della morte”. Lo scenario quotidianamente riprodotto a tutte le ore avvalorava e amplificava il senso di tragedia: pazienti moribondi, camion militari carichi di bare, fosse comuni. La sceneggiatura riguardava una situazione locale, ma la prospettava come potenzialmente generale. Il messaggio aveva una sua efficacia: “la morte trionferà se tu, cittadino, non collabori partecipando col silenzio e l'immobilità alla causa comune – sconfiggere il nemico invisibile”. La responsabilità della possibile catastrofe non è da addebitare, in questa lettura, a un sistema sociale anti-umano che mette all'ultimo posto i bisogni della specie e al primo gli affari (e pertanto incapace di rispondere all'emergenza se non improvvisando, ma abilissimo a sfruttare nuove occasioni di guadagno). No, la responsabilità è fatta ricadere sul singolo, a cui si impone l'obbedienza per non passare da untore, da antisociale. La mascherina che copre i volti rappresenta simbolicamente l'obbligo del silenzio, il silenzio della critica, laddove la comunicazione totalitaria ammette solo i ripetitori e gli amplificatori del messaggio dominante: “il pericolo incombe, state a casa!” (4) La sorte di chi osa esercitare il pensiero critico è l'attacco mediatico generale carico di indignazione e rimprovero, se non peggio (5). Il servilismo dilaga e, quel che è peggio, si nutre di convinta fede nella verità del messaggio dominante.

Di fronte al nemico comune che cancella ogni altra emergenza e monopolizza lo sguardo, sembrano scomparire tutte le differenze, quelle di classe sopra ogni altra. Ogni embrione di antagonismo, di organizzazione di lotta è azzerato, ogni forma di vicinanza fisica è assembramento criminale. Davanti a una platea di individui silenziosi e soli, parla lo Stato per bocca dei suoi esperti/scienziati. Non c'è solo la paura del virus, c'è anche quella della miseria che si prepara, e tornano attuali i versi della vecchia ode dei patrioti veneziani del 1849: "Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca". È la resa generale della società di fronte allo Stato: ma lo Stato è di classe e a piegarsi alla sua autorità emergenziale sono i proletari e le mezze classi destinate alla tosatura. Gli altri, i pochi, si attivano a raccogliere i benefici dell'immiserimento generale ancor prima che il virus scompaia e si torni alla profittevole normalità capitalistica. Non c'è scampo: se anche la morte non trionferà, trionferà la miseria. La paura del virus prepara la paura della fame. Coltivata entro le mura domestiche, essa diventa un sentire individuale che non può essere condiviso se non nella stretta cerchia degli affetti privati. La paura indebolisce, abbassa il sistema immunitario, espone al contagio, demoralizza, crea un ambiente inadatto alla solidarietà e alla lotta. Unica solidarietà ammessa, quella nazional-sanitaria. Il primo effetto del virus/vaccino è produrre anticorpi per contrastare l'insorgere della principale patologia del capitale: la lotta di classe.

Ma il virus/vaccino è stato anche efficacissimo nell'attivare un passaggio decisivo nell'organizzazione sociale del lavoro. Nei lunghi mesi dell'emergenza, si è generalizzato il lavoro da casa, che nella visione edulcorata e ottimista dei sociologi del capitale diventa smart working, lavoro svelto, intelligente.

