Martedì, 16 Agosto 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Riunione del 15/11/1922 della Delegazione italiana e della Commissione per la questione italiana (dal verbale) (Lo Stato operaio, n. 7, 13/3/1924)

 

Gramsci. La Commissione deve persuadersi che vi sono più elementi da considerarsi per il problema della fusione di quanti non si siano considerati finora. La frazione di Imola già aveva considerato la formazione del PSI. Il PSI non è mai stato un partito operaio, ma una confusione di elementi operai e contadini. Prima di Livorno i contadini erano il 60% e il 40% gli operai. I capi del PS erano sotto l’influenza della maggioranza dei contadini; la loro mentalità è sempre rimasta la stessa ed è apparsa tale anche nel problema delle elezioni amministrative a Milano. Anche Serrati ha confermato che il PSI è composto di contadini: questo fatto ha pesato su tutta l’attività del PSI. Durante la guerra, dopo la rivoluzione russa di febbraio, Serrati ha detto che questa era una rivoluzione di contadini; non credeva che fosse opera degli operai. Dopo la disfatta di Caporetto migliaia di soldati erano tornati alle case loro.

Ebbe allora luogo a Firenze una riunione di massimalisti. Bordiga pose ivi il problema della conquista del potere. Serrati non ne volle sapere: in una mozione si limitò ad affermare che la rottura del fronte italiano non doveva modificare la tattica del Partito, cioè quella parlamentare della opposizione ai crediti di guerra. Dopo la guerra fu la stessa cosa; mai si volle accettare una parola d’ordine di carattere operaio, mai si è detto agli operai cosa dovevano fare. Al 20 febbraio 1920, in una conferenza privata, ebbe luogo un battibecco Serrati – Terracini. Il primo pose la partecipazione dei riformisti al potere come sola via di uscita dalla situazione. Dopo lo sciopero piemontese dell’aprile, Serrati disse che lo sciopero era scoppiato perché un compagno russo aveva dato per ciò dei soldi. Nella campagna ultima per le elezioni amministrative di Milano i comunisti hanno posto come base programmatica la formazione di una milizia cittadina per la difesa delle sedi proletarie. L’Avanti!, anche dopo la scissione dei riformisti, disse che questa proposta era una sciocchezza.

Il PCI crede che mentre in Italia vi è una situazione criticissima non si può pensare a fondere due partiti di cui uno ha una preparazione illegale e l’altro non l’ha affatto. Una simile operazione è possibile in un momento di ristagno, non ora.

Nell’altra seduta il compagno Tasca ha tracciato un piano preciso e dettagliato di come dovrebbe avvenire la fusione; ma noi ora non sappiamo se il PSI non sia composto che dai quattro socialisti che qui lo rappresentano. Fondere i due partiti è come voler fare sposare Gianduia con la figlia del Re del Perù, che non ha re e quindi non ha figlia di re.

Quando la commissione domanderà ai massimalisti quali siano le loro forze attualmente in Italia questi non potranno dare alcuna spiegazione. La loro situazione è criticissima, dopo una scissione e con l’avvento del fascismo. In Italia la massa crede che avrà luogo una fusione, ma non si sa in quali limiti questa fusione avverrà. Ora la situazione è molto più complicata. Io credo che la soluzione proposta da Bordiga sia la più sicura e la più accessibile; cioè adesione individuale dei massimalisti al PCI.

Zinoviev. La soluzione del PCI è insostenibile: di questo passo andremo verso l’annientamento. Gramsci ci conta gli errori di Serrati che noi tutti conosciamo. Qui non si tratta di questo; fra noi vi sono anche Smeral e Cachin. Serrati ha fatto molti errori, bisogna vedere che cosa farà, non quello che ha fatto. Che il PSI abbia grandi masse contadine è segno di forza, perché in Italia la rivoluzione non si farà senza i contadini. Fra il PCI e l’Internazionale vi è una differenza di vedute tattiche, così sulla questione in parola come sul fronte unico. Se il PCI non cambierà tattica, perirà in questo periodo. L’affermazione di Gramsci che il PSI è rappresentato solo dai suoi delegati è uno scherzo. Noi sappiamo che l’Avanti! ha vissuto finora con le sole forze operaie mentre i nostri giornali non possono vivere senza l’appoggio dell’Internazionale. Dopo la penultima distruzione dell’Avanti! i socialisti riuscirono a raccogliere ben 200mila lire. Il PSI non si può considerare in una posizione statica.

