Domenica, 24 Gennaio 2021

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Ecco l'editoriale del nuovo numero del giornale in lingua tedesca

  • Categoria: n. 05-06, ottobre-dicembre 2020
  • Pubblicato: Lunedì, 23 Novembre 2020 22:08

Care lettrici, cari lettori,

finalmente ce l’abbiamo fatta: quello che avete in mano è il nr. 4–2020 di Kommunistisches Programm – Organo del Partito Comunista Internazionale. 

Il nostro ultimo numero, il 3, era apparso nell’ottobre 2019 come edizione speciale dedicata a “Che cos’è il Partito Comunista Internazionale”. La pubblicazione in lingua tedesca di quel testo rappresentava un passo importante per dare diffusione nei paesi di lingua tedesca alle posizioni del comunismo di sinistra, che altro non sono che le posizioni classiche del comunismo rivoluzionario. E occorreva, per prima cosa, ricostruire e impiantare a livello internazionale il Partito Comunista Internazionale che quelle posizioni difende da oltre mezzo secolo, in continuità storica con il movimento comunista.

Con il numero attuale, riprendono le pubblicazioni regolari del nostro giornale, che continuerà a uscire una volta l’anno. Esso contiene alcuni articoli teorici di base dedicati a temi come il modo di produzione capitalistico, lo sviluppo del capitalismo mondiale o, in occasione del trentennale della cosiddetta “riunificazione” tedesca, un articolo sulla controrivoluzione staliniana. Nel nostro lavoro quotidiano, siamo sempre al fianco della nostra classe e delle sue lotte contro gli attacchi di Stato e Capitale alle nostre condizioni di vita e di lavoro, contro le loro guerre interne ed esterne e contro l’ulteriore dispiegamento dell’apparato repressivo. Ci sono dunque anche articoli dedicati alla questione climatica, alle violenza razziste della polizia in USA, ad Amazon, alla questione degli alloggi e naturalmente – di nuovo nell’ambito dell’attualità – alle misure adottate dallo Stato in materia di Covid-19.

“Coronavirus” o “Covid-19” è un tema che non è possibile evitare nel 2020 e probabilmente anche in seguito – un tema che coinvolge anche il nostro lavoro politico, avendo una grande rilevanza sociale con milioni di infetti e i circa 600.000 morti (dato del 20 luglio 2020 da de.statista.com): cifre che corrispondono a quelle dei morti e dei profughi causati in uno solo degli attuali conflitti criminali condotti dalle forze imperialiste, quello in Siria (sempre secondo de.statista.com). Con la grande differenza che questi ultimi – fatta eccezione per le ondate di profughi che causano – non hanno quasi nessuna risonanza nei centri dell’imperialismo. Entrambe le catastrofi sono tuttavia eventi ricorrenti (è certo che ci sarà un nuovo virus, su questo concordano con noi anche gli scienziati borghesi!): entrambi hanno origine nel modo di produzione capitalistico e quindi esiste per entrambi un unico “vaccino” efficace – la lotta di classe fino all’abbattimento del modo di produzione capitalistico e alla costruzione di una società comunista, senza classi e libera dal potere, attraverso la rivoluzione proletaria.

L’epidemia del Croronavirus è figlia del capitalismo, dello sfruttamento sempre più brutale delle risorse naturali del pianeta, dell’agricoltura intensiva, degli allevamenti di massa in condizioni spaventose e con l’impiego massiccio di strumenti chimici e farmacologici, ad esempio gli antibiotici. Il Coronavirus è però soprattutto una conseguenza delle miserabili condizioni di vita e di lavoro dei proletari dell’industria delle carni, che in Germania si riassume nel marchio Tönnies anche se nel frattempo se ne sono aggiunti altri, come Wiesenhof. Lavoratrici e lavoratori, per lo più stranieri, lavorano negli impianti di macellazione 10-12 ore al giorno, al freddo, per salari infimi, stipati in ambienti ristretti, così come stipati vivono nei loro alloggi. Il Coronavirus si propaga di preferenza proprio là dove gli uomini vivono o lavorano ammassati, versano in condizioni fisiche precarie o hanno un’assistenza sanitaria deficitaria: nei centri per rifugiati, ad esempio, o tra i proletari super precari, o tra i neri d’America, tra i profughi “clandestini” o, più in generale, nei paesi in cui, ancora più che in Germania, i sistemi sanitari sono stati smantellati da tagli radicali (nei grandi paesi industriali, come ad es. gli USA, l’Italia, la Spagna). Ecco dunque che né l’insorgenza del virus (passaggio da animale a uomo) né la sua travolgente diffusione sono da attribuire al “puro caso”, come potrebbe credere l’ingenuo consumatore di mass-media mainstream, bensì alle condizioni in cui viviamo e lavoriamo, che portano il nome di Capitalismo.

Eccezion fatta per le misure legittime di contenimento del virus – cui si affianca d’altro lato l’esasperazione delle condizioni lavorative à la Tönnies sopra ricordate – da tutti gli stati del mondo il Coronavirus è primariamente utilizzato per preparare i propri cittadini, attraverso il ricorso alle tecnologie più moderne (droni, localizzazione dei cellulari ecc.), a sempre più rigide misure di controllo e repressione:  divieto di riunioni e di sciopero, di uscire di casa, lasciapassare, liste di contatto, quarantene, chiusura di intere regioni e divieto di contatti… Inoltre, sul piano ideologico, ci si avvale della mobilitazione nazionalistica, della sottomissione del cittadino come individuo e della pratica della denuncia: misure che potrebbero essere praticate altrettanto efficacemente, all’occorrenza, in caso di un nuovo conflitto mondiale o di disordini sociali. Inoltre, con l’occasione si dà sostegno a un’economia profondamente in crisi attraverso programmi d’aiuto fino ad oggi impensabili. E’ il caso, ad esempio, dell’industria automobilistica tedesca che da tempo, ben prima del Corona, aveva pesanti problemi di vendite (un calo della produzione nel 2019 di circa il 10%), con Dudenhöffer,  l’esperto del settore, che già ante Covid pronosticava “un anno nero come la pece”. Anche nella maggior parte dei paesi europei come nel resto del mondo, la recessione era già ampiamente in atto. Su questa situazione troverete ulteriori riflessioni negli articoli “L’uso sociale dell’epidemia” e “E dopo lo stato d’emergenza?”, contenuti in questo numero e comparsi anche sul nostro giornale in lingua italiana “Il programma comunista”.

Tutto ciò naturalmente non incide sul nostro lavoro politico, che prosegue con interventi regolari, articoli, volantini e discussioni con tutti coloro che sono aperti a posizioni rivoluzionarie. Ovunque sarà possibile, organizzeremo ancora incontri pubblici e continueremo il necessario lavoro teorico interno.

Quanti sono interessati al nostro lavoro politico potranno avere maggiori informazioni nell’articolo “Vita di partito”. Chi ha da porre domande sulle nostre posizioni o desidererebbe avere una conoscenza più approfondita del comunismo di sinistra è invitato a mettersi in contatto con noi.

Avvertenze e punti di contatto:

Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, scrivere a: Kommunistisches Programm c/o Rotes Antiquariat Rungestrasse 20 - 10179 Berlin Indirizzo email: kommunistisches-programm@gmx.de
Bologna, al momento è sospesa l’apertura al pubblico
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 21 novembere 2020, dalle 15)

 

Il Programma Comunista

Kommunistisches Programm

The internationalist

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