Lo è in effetti, se lo si considera dal punto di vista del capitale, dato che, diversamente dal telelavoro, si svolge nella completa assenza di regole (6). Ciò permette al capitale un risparmio dei costi di produzione che vengono trasferiti all'utenza domestica del dipendente, nella strumentazione e nei consumi. Se anche questi costi fossero alla fine computati a voci salariali, sarebbero certamente inferiori ai costi di gestione del lavoro in azienda, mentre dalla voce “salario” il padrone potrà scomputare i buoni pasto e i costi del trasporto per raggiungere la sede lavorativa. La riduzione dei costi di produzione e della spesa per i salari non è l'unico aspetto vantaggioso per il capitale. Nell'erogare i compiti operativi, il capitale ha l'opportunità di aumentare i carichi, confidando sull'isolamento fisico in cui si trova il terminale salariato. Nella nuova condizione, il proletario potrebbe ritenersi addirittura avvantaggiato, ma in realtà dentro di sé cova l'angoscia: per recarsi a lavorare non gli serve uscire di casa, il lavoro ce l'ha tra le mura domestiche, tra gli affetti e gli oggetti della vita quotidiana. Il lavoro penetra in profondità nella sua intimità, la invade. L'obiettivo comunista di unire il lavoro e la vita, facendo del lavoro un aspetto creativo, libero e vitale dell'esistenza, è realizzato dal capitale con la riduzione della intera esistenza al lavoro, salariato o pseudo-autonomo che sia. Avviene così, con l'apporto decisivo del virus/vaccino, il passaggio del lavoro impiegatizio, nelle sue varie forme, a un livello più stringente di subordinazione, di dipendenza dalla macchina, di controllo e tracciamento delle operazioni demandate al salariato. Il passaggio è analogo al quello analizzato da Marx con la riduzione dell'operaio ad appendice della macchina, che dal punto di vista della produzione di valore equivale al salto dal plusvalore assoluto al plusvalore relativo. Come nella fabbrica meccanizzata/automatizzata il lavoro operaio perde completamente autonomia nel processo produttivo, allo stesso modo l'impiegato smart è ridotto a semplice terminale della macchina informatica, e il costante potenziamento dei software ne aumenta la produttività individuale. In qualche misura, questo si verifica anche in azienda, ma lì la presenza fisica, la relazione del lavoratore con i suoi simili garantisce un certo grado di umanizzazione e rappresenta un ostacolo alla piena realizzazione del dominio capitalistico, che invece trova nel singolo il referente perfetto. Trasferiti alla condizione lavorativa, solitudine e isolamento portano all'atomizzazione del lavoro, substrato ideale per l'affermazione del modello ideale dell'essere umano ridotto dal capitale a produttore-consumatore. Sul singolo, il capitale può accanirsi liberamente: se nel segreto dell'urna è ridotto politicamente a un fesso, in quanto consumatore l'unica difesa del limite della disponibilità di reddito è facilmente superabile con l'indebitamento. Esaurita la duplice funzione di produttore-consumatore, si dovrebbe preferibilmente crepare (in effetti, Covid-19 ha mostrato un particolare accanimento nelle case di riposo...).

Il secondo effetto del virus/vaccino è dunque di spingere in avanti il grado di subordinazione del lavoro e di ingabbiarlo nello spazio del privato. Attivato l'anticorpo che attacca le possibilità di coltivare le relazioni umane, l'unica relazione che deve sopravvivere è quella mercantile, mentre tutto il resto tende a ridursi a connessione.

Rimane il terzo e forse il più potente anticorpo specifico che il virus/vaccino dovrebbe attivare: il controllo dell'esistenza biologica dell'essere umano. Qui l'attacco in corso è massivo. Nel periodo dell'emergenza, i rappresentanti della "scienza" sanitaria hanno assunto un ruolo dominante. Sono essi ad aver dettato ai governi gli indirizzi emergenziali, a stabilire ciò che era concesso e cosa no. Ancora un volta, la politica ha demandato agli "esperti" il compito di governare. Eravamo abituati a subire i dettami dei professori di economia, chiamati nel passato recente a risolvere le crisi debitorie dello Stato con tagli indiscriminati al welfare. Una percentuale significativa dei decessi dovuti – direttamente o indirettamente – al Covid-19 lo dobbiamo alle politiche volute dai "tecnici" legittimati ad attuare ciò che la politica non ha avuto il coraggio di fare. Come gli esperti economici hanno portato colpi micidiali al sistema del welfare, nella nuova crisi gli esperti sanitari hanno decretato la necessità di liquidare le libertà individuali (e sociali) e stanno dettando le linee guida della politica futura, che attraverso i provvedimenti sanitari tende a stravolgere le attuali relazioni tra Stato e cittadino. I fatti sono lì a dimostrare una volta di più la completa subordinazione della politica al capitale. Se gli esperti economici sono stati scelti tra le alte sfere della finanza internazionale, gli esperti sanitari sono per lo più emanazione dell'Oms, un baraccone burocratico nelle mani delle grandi case farmaceutiche (cfr. “Report” del 17/5/2020).