Anche del PCI non si saprà cosa avverrà in questo momento. Il PC russo stesso ha dovuto passare dei gravi momenti. Noi potremmo avere delle garanzie sul PCI quando le masse socialiste vi siano entrate.

Noi siamo per la centralizzazione, ma non come avviene in Italia in cui il pensiero è soffocato. Noi chiediamo la espulsione di Vella. Tra Internazionale e PCI vi sono dissensi sul programma del partito che nella parte teorica è antimarxista. In Italia abbiamo un buon partito a cui mancano però dei buoni elementi operai. Noi siamo per la fusione anche perché dopo la scissione socialista la situazione è cambiata. Vorremmo sapere se tutto il partito comunista è contro la tattica del Comintern. Bordiga pare che interpreti la nostra tattica come un continuo mercanteggiare.

Bordiga. Gramsci sa che non si tratta di fare la lista degli errori di Serrati. Egli ha voluto dire che ciò che Serrati ha fatto lo farà sempre. In ciò che concerne la politica del PCI, noi diciamo che non siamo contro alla tattica né al programma dell’Internazionale; ma solo non condividiamo qualche parte del lavoro in generale. In ciò che concerne la potenzialità economica del PCI e del PSI diciamo che non è vero che i giornali comunisti non possono vivere senza l’aiuto dell’Internazionale.

Ciò avviene per accettare il piano dell’IC. L’Avanti! non ha vita economica autonoma. Sono i contributi dei riformisti che gli permettono di vivere. Noi siamo un partito povero. I socialisti mantengono l’Avanti! perché la Società Editrice aveva accumulato dei capitali e perché essi si sono impadroniti di tutto il patrimonio dell’antico partito socialista. Si deve pur ricordare che i socialisti hanno ultimamente abolita tutta la loro stampa quotidiana per dare un più largo respiro al solo Avanti! In ciò che concerne i rapporti tra Centrale e Federazioni questi sono coerenti. La Centrale alla delegazione al Congresso ha dato un mandato di fiducia su alcune questioni, e un mandato imperativo su altre per la maggioranza. La modifica della costituzione del nostro Partito è solo possibile dopo la convocazione del Congresso nazionale.

L’articolo di Terracini inerente alla tattica sindacale ed ai fascisti tendeva solo ad informare l’estero e non si può su di esso giudicare l’attitudine nostra. Io non escludo che si siano commessi degli errori, ma se l’Internazionale crede di correggere i nostri errori di sinistra con la fusione di elementi di destra io l’avverto che coi massimalisti porterà tutti gli errori alla più alta espressione.

Tasca. Il fatto rilevato da Gramsci dell’esistenza di contadini nel PSI ha molta importanza. I contadini hanno in buona parte una mentalità che si presta ad un lavoro rivoluzionario. Il successo che il PSI ha ottenuto fra loro dipende dalla sua attitudine durante la guerra. Ma questo successo non ha significato per il PSI il modo per formare una coscienza ed una esperienza rivoluzionaria.

