Martedì, 27 Luglio 2021

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


A centocinquant’anni dalla Comune di Parigi

IL COMBATTIMENTO O LA MORTE LA LOTTA O IL NULLA

Quando la folla che oggi tace

Come l’oceano fremerà

E di morir sarà capace

La Comune risorgerà

(Louise Michel, “Canzone delle prigioni”, Maggio 1871)

NEL PASSATO RIVOLUZIONARIO DEL PROLETARIATO SI TROVA LA CERTEZZA DEL SUO FUTURO

Un secolo e mezzo fa, i lavoratori di Parigi si lanciarono all’assalto dello Stato borghese e lo distrussero per instaurare il proprio Stato di classe: la COMUNE, strumento di liberazione dei lavoratori dal giogo capitalista.

Per la prima volta nella storia, lo spettro del comunismo entra nella realtà. Per la prima volta, il proletariato prendeva nelle mani il proprio destino per giocare il proprio ruolo storico di affossatore della società borghese, per mettere fine al regno dello sfruttamento e spezzare, spazzar via, tutti gli ostacoli che il vecchio mondo oppone alla nascita della nuova società.

Il primo di questi ostacoli è lo Stato borghese, che costituisce con tutte le sue istituzioni la più sicura difesa che la società del Capitale si dà contro la nostra classe, la classe dei senza riserve.

La Comune mostrò nei fatti che il proletariato non può conquistare la macchina dello Stato borghese né utilizzarla tale e quale è per i propri scopi rivoluzionari. La Comune indicò la via luminosa dell’emancipazione futura, mostrando l’ineluttabile necessità di spezzare questa macchina, di distruggerla da cima a fondo, per sostituirla con un diverso, nuovo tipo di Stato, fondato sul dominio di classe dei lavoratori: la dittatura del proletariato. Armi in pugno, la Comune dimostrò che esiste una sola alternativa alla dominazione del Capitale: l’organizzazione del proletariato in classe dominante, libera da ogni suggestiva illusione sulla repubblica democratica e parlamentare.

La Comune non si è infatti scontrata con un regime “antidemocratico” (l’impero di Luigi Buonaparte era appena crollato sotto i colpi delle armate del Kaiser…): è la “restaurata” repubblica parlamentare e democratica che l’ha combattuta e sconfitta, schiacciandola con una repressione senza pietà. Una volta per tutte, la Comune ha messo a nudo la collusiva complicità di tutti gli Stati borghesi, tanto quelli mascherati dal velo ipocrita della democrazia (come la Repubblica francese) quanto quelli in cui la dittatura delle classi possidenti è aperta (come l’Impero prussiano) nel loro comune compito di repressione antiproletaria.

La rivoluzione può essere repressa, arrestata, momentaneamente sconfitta, ma non può che rinascere, risorgere, ripresentarsi a una scala più vasta.

Le lezioni che il proletariato parigino ha scritto nella storia col proprio sangue e che il movimento comunista ha difeso contro le menzogne dei “vincitori” e il tradimento riformista hanno reso possibile, addirittura su un piano ben superiore, l’Ottobre Rosso, che rivendicò e vivificò la violenza rivoluzionaria e la dittatura della nostra classe. I Comunardi, come i comunisti in Russia, hanno dovuto battersi con gli stessi mezzi contro lo stesso nemico: la società borghese e il suo Stato. In questa lotta di dimensioni mondiali (perché internazionale è la lotta che oppone la nostra classe al capitalismo in ogni sua manifestazione) erano sostenuti dalla ferma convinzione che il proletariato non ha nulla da perdere che le sue catene (anche quando, e soprattutto quando, la pratica e le idee della classe dominante vogliono farle passare per bracciali d’oro), mentre ha tutto un mondo da guadagnare: una società senza sfruttamento perché senza classi, il COMUNISMO!

La borghesia, i partiti democratici, quando sono costretti a ricordarla con due righe in un manuale di storia o negli articoli delle loro gazzette, liquidano ignobilmente la Comune, raccontandola come una lotta in difesa della patria, tradita e sconfitta, e della repubblica: un episodio di epica nazionale francese! Cercano così di svuotare questa eroica battaglia proletaria di tutta la sua memoria, e quindi potenzialità, rivoluzionaria, per trasformarla in una icona inoffensiva. E, se tentare questa mistificazione è stato possibile, lo si deve anche all’opera controrivoluzionaria di quei partiti che appropriandosi di quel glorioso episodio, come di quello dell’Ottobre, hanno cominciato ad affermare che il proletariato aveva qualche cosa da difendere in questa società: che doveva assumere la difesa della repubblica parlamentare; che doveva sostenere una frazione della borghesia (quella “democratica” contro quella “antidemocratica”), uno Stato borghese contro l’altro; che doveva rinnegare l’insurrezione, l’abbattimento dello Stato borghese e la propria dittatura internazionale, per accettare un passaggio “pacifico” a un socialismo nazionale ridotto a banalissima “redistribuzione dei redditi”, accompagnata, nella migliore delle ipotesi, a “salute, istruzione e beni di consumo per tutti”… In breve, tentando di rinnegare e far rinnegare la Comune e l’Ottobre Rosso!

Non è la Rivoluzione che è stata fucilata nel 1871.

La Rivoluzione può subire una sconfitta, ma non la si può annientare.

Il capitalismo non offre al proletariato altra possibilità che viverla, costringendolo a lottare contro lo sfruttamento. Non è il comunismo che è uscito vinto dalla degenerazione del movimento comunista: il vero vinto, dall’uno e dall’altra, è l’ideologia antiproletaria di tutti coloro che pretendono che questa società putrescente possa migliorarsi in virtù di qualche riforma. E’ l’ideologia di tutti coloro che sperano di veder risolversi progressivamente e pacificamente i conflitti di classe. E’ l’ideologia di tutti coloro che vedono nella democrazia parlamentare un passo in avanti verso il “socialismo”.

La Rivoluzione è il prodotto più autentico della stessa società borghese. E, perché possa condurre alla vittoria, è necessario che il proletariato si organizzi intorno al suo programma comunista in partito di classe, il solo capace di tirare le lezioni delle lotte passate per preparare il prossimo “assalto al cielo”, evitando le trappole mortali che la società borghese e le forze della conservazione sociale gli tendono per far scivolare il movimento rivoluzionario nel tradimento e nell’abdicazione. Nel 1871, il proletariato si sollevò prima ancora di potersi dare questa direzione. La vittoria di Ottobre fu possibile grazie ad essa, cioè grazie alla direzione del partito comunista. Non si potrà assicurare la vittoria della prossima ondata rivoluzionaria, che non si svolgerà più nei limiti di una città o di un continente ma nel mondo intero, che ricostituendo il Partito Comunista Mondiale, sbarazzatosi di ogni illusione pacifista, riformista, elettoralista e democratica, rivendicando con forza la dittatura del proletariato e il terrore rosso sulle classi vinte.

Viva il comunismo!

Viva la rivoluzione mondiale!

Proletari di tutto, il mondo unitevi!

Punti di contatto:

Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, ogni ultimo giovedì del mese dalle ore 19, presso il Cafè Comunista, RAUM, Rungestrasse 20, 10179 Berlino.
Bologna, al momento è sospesa l’apertura al pubblico
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 26 giugno 2021, dalle 15.30)

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