A sostegno di questo blocco di potere, si è attivato tutto il servilismo del sistema dell'informazione che ha riempito gli studi di ossessivi ripetitori del mantra del distanziamento sociale come unico metodo di contenimento del morbo. A parte questa rozza imposizione sanitaria, tutta questa elevatissima scienza ha messo a disposizione della popolazione una prescrizione di altissimo livello: lavarsi le mani. A distanza di qualche tempo – dopo profonde ricerche e riflessioni per superare i dubbi iniziali – , si è aggiunto l'obbligo delle mascherine. Il popolo ringrazia e si inchina di fronte a tanta scienza. Non una parola sui metodi per rafforzare il sistema immunitario, tra i quali non rientra certo lo stare chiusi in casa. Tant'è che a un certo punto gli esperti hanno lanciato l'allarme per la diffusione del contagio... tra le mura domestiche! Altrettanto dannosi per il sistema immunitario il clima di terrore emergenziale e la costrizione all'immobilità. Le contraddizioni e le mancanze di questo miserabile approccio si sono poi manifestate drammaticamente negli ospedali e nelle case di riposo, dove il virus ha potuto festeggiare alla grande. Non possiamo soffermarci su questi aspetti che si potranno valutare meglio se e quando l'onda emergenziale sarà rientrata. Ciò che interessa è dove va a parare la grottesca sceneggiata. Tra le più alte figure istituzionali, l'autoproclamatosi "avvocato del popolo" ha dichiarato che la crisi sanitaria sarà risolta solo quando ci sarà "il vaccino" e il... fratello del commissario Montalbano gli ha fatto eco prospettando l'obbligo della vaccinazione anti-influenzale per il Lazio. Questa gente si è inchinata alla cortese richiesta delle Big Pharma di affidare il destino della salute pubblica alla loro vocazione affaristica e ha decretato che ogni soluzione (come l'utilizzo del plasma immune sperimentato con successo dal dott. De Donno o dell'ozono nel sangue dei pazienti), per quanto abbia dimostrato grande efficacia sul campo e sia molto più economica della sperimentazione dei farmaci, deve essere relegata tra i rimedi della nonna.

Non intendiamo qui soffermarci sull'efficacia dei vaccini e sulla loro pericolosità, che pure è oggetto di un dibattito scientifico completamente oscurato dai mass media. Facendo di tutta l'erba un fascio, nei salotti televisivi le teorie scientifiche che avanzano perplessità sui vaccini sono sistematicamente qualificate come no-vax e assimilate a superstizioni di new-age suonati e irresponsabili. Su questi argomenti, lasciamo parlare quei medici e quegli studiosi che non si sono piegati alla logica dell'emergenza sanitaria come occasione per lucrare sulla salute degli esseri umani e degradarli alla condizione di reclusi. Ce ne sono, e alcuni hanno il coraggio di denunciare i crimini dell'industria della salute (sarebbe meglio dire “della malattia”), che in questa occasione ha dimostrato un enorme potere di pressione lobbistica sulla politica e le istituzioni a livello mondiale (7). Fatto si è che questa concentrazione di potere economico, con le sue forti connessioni con i centri del potere politico e istituzionale, sembra esprimere una propria strategia per garantirsi una capacità di intervento più pervasivo e capillare nella società. L'intento di rendere obbligatorie le vaccinazioni, e addirittura di garantire la tracciabilità dell'individuo/paziente per averne costantemente il pieno controllo sanitario, stabilirne le necessità farmacologiche, monitorarne temperatura e, attraverso il monitoraggio delle reazioni fisiche, perfino la condizione emotiva, segna il passaggio dal diritto alla salute all'obbligo della salute (8). La salute si trasforma in un dovere sociale dell'individuo, chi sgarra si trasforma in nemico pubblico da isolare e censurare. A tutti il gendarme sanitario impone assistenza permanente ed erogazione permanente di merce sanitaria. In questo nuovo contesto, l'individuo in origine non deve essere più considerato sano fino a prova contraria: deve essere malato, bisognoso di cure a prescindere.

