Venerdì, 27 Maggio 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Morire per Taiwan? Scenario di un prossimo scontro militare Usa-Cina

  • Categoria: n. 01, gennaio-febbraio 2022
  • Pubblicato: Mercoledì, 02 Febbraio 2022 16:49

Al di là degli aspetti militari e delle perenni ostilità che agitano le acque dell’intera regione asiatica, le forze politiche in campo di Stati Uniti e Cina continuano a riproporsi sul fronte di un potenziale confronto militare: si vedano i cosiddetti sorvoli degli aerei cinesi da combattimento e le ripetute incursioni navali nel tratto di mare di 150 km, che separa la Cina continentale da Taiwan. Il contrasto armato, simulato o reale, viene spinto sempre più in direzione della esplicazione della volontà di potenza, che un giorno i due paesi dovranno esibire in quello stretto spazio che unisce e separa l’isola con i suoi 24 milioni di abitanti (36 mila chilometri quadrati di territorio: meno di una volta e mezza la Sicilia).

Il prodotto interno lordo di Taiwan ha superato quello della Svizzera, della Svezia e dell’Arabia Saudita. Se si guarda alla potenza tecnologica, pochi paesi possono competere con Taiwan. La “democrazia cinese”, esistente nelle forme espresse dalla Repubblica Popolare Cinese e dalla Cina Nazionalista dell’isola di Formosa, è un’espressione diretta della forza economica e della potenza militare. L’isola è un capolavoro tecnologico e industriale. Concentra nelle sue aziende e sul suo territorio una porzione estremamente significativa della produzione mondiale di semiconduttori: dal 40% al 65%, a seconda delle categorie di microchip inclusi, e fino all’85%, nei semiconduttori più avanzati, di importanza strategica, per tutte le altre industrie tecnologiche, compresi gli armamenti. I circuiti integrati contengono una straordinaria memoria che permette di pilotare gli aerei, di controllare il ciclo delle macchine utensili delle fabbriche o la sicurezza dei reattori delle centrali nucleari.

La vendita americana di armi è sempre più massiccia, segno che presto o tardi l’area dell’Asia Pacifico o del Sud Est Asiatico sarà attraversata da un conflitto. La probabilità di un’annessione di Taiwan è quindi prossima e non si può escludere che avvenga mediante un attacco militare diretto. Il centro del mondo ha spostato il suo asse ed è lontanissimo dalla vecchia Europa. Se la Settima flotta americana non impedisse l’invasione, la Cina, con l’annessione di Taiwan, diventerebbe la potenza dominante in tutta l’Asia. Le 56 etnie che rappresentano la popolazione cinese, di cui quella Han è maggioritaria (l’80% legge e scrive mandarino come a Pechino), sono sottoposte ad una continua pressione economica e militare.

Di primario interesse strategico e politico, le grandi unità territoriali interne alla Cina, il Tibet (tra India e Cina) che domina una gran parte dell’Asia e lo Xinjiang (tra Tibet e Mongolia), sono strettamente legate alla sovranità e indivisibilità del territorio cinese. Lo stretto di Taiwan ha nei suoi fondali una grossa miccia pronta a esplodere in superficie e in profondità. Uno sbarco anfibio da parte cinese innesterebbe uno scontro, che vedrebbe gli Usa avvantaggiati grazie alle alleanze con Giappone, Filippine, Vietnam e Corea del Sud e al recente accordo militare con l’Australia e il Regno Unito. Dallo stretto prospiciente la costa cinese, dipende il destino marittimo della Cina quando verrà il momento dello scontro militare.  

Lo sviluppo economico di Taiwan, la sedicesima economia mondiale se si considerano le materie prime e la sua fiorente economia, è riuscito a sanare rapidamente le ferite del passato, quelle ferite che da Sun Yat-sen (24 novembre 1894) conducono a Chiang-kai-shek, all’epoca del Kuomintag e del partito nazionalista fondato nel 1912, che governò gran parte della Cina dal 1928 al 1949, anno della fondazione della Repubblica popolare cinese. Pechino mostra, di tanto in tanto, i muscoli alla “provincia ribelle” che pretenderebbe di rappresentare la vera Cina. Con la distruzione della statua di Chiang, lo sviluppo straordinario dell’economia di Taiwan chiude un’epoca, il cui ricordo non affascina più nessuno, mentre il monito degli avvenimenti di Tienanmen è ancora ben vivo.

