Per il marxismo, i “proletari” sono dei “senza riserve”: due espressioni meno usate e meno capite, ma ben più precise e preziose del “Lavoratrici, lavoratori!” proclamato qualche tempo fa dalla trotzkista (e operaista) Arlette Laguiller. “Senza riserve “: questo significa senza un salario decente che permetta di vivere del proprio lavoro, senza un tetto e naturalmente senza patria. I proletari migranti che hanno lasciato il loro Paese, e magari un loro campicello, una casa, una famiglia, per fuggire all’estero, attraversando Paesi di cui non conoscevano le lingue, e poi deserti, mari, montagne, oceani, oppressi e derubati dai passatori, minacciati dalla reazione… dopo il loro arrivo in Francia, hanno occupato alloggi precari – se si possono chiamare “alloggi” dei rifugi improvvisati che in origine erano parchi (Belleville), locali cripto-industriali (Maison des Métallos – la Casa dei Metalmeccanici), chiese (Saint Bernard) e, in ultimo, un teatro (Gaîté Lyrique), sempre scacciati dall’uno all’altro, ma almeno godendo di raggrupparvisi coi loro fratelli di classe e tentando di organizzarsi e di rimanere insieme il più a lungo possibile.
Oggi l’ultimo e più famoso di questi rifugi, vero simbolo ed esempio per tutti i proletari – il teatro dellla “Gaîté Lyrique” di rue Papin (3° arrondissement) –, è stato sgombrato con violenza dalla polizia agli ordini della Questura, con la complicità ipocrita del Comune “di sinistra”, e i proletari che lo occupavano sono stati dispersi ai quattro angoli del Paese. Non era la loro prima espulsione, e comunque il Capitale cerca sempre di riprendersi ciò che i lavoratori hanno conquistato con la lotta: sarà così fin quando esisterà il Capitalismo. Perciò, attraverso il presente – le lotte parziali, “immediate”, per la casa o per il pane, sulla durata o sulla gravosità del lavoro, e per quelli che alcuni chiamano “diritti” (pensione, scuola pubblica, ecc.), il partito di classe prepara la rivoluzione a venire e la propria dittatura, che sole potranno finirla con lo sfruttamento, e infine con le classi.
Se la borghesia democratica o fascista suole usare le armi della violenza o della menzogna per dividere e intimidire i lavoratori, il marxismo ammonisce che “il principale risultato delle loro lotte è l’unione crescente dei lavoratori”, un’unione opposta alla pratica codista del “male minore” seguita dagli individui e gruppi piccolo-borghesi che vorrebbero accodarli ai partiti e alle direzioni sindacali opportuniste, e in fin dei conti borghesi, per una lotta e una... rivoluzione “più facili”, “più miti”. Noi diciamo: “Solidarietà di classe!”, e loro dicono: “Appelliamoci a tutte le forze di sinistra!”, e questo sbocca naturalmente nelle elezioni, per installare un “governo migliore”. Lungi dal disinteressarsi con indifferenza della lotta per la casa perché, come tutte le lotte parziali e “ immediate”, essa non risolve nulla definitivamente, il nostro piccolo Partito ha partecipato con passione a tutte le lotte per la “casa”, nei momenti positivi come nelle difficoltà e nei rinculi, sempre proponendo metodi che mirino ad allargarle e rinforzarle: appelli alla solidarietà da parte degli inquilini dei foyers (alloggi collettivi) di lavoratori immigrati, in mancanza per il momento di scioperi a causa dello scarso impianto di questi lavoratori nelle fabbriche, assemblee generali e manifestazioni – ma non i cortei bene educati e fiacchi, ai quali ci hanno abituati i sindacati di collaborazione di classe, ma manifestazioni e assemblee vivaci come quelle di quest’anno alla Gaîté Lyrique, in cui abbiamo scandito con gli altri, e poi commentato nei nostri volantini e articoli, le parole d’ordine che si appellavano all’unione di tutti i proletari : “Che cosa vogliamo? Un tetto! Per chi? Per tutti!”. E, con alcuni, aggiungevamo una parola d’ordine più radicale e più precisa: “Requisizione delle case vuote!”.
La lotta delle classi è lunga e sfida tutte le ricerche di vie più facili e più brevi. Gli espulsi della Gaîté Lyrique credevano dapprima di facilitare l’azione reclamando di essere rialloggiati a Parigi o nella sua periferia immediata, perché sarebbe stato più facile riunircisi e organizzarcisi. Certo, Parigi possiede una grande tradizione di lotte operaie e popolari: non è un caso se c’è stata la “Comune di Parigi”! Ma Lione ha avuto i suoi canuts (i tessitori di seta, protagonisti delle rivolte del 1831, 1834, 1848) e, più recentemente, i ronds-points (le rotonde sulle strade provinciali) hanno avuto i loro Giubbotti Gialli (anche se meno classisti): niente dice che la Provincia non si metterà anch’essa in moto, spinta dalla crisi capitalistica, e anche dal fermento costituito dall’innesco di settori di proletariato provenienti da Parigi. Nella lotta delle classi, niente è fisso e stabile: il proletariato è sempre più numeroso, nella lotta cambia caratteri e consapevolezza. Proprio di recente, piccole e piccolissime città provinciali hanno colpito gli osservatori per il loro ingresso nel “cortile dei grandi” della lotta proletaria. Perciò, la presenza e l’azione del partito di classe non devono essere trascurate, e possono svolgere una certa parte. Resteremo forse ancora tanto tempo minoritari, a causa dell’influsso nella classe operaia del veleno democratico e nazionalista; ma, come gridano oramai unanimamente tutte le manifestazioni, riprendendo lo slogan dei Gilets Jaunes, “On est là! Siamo qua!”. E così, mentre gli opportunisti di ogni risma cercano di interromperci e di impedirci di parlare, alla Gaîté Lyrique come altrove, un buon gruppetto di proletari ha sembrato apprezzare il nostro lavoro, al punto di chiedere ripetutamente di aiutarci a distribuire i nostri volantini di partito sui “senza tetto”, affermando di essere “d’accordo con tutto”! Anche loro probabilmente minoritari, ma comunque, più tardi, forse ricorderanno qualcosa della nostra azione e della nostra parola.
Spetta dunque a noi lavorare correttamente per preparare le “condizioni soggettive”, con pazienza, poiché “nulla urge”. La nostra amica, la Vecchia Talpa, non interrompe il suo lavoro, se la terra è troppo dura: non è certo Babbo Natale, ma, che il suo lavoro sia difficile o no, lungo o no, scava, scava... E chi lo sa se la nostra azione alla Gaîté Lyrique o (perché no?) nelle organizzazioni specializzate come il DAL (Droit au Logement), pur fra tante difficoltà, o anche nei Comités de Soutien, a dominante piccolo-borghese con pretese intellettualoidi, che parlano molto perché “sanno parlare” e che si sono in maggioranza opposti a noi e dove dominano, dopo ottant’anni di controrivoluzione internazionale, democratismo e nazionalismo, non recherà un giorno dei frutti in termini di influsso del partito e preparazione rivoluzionaria?
Parigi, 8 aprile 2025