La scissione di Livorno è stata una scissione interna che non ha avuto riflessi nelle masse. Il PCI dopo Livorno aveva due vie: battere sul Partito socialista, oppure considerare la scissione come cosa imperfetta che occorreva correggere. Venne seguita la prima: questo fu l’errore. Presso le masse il motivo della scissione di Livorno non è stato compreso. Il patto di pacificazione tra socialisti e fascisti non ha potuto dare al PCI argomenti di propaganda contro il PSI che avessero rispondenza nelle masse, perché queste non hanno potuto distinguere tra socialisti e comunisti che erano colpiti dalla stessa violenza. Si è arrivati al Congresso di Roma e le masse non sono state poste in condizione di formarsi una perfetta nozione della scissione. Io parto dal punto di vista delle masse. E sono convinto che se Serrati avesse potuto trovare un compromesso con i riformisti, egli non sarebbe venuto a noi. Il Partito non è preparato alla fusione perché il problema del fronte unico non è entrato nella coscienza collettiva dei suoi membri, soprattutto perché il PC si era formato da poco quando si è posto il problema del fronte unico. La tattica del fronte unico doveva puntare sulle divergenze che erano nel PSI. Con ciò a Torino noi siamo riusciti ad immobilizzare i socialisti nel lavoro sindacale e a fare scoppiare i contrasti sulle divergenze del PSI.

Gli operai hanno così compreso la loro falsa posizione nel PSI. Il PSI dopo Livorno ha subito un periodo di diseducazione; è un elemento contro la fusione. Volere l’adesione individuale è come dire non volere la fusione. Dopo il Congresso di Milano vi fu un appello del PCI per facilitare l’adesione degli elementi operai del PSI al PCI, ma questo appello non ha dato alcun risultato. Io non so se il piano proposto per la fusione sia perfetto; al caso si può modificare. La situazione si va stabilendo, il che può fortificare il PSI specie se esso si può cingere del prestigio dell’Internazionale. Urge perciò fare presto per non rendere i massimalisti esigenti.

Gramsci. Ciò che ho detto sui contadini è importante. La mentalità di Serrati è quella dei sindacalisti portata nel campo politico. Per Serrati la rivoluzione è un problema sindacale. Questa è la sola concezione politica di Serrati, perciò ha fatto la scissione con i riformisti. Se la mentalità dei contadini predomina non si può fare la rivoluzione. Il PCI dopo la fusione diventa il PSI prima di Livorno. Non è vero che dopo Livorno le masse non abbiano avuto coscienza della scissione. Serrati ha detto che solo nelle città si è verificata la scissione.

Non è vero che il PSI abbia grandi masse con lui. Il PSI era rappresentante di larghe masse perché era passivo. Ora non vi è più la situazione come nel 1921 e ‘22 per cui la sua influenza è di molto ridotta. Ora però il problema è un problema di organizzazione di forze.

Prima della Conferenza di Berlino Serrati faceva propaganda contro di noi dipingendoci come avversari del fronte unico. Dopo il Congresso di Milano molti operai socialisti sono venuti a noi. A Novara circa 3000 nonostante che ivi la frazione Maffi avesse buone radici.

A noi importa dare una convinzione precisa della situazione italiana. In Italia non si è mai avuta una educazione politica; vi è una confusione di idee che è spaventosa. Senza la forza del Partito Comunista che batte contro il materasso della confusione politica non si riesce a condurre a termine nessuna opera di educazione. Io credo che non si possa escludere che un partito rivoluzionario faccia un patto di pacificazione con i suoi nemici. La questione sta nella scelta del momento opportuno. Il patto di pacificazione tra socialisti e fascisti fu un crimine perché quando venne stipulato vi era nella massa operaia una spinta rivoluzionaria (costituzione degli Arditi del Popolo ecc.).

Per l’Internazionale è un gran successo il ritorno al suo seno del PSI. Ma il problema del movimento operaio italiano consiste nel fare sì che la rivoluzione italiana non sia un fenomeno massimalista come nel 1919-1920.

La fusione che si prepara ci preoccupa perché non risolve nel senso voluto questo problema.

Arcuno. Vi sono due osservazioni fondamentali da farsi. Zinoviev ha detto che anche il PC russo è stato quasi distrutto in momenti di reazione. Noi intendiamo scartare i fattori che facilitano questa eventualità. Serrati è venuto all’Internazionale perché i riformisti si sono separati da lui e perché ha avuto la certezza che in Italia un Partito indipendente è impossibile. In Italia un’organizzazione massimalista oggi non esiste ma solo una influenza, e su elementi non rivoluzionari. Le masse contadine che seguivano il PSI sono state disperse dal fascismo; queste masse ora non possono che venire a noi. Solo il PCI è il Partito della classe operaia.

