Martedì, 16 Agosto 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


La questione francese davanti all’Esecutivo allargato. Il discorso Bordiga il Comunista, 20 giugno 1922

Mosca, 17 [giugno]

L’Esecutivo allargato ha continuato la discussione sulla questione francese.

Prende la parola il compagno Bordiga. Egli si ferma principalmente sulla questione dei rapporti fra i sindacati e il partito. Riconosce le difficoltà e la necessità di adoperare certi adattamenti, ma bisogna fare qualche cosa perché il partito vada alle masse e svolga un’azione politica in favore delle rivendicazioni operaie.

La disciplina comunista è insufficiente. Il partito non doveva permettere a Trotti di contrapporsi, a Roma, alla tesi comunista. Bordiga accetta tutte le proposte di Trotsky, eccetto quella che riguarda il Governo operaio. Il partito, senza inquadramento sindacale, non può pensare al fronte unico sotto la forma di Governo operaio.

Segue Rappaport, il quale discute la relazione di Frossard e di Suvarin e il discorso Trotsky.

Egli trova che Trotsky dà troppa importanza agli articoli e dice che il Journal du Peuple è il rifugio di tutti vagabondi del pensiero. Rappaport attribuisce allo spirito piccolo-borghese francese la mentalità particolare del partito, di cui bisogna comprendere il forte sentimento di autonomia nell’Internazionale.

Rappaport dichiara di aver difeso il fronte unico. Egli attribuisce le attuali difficoltà alle condizioni di adesione all’Internazionale che mantennero alla testa del partito dei membri dell’antica ricostruzione.

Anche Clara Zetkin, che prende in seguito la parola, discute la relazione presentata da Frossard.

Essa espone la situazione francese e le difficoltà incontrate dal Partito nell’ambiente sociale poco favorevole allo sviluppo del comunismo. Per raggiungere dei buoni risultati occorre che il Partito abbia più energia che audacia.

Sulla questione del fronte unico Clara Zetkin comprende le difficoltà che si sono prospettate, ma il Partito essa dice – avrebbe dovuto agire con maggiore energia, più di quanto non sia difficile della sua situazione.

3 Nella seduta dell’11 giugno della stessa commissione, “Bordiga vota per l’insieme delle mozioni presentate dalla Commissione con la riserva che, date le difficoltà in cui oggi si trova il partito francese, non è consigliabile il lancio in Francia della parola d’ordine del governo operaio e del blocco operaio” (ibid. p. 130-131).

Invece di esporre chiaramente la tattica del fronte unico, la si è posta sotto una falsa luce.

Anche noi vogliamo il fronte unico senza i capi, ma non si fa quello che si vuole. Per conquistare le masse bisogna impiegare tutti i mezzi. La sinistra ha torto di dare troppa importanza alla questione dell’organizzazione. L’influenza del Partito deve essere il risultato di una lotta politica.

Ha la parola Trotsky. L’essenziale, egli dice, non è di vedere ciò che esiste, ma ciò che bisogna fare per cambiare la situazione. Noi potremo avere in Francia il miglior partito del mondo se si sapranno utilizzare le condizioni favorevoli. Il Partito dovrebbe avere un maggior numero di operai alla sua testa e nei Consigli municipali. L’operaio diffida dei politicanti di professione, dei giornalisti, degli avvocati, ma ha fiducia nei suoi pari. Bisogna portare gli operai ai posti di direzione come avviene nei sindacati. Gli operai non sono contrari all’avvicinamento del Partito ai sindacati, sono i burocrati che non vogliono concorrenti.

Parlando della Federazione della Senna, Trotsky dichiara che bisogna occuparsi di essa perché da Parigi dipende la rivoluzione, che non si farà senza la capitale.

L’oratore conclude dicendo che egli ha considerato tutte le questioni, non come il medico che parla a voce bassa davanti al moribondo, ma come rappresentante della organizzazione internazionale.

 

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