Da vent’anni Pechino, consapevole dell’importanza di una adeguata potenza marittima, ha cominciato ad adeguare la Marina militare alle proprie necessità. I numeri della spettacolare rincorsa si fanno sempre più importanti e non c’è angolo dell’intera area che non sia di pattugliamento per le navi cinesi, cresciute in numero tale da pareggiare la presenza statunitense.  La zona costiera sia a nord che a sud, ove si trovano le più importanti città (Pechino, Shanghai, Canton, Macao, Hong Kong), va crescendo in ricchezza economica, in tecnologie, in materie prime, in apparati industriali. Gli incontri fra i manager dell’isola e quelli della Cina continentale per le spese in macchinari si integrerebbero perfettamente, sia per le importazioni che per le esportazioni, con investimenti miliardari. La realtà economica garantirebbe, come ad Hong Kong, ai due sistemi produttivi di integrarsi: “quello cosiddetto comunista (!?) e quello capitalista”. Sull’isola, la crescita economica è diventata straordinaria.

Il controllo del Mar cinese orientale e del Mar cinese meridionale con la conquistata sovranità sulle isole Parcels, Spratyls e Senkaku e il dominio marittimo si presenta determinante nell’eventualità di uno scontro militare che avanza rapidamente con la presenza armata americana. Tutte le isole hanno un ruolo molto importante dal punto di vista strategico: appartenendo alle acque territoriali fino a 200 miglia della costa, e rivendicate dalla Cina, rappresentano la sovranità sull’80% del Mar cinese meridionale. Le strutture marittime cinesi, quelle più bisognose di approvvigionamenti, i grandi complessi di raffinazione e le isole trasformate in fortezze militari, le basi americane e le loro stazioni di appoggio, le aree di pattugliamento, ma anche i ponti di sbarco oltre ai giacimenti petroliferi dimostrano la complessità della situazione generale, che preannuncia uno scontro armato.

La geografia è determinante per tutti i protagonisti in gioco. Scrive un noto giornalista, esperto di quest’area:“Chi controlla Taiwan può dettare legge sulle rotte navali est-ovest di vitale importanza per i traffici asiatici” (1). I successori di Chiang, i ribelli fuggiti sull’isola, i nazionalisti cinesi sconfitti, hanno disegnato per “l’altra Cina” una “democrazia pluralista” mentre la protesta scoppiava in Piazza Tiennanmen (1989): ma nulla impedirà che si scarichi sul territorio una potenza di fuoco mai vista… La democrazia non rappresenta la colomba di pace con il suo rametto di ulivo, ma l’innesco catastrofico!

Pechino considera ogni ingerenza straniera un’intromissione nei propri affari interni sia che riguardi le isole, sia che riguardi l’intera area marittima. Non è strano che il 70esimo anniversario della guerra di Corea sia stato aperto dai discorsi di Xi-Jinping, diretti contro la politica estera americana. D’altronde, che cosa contava ricordare di più: Taiwan o la Corea? L’anniversario si è chiuso in forma solenne con i discorsi nazionalistici del Premier, tradotti nello spettacolo delle grandi parate militari che accompagnavano carri armati e missili. Anzitutto, veniva ricordata la “Resistenza all’aggressione americana”, di cui la guerra di Corea fu solo un obiettivo secondario; poi, il ricongiungimento di Taiwan alla madrepatria, che oggi è in realtà il vero obbiettivo. Il medagliere dei morti in guerra si è riempiva così dell’orgoglio nazionale. La parata ricordava un paese semidistrutto, poverissimo e Mao il Grande Timoniere che si batteva contro gli Usa, con lo scopo di riprendersi Taiwan. La Cina di Xi-Jinping ha utilizzato così il 70esimo anniversario per esaltare solennemente l’attuale trasformazione economica interna e il sempre più necessario riarmo militare.