Allo stesso modo, viene meno il principio, affermato in tempi lontani dalla borghesia rivoluzionaria, che l'uomo è libero alla nascita: oggi nasce già ingabbiato in un potente sistema di condizionamento e controllo che ne indirizza l'esistenza nelle forme e nei modi funzionali al capitale. Anche qui si osserva lo stesso processo di atomizzazione visto nell'organizzazione produttiva smart e nelle relazioni interpersonali "a distanza". La gestione della politica sanitaria da questione sociale, da affrontare in termini di welfare, diviene un rapporto mercantile tra azienda produttrice e consumatore finale, mediato dal sistema generale di controllo. In questa relazione, l'azienda crea il bisogno di salute esattamente come ogni produzione tende a creare bisogni fittizi ben oltre quelli necessari ed essenziali della specie. Creare la malattia è la condizione per perpetuare la cura. Gestire e controllare individui malati è più agevole che gestire e controllare individui sani.

L'immunizzazione della specie attraverso i vaccini è la condizione per creare un ampio ventaglio di malattie – alcune spaventose, altre banali ma spesso croniche – che si manifestano statisticamente nei vaccinati e che sono elencate a caratteri microscopici nei bugiardini delle case farmaceutiche. Sarà un caso che le percentuali più basse di vaccinazioni si registrano tra il personale sanitario, il più esposto ai contagi e il più edotto sui componenti dei vaccini? Sarà un caso che la quasi totalità dei membri di alto livello dell'Oms, quelli che propagandano la assoluta necessità della vaccinazione, non sono vaccinati (sempre “Report”, cit.)? Siamo certi che il "filantropo"  Bill Gates, paladino dei vaccini, sottoponga a vaccinazione sé e i suoi figli, e come lui tutti i supermen mondiali che pretendono di controllare l'esistenza di miliardi di esseri umani? Il vaccino non è roba per lorsignori: è merce destinata alle moltitudini, al grande mercato dove si spaccia la merce-salute, è roba per proletari.

Il terzo anticorpo attivato dal virus/vaccino è dunque quello che crea la dipendenza degli individui dal sistema di erogazione della merce sanitaria, accompagnata da tracciamento e controllo permanente. Un altro passo in direzione del rafforzamento del sistema di gestione totalitaria della società.

Infine, il virus ha indotto un'ulteriore accelerazione del processo di concentrazione del capitale e di polarizzazione sociale. La grande distribuzione attraverso l'e-commerce è stata enormemente avvantaggiata dalla chiusura delle altre attività commerciali, molte delle quali destinate al  fallimento. Ne ha tratto grande giovamento anche la distribuzione che si avvale di sofisticate applicazioni e del personale super-sfruttato e sottopagato dei riders. Più in generale, lo shock pandemico sta distruggendo le aziende di piccole e medie dimensioni non in grado di reggere a un periodo prolungato di stop. Chi potrà salvarsi, in tutti i settori, saranno le imprese di maggiori dimensioni, più capitalizzate e con più facile accesso al credito, che potranno conquistare le quote di mercato liberate dalla distruzione di una miriade di piccoli concorrenti. La struttura di classe della società ne uscirà profondamente mutata: ampi settori della media e piccola borghesia sono destinati a precipitare nella condizione proletaria, mentre al polo opposto aumenterà ulteriormente il peso delle grandi società che operano sul Web, dell'e-commerce, dei grandi gruppi integrati con il sistema finanziario.

