Chi si desse la pena di leggere gli articoli che questo giornale dedicò nei mesi scorsi alla “perla del dominio coloniale belga” (vedi soprattutto i numeri 16, 17 e 18 di quest’anno), non si stupirebbe né che il Congo sedicentemente pacificato dopo i torbidi del gennaio e le promesse elettorali della metropoli si riveli al contrario una polveriera sempre pronta ad esplodere, né che su questa realtà “scandalosa” regni, dovunque, una patetica congiura del silenzio. Era Léopoldville in gennaio, è Stanleyville adesso; si parlò dell’Abako allora, si parla dell’MNC al giorno d’oggi: chi avrà dunque la faccia di sostenere che i moti sono circoscritti all’area di una città in frenetico sviluppo, o scatenati da un solo partito indigeno nell’apatia generale delle masse?
Stanleyville non è più, come Léopoldville, al centro della zona vicina all’oceano direttamente controllata dagli amministratori belgi: è nell’alto corso del fiume Congo. Ciò significa che il moto dilaga in tutto il Paese. Il leader dell’MNC, il cui minacciato arresto provocò i disordini, aveva risposto al decreto belga sulle prossime elezioni municipali col boicottaggio delle stesse, la richiesta del “divorzio” della colonia dalla metropoli, e l’inizio di una campagna di disobbedienza civile. Ciò significa che il moto si estremizza.
Avevamo previsto che il moto si sarebbe non solo approfondito ma generalizzato: e così è avvenuto. Avevamo osservato come i programmi ufficiali dei partiti tendessero ad essere scavalcati dal radicalizzarsi delle masse: gli episodi recenti ne hanno fornito la riprova. Dalle città l’incendio si estende ora alle campagne, investe le tribù arretrate, avvicina i partiti già divisi da secolari contrasti. E il Belgio non ha né un De Gaulle, né – a sostegno di questi – un Krusciov. Ha dei poliziotti: non bastarono nella ben più controllabile Algeria, si può credere che basteranno nel Congo? Ha prigioni: ma le carceri algerine hanno un secolo di storia, e la lotta nel Maghreb non conosce tregua; può fare eccezione il gigantesco impero di Leopoldo II e Baldovino?
No certo. Sia onore ancora una volta ai morti di Stanleyville, soli con le loro zagaglie contro i fucili ultimo modello della civiltà capitalista!
N. B. – Avevamo appena scritto questa nota quando è giunta notizia dei sanguinosi “scontri fra tribù negre” avvenuti nel Ruanda Urundi, territorio in amministrazione fiduciaria belga, ad est del Congo. In realtà, si tratta di un episodio violento di rivolta delle tribù più decise a ottenere l’indipendenza contro le tribù asservite alla potenza europea che “amministra”, cioè sfrutta, la regione, ricca soprattutto di fertili terre e vasti pascoli. Ciò è tanto vero che il governo di Bruxelles, allarmatissimo, ha subito dichiarato che concederà l’autonomia al Ruanda Urundi, naturalmente in futuro e sotto un re gradito ai padroni metropolitani.
La coesistenza pacifica, evidentemente, piace a Krusciov non ai popoli sfruttati dall’imperialismo!