Martedì, 16 Agosto 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Al Segretariato del Comintern (in APC, 1922,80/ 195-195v, 197-197v)

(in francese)

Copia per Zinoviev

Copia per Gramsci

 

Roma, 23 agosto 1922

 

Cari compagni,

Il nostro ultimo rapporto sulla situazione in Italia dopo lo sciopero generale si arrestava alla vigilia della seduta della Camera del 9 agosto. Il ministero Facta ha ottenuto una facile maggioranza, contro i voti delle due estreme. Si parla di scioglimento della Camera a ottobre, voluto dai fascisti, che contano su un grosso successo del loro partito nelle prossime elezioni, con una tattica intransigente.

Alla seduta della Camera, quando tutti i partiti esitavano a fare le loro dichiarazioni, la nostra frazione fu tra le prime a parlare, per bocca del compagno Repossi, il cui intervento ebbe una risonanza immensa. Ci auguriamo che la nostra delegazione vi tradurrà il testo delle sue dichiarazioni, redatte dal C.E. del partito. Quando Repossi ha letto il passo che rivendicava l’armamento del proletariato contro la reazione fascista, i deputati fascisti, con le pistole in mano, provocarono un violento incidente minacciando di sparare sul nostro compagno. La seduta è rimasta sospesa per un’ora e mezzo, per ottenere da Repossi che rettificasse le sue dichiarazioni o rinunciasse a continuare. Naturalmente il nostro compagno rifiutò e il Presidente fu costretto a dargli la parola, benché la fine del discorso fu pronunciato in un tumulto enorme. Quest’episodio ha fatto una buona impressione sugli operai.

Aggiungiamo (le considerazioni seguenti) sulla situazione creatasi con lo sciopero.

È una situazione di crisi di tutti i valori politici, in tutti i settori. Una fase nuova della vita sociale e politica italiana si è aperta, i cui caratteri cominciano a delinearsi.

Per quanto concerne l’organizzazione del nostro partito, essa ha resistito assai bene. Gli organi centrali sono intatti, gli organi locali hanno risentito in talune zone le conseguenze degli arresti, delle espulsioni, delle rappresaglie contro parecchi compagni, ma ora tutto, nell’ingranaggio della organizzazione del partito, è ritornato alla normalità. Avremmo potuto risolvere meglio questi piccoli problemi locali se non ci fosse la crisi economica del partito di cui vi scriviamo a parte.

Stiamo facendo un’inchiesta sullo sviluppo dello sciopero che si rivela assai interessante. Risultano in maniera pressoché generale le seguenti caratteristiche degli avvenimenti: cattiva organizzazione dello sciopero e ritardo nella trasmissione degli ordini da parte della Alleanza del Lavoro – tradimento e il sabotaggio generale dei funzionari sindacali socialisti – vittorie militari dei fascisti contro gli operai ottenute solo grazie all’intervento delle forze di polizia a fianco dei fascisti – atteggiamento leale dei comunisti, con eccezioni di ordine personale che saranno regolate per normale via disciplinare – buona partecipazione delle masse allo sciopero, quasi ovunque. Considerevole combattività del proletariato.

Le conseguenze dello sciopero sul movimento sindacale sono gravi: bisogna riconoscerlo. L’attitudine degli organi centrali ha completato l’effetto dell’attacco fascista. Parecchie organizzazioni si sono disgregate. Il passaggio nei sindacati fascisti non è così rilevante: la stampa borghese lo esagera molto. Esso si limita a piccoli gruppi di talune categorie organizzate su base corporativa (come i lavoratori dei porti), è quasi nullo nell’industria. Ma i sindacati sono in cattive condizioni a causa della reazione, della disoccupazione, delle rappresaglie, della mancanza di fiducia nell’attitudine dei capi, della crisi generale.

Noi riteniamo da un punto di vista obiettivo che il movimento sindacale in Italia resisterà a questa crisi, benché sia essa di una certa gravità.