Buona parte dei voti massimalisti provengono dall’Italia del Sud dove non esiste fascismo. Sarebbe facile dimostrare che i massimalisti appartengono a quella categoria di politicanti definiti da Trotsky come gli sportmen della politica. Più in basso vi è uno strato di simpatizzanti che sul terreno della lotta di classe sono sempre in seconda e terza linea e che si appagano di seguire per passatempo le lotte politiche. Fra i massimalisti vi erano degli operai rivoluzionari che sono già passati a noi o appartengono al gruppo Maffi nel quale però vi sono pure molti rifiuti. Il gruppo Maffi sarebbe già pure venuto a noi se l’Internazionale avesse tenuto un’altra politica.

La fusione coi massimalisti porta ad una diminuzione della capacità di azione del PCI. In mezzo a questo vi era la convinzione di non poter lavorare coi massimalisti. Alcune squadre comuniste hanno preferito bastonare i massimalisti più che i fascisti. Massimalisti in molti luoghi hanno denunciato i comunisti alla polizia. Noi prevediamo che se la fusione avviene abbandoneranno le nostre file.

Trotzky. Chiede quali sono i mandati dati alla delegazione, cioè se ogni delegato è libero di votare secondo il proprio pensiero. Chiede spiegazioni sul voto dato dalla delegazione italiana al Congresso sul rapporto di Zinoviev. Interpreta questo fatto come il massimo di divergenza fra PCI e l’Internazionale comunista. Più in là vi è la rottura. Egli dice che Gramsci vuole un privilegio di intransigenza per l’Italia. Sulla questione del Fronte unico voi avete fatto blocco con la Francia e con la Spagna.

Gli altri hanno già riconosciuto il loro torto, voi no. Gli argomenti che voi portate contro la fusione non ci convincono. Dopo la scissione nel PSI si è verificato un cambiamento di psicologia. Voi guardate il PCI come cosa a sé. Voi ripetete in ogni questione lo stesso errore. Fra indipendenti tedeschi e massimalisti italiani vi è differenza. Quelli si allontanavano dall’Internazionale, questi tendono ad avvicinarsi.

Io sono sicuro che tra i massimalisti vi sono elementi contrari all’Internazionale e di cui bisognerà sbarazzarsi. Ma col sistema dell’adesione individuale a ciò non si riuscirà. I migliori elementi sono attaccati al loro partito e non lo abbandonano facilmente. L’adesione individuale porterebbe a noi solo i rifiuti. Noi vi proponiamo di accettare l’adesione collettiva prima, dopo farete la selezione individuale. I fascisti hanno schiacciato le due organizzazioni. Se voi non avrete le simpatie delle grandi masse, voi non potrete agire illegalmente. Se voi volete restringere la vostra base, rimarrete senza base e sarete considerati come una setta.

Bombacci. È ozioso prolungare la discussione. La fusione è inevitabile: essa si inquadra nella tattica dell’Internazionale. la crisi del PSI non è stata lineare per il dissenso tra l’Internazionale e il PCI. L’Internazionale ha lasciato apparire che la scissione di Livorno non era definitiva (al Congresso di Milano specialmente) per cui nelle masse si è formata la convinzione di poter tornare all’Internazionale. Il nostro dissenso fra PCI e l’Internazionale ha giovato ai Serratiani. La simpatia della massa italiana è per l’Internazionale. Se noi agitavamo il Fronte unico potevamo avvicinare le masse e portarle nella nostra orbita. Non avere fatto questo ci ha portato alla critica situazione attuale. Ormai io credo che si debba trattare solo del come si deve organizzare in Italia la fusione.

Peluso. La Centrale aveva deciso di presentare al Congresso una mozione contro la Fusione. Su altre questioni la Centrale ha lasciato mandato di fiducia.

Bucharin. Fa una questione intorno ai mandati imperativi. Al Congresso, dice, mi sono dichiarato contrario alla centralizzazione federativa. Bordiga ha allora protestato. Nella questione dei mandati imperativi riappare di nuovo il principio federalista. Se tutti i delegati hanno mandato imperativo il Congresso diventa inutile.