Ne traiamo la conclusione che il virus non ha portato la malattia: l'ha solo aggravata; e questa malattia si chiama capitalismo. Nel suo secolare tragitto storico, la borghesia si è fatta portatrice di istanze che volgono progressivamente nel loro contrario: ha affermato il diritto alla proprietà privata e la distrugge con la concentrazione e il monopolio; ha sostenuto la libertà del lavoro e la nega imponendo condizioni sempre più prossime alla schiavitù; ha esaltato le sacre libertà individuali e le nega al punto da limitare la libertà di movimento alla propria abitazione; ha celebrato le prerogative dell'individuo come forza motrice della società e lo costringe entro una gabbia di condizionamenti sempre più stringenti e oggettivi; ha esaltato i diritti di una società libera di contro all'autorità dello Stato e ha costruito lo Stato più potente, oppressivo e pervasivo che la Storia abbia mai conosciuto; si è proclamata fattore di progresso storico in tutti i campi e ora il mondo è minacciato da una crisi ambientale e climatica che potrebbe ricacciare l'umanità nella più buia barbarie. E questo con il supporto di una scienza conformata sugli interessi del capitale, che ha dato in questa crisi sanitaria l'aperta dimostrazione del suo servilismo.

A scanso di equivoci, non saremo certo noi a ergerci in difesa delle prerogative dell'individuo borghese, della proprietà privata e della democrazia, men che meno del "diritto al lavoro", per noi sinonimo di diritto allo sfruttamento. Constatiamo però che nel suo evolversi storico il capitale, nel mentre distrugge le premesse della sua stessa esistenza riducendo al minimo la quantità di lavoro umano necessaria alla produzione, fa strame dei principi su cui è sorto e che ne costituiscono il fondamento. Così procedendo, ha portato a piena maturazione  le condizioni per il suo superamento e ha aperto la via alla società futura che ridarà all'essere umano la sua pienezza restituendogli la dimensione sociale, lo libererà dalla necessità del possesso e delle istituzioni che lo legittimano, lo libererà dal lavoro come necessità e sofferenza. Ma nello stesso tempo, mentre si delineano con sempre più chiarezza i tratti della nuova società entro l'involucro decrepito della vecchia, il capitale si attrezza all'estremo sforzo di sopravvivenza attivando tutte le risorse e le energie su cui esercita il controllo. La potenza della controrivoluzione dà la misura della potenza della rivoluzione.

La metafora del virus/vaccino ci fornisce alcuni elementi per considerare l'ipotesi che il capitale oggi non possa limitarsi ad affrontare le emergenze man mano che si presentano, ma debba forzare i processi, creare le emergenze per poterle fronteggiare nelle condizioni più favorevoli e trarne occasioni per sopravvivere. La sua forza non sta soltanto nel controllo dei flussi di capitale finanziario, ma nel dominio sulla tecnica: tecnica dell'informazione e della gestione dei dati (fondamentale anche nella gestione dei flussi finanziari), in grado di raccoglierli, utilizzarli e distribuirli in ragione delle proprie necessità, e biotecnica, che interviene sulla gestione delle produzioni fondamentali alla vita (agricoltura e allevamento) e direttamente sull'esistenza biologica dell'essere umano. Il Moloch tende a conformare l'uomo, nutrendolo e accudendolo in modalità tali da adattarlo alle sue necessità.

