DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

Spesso ci sentiamo rivolgere, con spirito noiosamente polemico, domande come “chi dirige il partito?”, oppure “come si rafforza il partito?”, o ancora “che cosa fate?". A titolo di esempio, riportiamo una risposta.

I comunisti combattono per il raggiungimento degli scopi e interessi immediati della classe operaia, ma nel movimento attuale rappresentano, nello stesso tempo, sostengono, difendono, propugnano,  il suo futuro.

Veniamo subito alla questione più importante e determinante: può rafforzare il Partito Comunista solo chi non sopporta più lo stato di cose presente generato dalle forme economiche, sociali, politiche in cui si è organizzato e si organizza il modo di produzione capitalistico.

Lo odia e intende combatterlo.

I motivi per cui odia e vuole combattere possono derivare da un'oppressione economica, sociale, perfino psicologica.

Rafforza il Partito Comunista chi sottoscrive la dichiarazione di guerra che, con “Il Manifesto del Partito Comunista”, nel 1848 abbiamo tirato in faccia alla borghesia e ai suoi alleati.

Rafforza il Partito Comunista chi sente la necessità di mettere i propri difetti, limiti, capacità, in un lavoro anonimo, collettivo, continuo, perfino oscuro, che ha come scopo il restauro dell'organo-arma con cui e attraverso cui il nostro insieme frantumato, diviso, alienato, di chi per vivere non può far altro che vendere la propria capacità psicofisica di lavorare (la merce forza-lavoro che gli intellettuali nemici chiamano lavoro) [classe in sé] può organizzarsi per unirsi in un unico soggetto politico [classe per sé] e quindi come classe dominante.

Quando senti questo odio e riesci a sentirti parte di un processo storico il cui esito non è stabilito dal “destino” ma dalla realtà di rapporti di forza mutevoli nel corso delle vicende storiche della lotta di classe, non ti arrendi neppure quando sei costretto a constatare una sconfitta.

E' vero, oggi l'impersonale classe borghese gode del frutto della sconfitta di quel moto rivoluzionario che un secolo fa ha fatto tremare le basi del suo dominio e sembra che si sia molto vicini a quell'esito della lotta di classe che può finire con la comune rovina di entrambe le classi in lotta (sempre il “Manifesto” del 1848).

Eppure, proprio perché il pauperismo si sviluppa a livello planetario più rapidamente della popolazione e della ricchezza, la spietata dittatura borghese dimostra che è sempre meno in grado di dominare, anche perché non è capace di garantirci la nostra vita di schiavi, neppure nei limiti della nostra schiavitù.

Per di più, anche solo come classe in sé ci ha ormai disseminato ovunque: i suoi potenziali becchini non abitano più solo in un paio di regioni euroamericane come nel 1848, ma in tutto il mondo.

Comunque, se è drammaticamente vero che il comunismo è materialisticamente necessario ma altrettanto materialisticamente non è obbligatorio (la teleologia è una superstizione che superficiali e interessati “storici” ci affibbiano...) e non è un'utopia, ma il movimento reale che cambia lo stato di cose presente, tu da che parte sei costretto a stare?... Come recitava una oscura canzonetta, “stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o da quella di chi ha costruito i supermercati rubando?”.

Noi, per rafforzare i Partito Comunista, cioè per preparare la nostra classe a quel processo rivoluzionario cui sarà costretta, per indirizzarla in quel processo rivoluzionario ad abbattere lo Stato e tutte le istituzioni che la imprigionano e la dominano, per dirigerla in quel processo rivoluzionario che costituirà la sua dittatura, fase di transito per arrivare al modo di produzione in cui non solo sarà (come nel capitalismo) socializzata la produzione della ricchezza ma la sua ripartizione, la sua distribuzione e financo il suo consumo, continuiamo il nostro combattimento.

Non abbiamo espedienti da inventare o scorciatoie da indicare: contro venti e maree, a fianco e nelle lotte della nostra classe, si procede al restauro dell'unità operativa di organizzazione, tattica, programma, principi, teoria.

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