 

Il pericolo che si presenta è sempre nell’opera degli elementi opportunisti che sono alla testa del proletariato. Diciamo ancora una volta che l’opera dei riformisti in Italia è sostenuta direttamente o indirettamente dall’attitudine delle mille tendenze sedicenti rivoluzionarie che pullulano. Dagli anarchici ai partigiani di D’Annunzio o di Nitti, tutti avevano contribuito a fare nascere nelle masse chiamate allo sciopero l’attesa di un colpo di scena politico misterioso che ciascuno presentava a suo modo. In conseguenza di tale stato d’animo le masse hanno subito una grande delusione. Solo il partito comunista combatte questo multiforme disfattismo. Citeremo un piccolo episodio: un anarchico di Ancona al quale si era fatto credere che a un certo momento le forze della polizia sarebbero entrate in scena contro i fascisti, rivelò la dislocazione delle forze operaie al comandante dei Carabinieri, che ne approfittarono per attaccarle e lasciare via libera ai fascisti…

Adesso i capi della Confederazione del Lavoro assumono un atteggiamento particolare. Insistono molto sulla “disfatta” definitiva del proletariato, che per loro consiste nel fatto di non aver ottenuto il ministero di sinistra e l’intervento antifascista dello Stato. Costoro continuano il loro disfattismo di ogni azione diretta di classe del proletariato, proclamando l’impossibilità di lottare contro il fascismo. Delineano un piano d’intesa con esso, con una fusione dei sindacati rossi con i sindacati nazionali sotto l’egida di D’Annunzio e della sua “Costituzione del Carnaro”.

Il primo atto in questo senso è stato fatto dal Sindacato dei ferrovieri, diretto da socialisti, sindacalisti e anarchici, che ha deciso di uscire dall’Alleanza del Lavoro. Nel medesimo tempo il C.C. inviava un telegramma a D’Annunzio, che si è rotto la testa essendo stato gettato dalla finestra da una delle sue odalische, che ha mancato di rendere un buon servizio al proletariato. La risoluzione del C.C. dei ferrovieri deve essere tuttavia ratificata dal Consiglio Generale del Sindacato, che si riunirà a Roma il 1° settembre.

Mussolini scrive sul suo giornale che il fascismo cambierà atteggiamento verso la C.G.d.L. quando questa romperà col partito socialista. In una intervista uno dei segretari confederali si è pronunciato in favore di questa tesi e per l’autonomia politica dei sindacati. Questo linguaggio, va da sé, significa che si accetta di consegnare il movimento sindacale al fascismo, che si propone di togliergli non soltanto ogni efficacia rivoluzionaria, ma anche ogni attitudine di lotta economica antipadronale. La formula che maschererà questa conversione, ben più pericolosa della collaborazione parlamentare, sarà la formula “nazionale”.

Contro questo pericolo si capisce purtroppo che gli elementi rivoluzionari non sapranno lottare con sufficiente decisione e chiarezza, stando alla stampa anarchica e sindacalista. Il partito repubblicano ha completamente tradito il proletariato e si orienta verso il filo-fascismo. La stampa nittiana sta facendo una manovra abile e pericolosa (lo stesso Nitti ha... telegrafato a D’Annunzio).

Le forze rivoluzionarie che lotteranno contro questo tentativo supremo di tradimento riformista, che peraltro segnerà la fine di ogni influenza dei dittatori gialli del movimento operaio italiano, si polarizzeranno attorno al nostro partito, al quale incombe un compito assai difficile e pesante. I massimalisti al momento sono contro la politica dei riformisti e il loro punto di vista sindacale, ma nessuno li ascolta, e ogni giorno di più perdono di influenza e d’importanza.

Il nostro partito ha preso posizione sulla stampa e con un manifesto al proletariato in questo senso: per il fronte unico reale delle masse operaie e per l’Alleanza del Lavoro sostenuta dalle masse, secondo le nostre vecchie proposte. Per una lotta generale proletaria libera da intralci riformisti e collaborazionisti, da ogni illusione che la politica dello Stato possa volgersi contro il fascismo, basata sull’azione diretta classista delle masse. Per l’unità sindacale, ma al di fuori di ogni influenza sul movimento sindacale dello Stato borghese o dei partiti della classe padronale.

 

Questi punti saranno sostenuti nelle prossime occasioni del Congresso della Confederazione e del Congresso, probabile, dei ferrovieri. Faremo ogni sforzo per organizzare il congresso nazionale dell’Alleanza del Lavoro, idea che sembra essere condivisa dall’Unione Sindacale Italiana (maggioranza e minoranza). Aggiungiamo che in questi giorni sono in atto delle rappresaglie contro gli scioperanti dei pubblici servizi, in primo luogo i ferrovieri. Sono stati colpiti soprattutto i comunisti, tra i quali il compagno Azzario, membro del nostro C. C., che espulso dai satrapi del S.F.I., adesso si vede licenziato dall’amministrazione.

Tutti questi fatti non mancano di attirare sul nostro partito la simpatia delle masse e di darci delle buone occasioni di lotta.

Saluti comunisti

p. Il Comitato Esecutivo

 

A. Bordiga

 

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