Pare che i compagni abbiano paura di Serrati o loro ripugni di lavorare con lui. Noi ricordiamo loro che nel PC russo abbiamo ora elementi contro cui abbiamo combattuto con le armi alla mano. Quello che oggi importa e che ci deve preoccupare è la situazione in Italia ove domina il fascismo che è un forte partito del capitale che sa usufruire dei metodi violenti di azione e tende ad appoggiarsi su un bolscevismo nazionale. Di fronte a ciò i nostri compagni comunisti propongono una tattica di isolamento dalla massa operaia. Nel PSI vi sono dei buoni operai e dei buoni contadini, nessuno lo potrà negare. Ma non è vero che nel PSI vi siano solo i contadini.

Può il PCI ora digerire gli elementi massimalisti? Certo che sì: sotto la pressione della reazione li aiuterà ad inquadrarsi. Vi è il pericolo della politica furbesca dei capi del PSI. Con dei buoni elementi si prende anche molta zavorra: tutto sta a sapere mettere i capi in posizione da non poter nuocere. Serrati è una volpe furba ma i nostri compagni non saranno tanto ingenui da lasciarsi sopraffare.

Zetkin. Quello che ho sentito qui sulla questione dei mandati imperativi è una cosa molto strana. È questa una questione importante per tutta la Internazionale e finora non ho sentito nessuna spiegazione sufficiente. Si sente sempre dire che l’Internazionale fa bene solo quando fa la nostra volontà. Noi avremo una vera centralizzazione quando tutte le Sezioni le si sottometteranno veramente. Ritengo la situazione italiana molto pericolosa; anche in altri paesi si tenta di rompere la disciplina internazionale. La situazione italiana richiede ora la unione di tutte le masse proletarie e il PC dovrebbe estendere su di esse la sua influenza ideologica e organizzativa. Non bisogna ingannarsi. Se il PSI dovesse rimanere indipendente non perderebbe gran che dei suoi effettivi.

Il PC deve mostrare tutta la sua capacità politica nell’assimilare gli elementi massimalisti e farne dei buoni lottatori. Muove inoltre alcune osservazioni a quanto ha detto il compagno Gramsci.

Bordiga. Non discuto la questione dei mandati imperativi in generale. Noi crediamo che le Centrali abbiano diritto di prendere alcune misure contro possibili deviazioni.

Trotzky ha detto che vi è un gruppo nel PSI che viene verso di noi. Noi diciamo che Serrati va a destra. Il gruppo massimalista che a Roma ha fatto la scissione è più a destra di quello che a Livorno l’ha rifiutata. Dopo lo sciopero di agosto noi avevamo il mezzo di rompere il “patriottismo” di organizzazione dei socialisti. Ma l’Internazionale ce lo ha impedito e ha fatto nascere della fiducia nei socialisti. Sono d’accordo che occorre avere la fiducia della massa; i socialisti stessi hanno fiducia in noi, non nel PSI. Per discutere la questione italiana bisogna porsi nella situazione italiana. Noi non accettiamo, “come ha minacciato Radek”, che la questione della fusione sia rimessa agli operai italiani; gli operai italiani faranno ciò che vorrà l’Internazionale. Ma tutto il lavoro e la esperienza di questi anni ci portano ad escludere come buona la soluzione dell’Internazionale.

Kabaciev. L’attitudine della Centrale italiana non è qualcosa di isolato, essa dipende da tutta la sua azione. A Livorno, al Congresso Confederale, vi erano 400mila voti per i comunisti; oggi questi sono quasi diminuiti della metà. Il PC fa una lotta teorica, non di massa e di azione. Voi non vi siete messi nella lotta della classe operaia nel modo più conseguente. Nella Alleanza del Lavoro il PC non ha preso una posizione decisa che molto tardi. Voi non avete applicato il fronte unico. Nel PC vi è il resto del sindacalismo, dell’antiparlamentarismo, dell’anarchismo, del blanquismo, del settarismo.

 

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