Ancora Rampini: “La geografia è determinante per tutti gli attori in gioco: oggi chi controlla Taiwan può dettare legge su alcune rotte navali est-ovest di vitale importanza per i traffici asiatici […] Taiwan è una provincia della Repubblica popolare, occupata dalle forze secessioniste illegali e diffida i suoi governi, eletti o meno democraticamente dall’interferire con la Cina. Una dichiarazione di indipendenza farebbe scattare un’azione militare contro tutti coloro che intendano riconoscere Taiwan come una nazione indipendente” (2). E Xi-Jinping paragona Taiwan alla Catalogna: “il governo di Madrid ha ignorato il referendum locale e l’assemblea legislativa catalana arrestando diversi politici locali. (3). L’Ue, gli Usa, la comunità internazionale nel loro insieme hanno appoggiato Madrid, la capitale spagnola, e NON Barcellona. Quindi, Xi-Jinping si sente pienamente legittimato a usare qualsiasi metodo per annettersi l’isola, inclusa l’aggressione militare. E’“una questione interna”, ripete, su cui non deve rendere conto a nessuno. D’altronde sia Chiang che Mao hanno sempre sostenuto l’idea che vi fosse una sola Cina, di cui ciascuno si considerava il leader legittimo: “Se la Cina è unica e indivisibile, uno Stato straniero deve scegliere: o riconosce quella che ha sede a Pechino oppure riconosce Taipei” (4).

Se ci si sposta da quest’area, ci si immerge negli immensi territori dell’India, della Polinesia, dell’Australia e del Nord ovest (la Russia). La storia prossima futura riporterà gli attori e i territori del passato al centro degli avvenimenti come già nel secondo conflitto mondiale: il Giappone, il Vietnam, le Filippine e la Corea… e poi l’Indonesia e l’Oceania. La linea di fuoco dal nord al sud farà convergere in quest’area i grandi produttori di petrolio e i suoi più grandi consumatori.

***

Un’ultima considerazione, per il momento. Dal punto di vista demografico, la popolazione cinese, dopo la precedente politica del secondo figlio, ha consentito alle famiglie di averne tre, in risposta al tasso di invecchiamento della popolazione (lo scorso anno la popolazione si è fermata a quota 1,41 miliardi contro 1,4 miliardi del 2019, il più basso tasso di crescita da diversi decenni a questa parte). Per incentivare le nascite, il governo ha ridotto i costi di iscrizione scolastici, ha immesso gli sgravi fiscali per i figli a carico e la casa, tutelando anche i diritti delle donne lavoratrici. Mentre la vecchia Cina continuava a sopportare una condizione miserabile, attualmente la ricerca del benessere caratterizza lo stato sociale di questo lungo periodo, spingendo all’affermazione di un’èlite e di classi medie sempre più ricche. La casa, le attività extrascolastiche, il cibo, i viaggi, sono diventati molto più costosi di un tempo, e nel frattempo il divario con le aree periferiche del territorio è cresciuto in modo straordinario: aree, quest’ultime, in parte poco curate, mentre le città della costa, collegate strettamente al resto del paese, vi si sono integrate. La popolazione cinese si è via via trasformata e ha preso sempre più confidenza con il mare, da cui si riteneva naturalmente esclusa e separata. Con la riforma delle forze armate terrestri, aggiungiamo, è cresciuta la cosiddetta “coscienza marittima”, rivalutando il rapporto con la navigazione, con i viaggi. I fiumi, poi, con lo stretto collegamento che hanno col mare, sono diventati un veicolo, una rete, integrando le reti stradali urbane con le campagne. In questo processo di integrazione, le classi medie residenti sono cresciute rapidamente. E sono cresciute, nel contempo, le esportazioni, puntando sui consumi: il 60% della popolazione si è concentrato nelle città, mentre il 40% è ancora sparso nelle campagne.

Anche in questa “geografia sociale”, su cui bisognerà tornare, noi leggiamo i segnali dell’approssimarsi di un nuovo, devastante conflitto.

 

Note

1. Federico Rampini, Fermare Pechino, Mondadori 2021

2. Idem.

3. Idem.

4. Idem.

Punti di contatto:

Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, ogni ultimo giovedì del mese dalle ore 19, presso il Cafè Comunista, RAUM, Rungestrasse 20, 10179 Berlino.
Bolognac/o Circolo ARCI Guernelli - via Gandusio 6 - 40128 Bologna (Prossime date e orari: 9/10, 27/11, 11/12, 29/1, 26/2, 26/3; dalle 15,30 alle 17,30)
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 19 febbraio 2022, dalle 15.30)
Cagliari, c/o Baracca Rossa, via Principe Amedeo, 33 - 09121 Cagliari (ultimo giovedi del mese, dalle 20)

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