Tutto ciò si manifesta come esibizione di onnipotenza: ma si tratta pur sempre di tentativi da apprendista stregone che espongono il sistema a forti reazioni di rigetto. È una società troppo complessa e interconnessa per essere piegata a piacimento alla volontà di gruppi di potere, per quanto forti, organizzati e dotati di super-tecnologie. La realtà del capitale è tutt'altro che perfetta, è caotica: la rete dell'informazione è disseminata di falle che non sempre possono essere rattoppate con l'etichetta delle fake news, la crisi sociale spinge all'assembramento e alla violazione dello Stato securitario. Più ancora della complessità gli si oppongono le necessità della vita stessa della specie umana nel suo rapporto con la natura. Certo, questa vicenda del coronavirus con annessi e connessi sta svelando un aspetto dell'evoluzione del capitalismo nella sua fase terminale. La questione economica è sempre centrale, ma la battaglia su questo terreno il capitale l'ha già persa. Non essendo questo sistema compatibile con le necessità umane, esso tende ad adeguare le necessità umane alle esigenze del sistema stesso. Ora il compito che si è dato è gestire la crisi permanente con gli strumenti formidabili di cui dispone, senza riguardo per niente e per nessuno. Ma di fronte ha un formidabile nemico, un proletariato le cui schiere escono enormemente accresciute dal disastro economico. Il compito che si impone ai proletari, con urgenza e drammaticità, è organizzarsi in difesa delle condizioni minime di un'esistenza dignitosa e non servile. Su questa base di lotta, essi possono riprendere il cammino, interrotto un secolo fa, verso la società futura, la società di specie. Forse l'ultimo tratto di strada è già iniziato alla fine di maggio: a Minneapolis.

15/6/2020

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

NOTE

1- Cfr. gli articoli “Effetti pratici e visibili della crisi economica in atto”, “Il virus della crisi”, “Manifestazioni virali della crisi”, nel numero 2-3/2020 de “Il programma comunista”.

2- Il sito di Michael Roberts si è occupato della questione Covid-19 da aprile in poi. Propone analisi e dati molto utili (https://thenextrecession.wordpress.com/).

3- Di seguito un links che propone un'intervista a Montagnier del 20 aprile 2020  https://www.youtube.com/watch?v=CZPYEBo3_Qk.

4- Nel link un esempio dei moltissimi interventi di Diego Fusaro, di taglio complottista – non ci si può aspettare molto da un moderno nazionalbolscevico! – ma qualche volta ben riusciti, come in questo caso (https://www.radioradio.it/2020/04/la-dittatura-delle-mascherine-ennesima-prova-diego-fusaro/).

5- https://www.youtube.com/watch?v=qSUOwF8ATSI. Nel link il video dell'ultima lunga intervista a Giulietto Chiesa, giornalista non certo "marxista", ma altrettanto certamente non allineato, e in piena forma. Due giorni dopo l'intervista è morto nel sonno, tant'è che qualcuno si è chiesto se si sia trattato di morte "naturale"... Mah…

6- Sulla differenza tra telelavoro e smart working, https://umanitanova.org/?p=12104. Nel link che segue, la testimonianza di un lavoratore smart al  tempo del coronavirus:

https://www.youtube.com/watch?v=0kp_Bq1CzrA.

7- https://www.youtube.com/watch?v=_YgEd-Kq24U è il link a un video definito “complottista”, ma piuttosto convincente, di una scienziata americana, Judy Micovits, finita in galera per aver fatto rivelazioni sulle ricerche nei laboratori militari. Merita vedere anche la famosa intervista al dottor Shiva sul deep state e il ruolo di personaggi come Fauci, il virologo a capo dello staff anti-Covid dell'amministrazione Trump (https://www.youtube.com/watch?v=RsoG7pZifTw ).

8- Su queste tematiche sollevate dai provvedimenti anti-Covid è intervenuto a più riprese il filosofo Giorgio Agamben. Anche lui non è stato risparmiato dalla canea conformista. Di seguito, alcuni esempi:

https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-una-domanda (14 aprile)

https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-nuove-riflessioni (22 aprile)

https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-biosicurezza (15 maggio)

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