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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 12 settembre 2020, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
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Mercoledì, 12 Agosto 2020
DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

 

Congresso nazionale dell’"Alleanza del lavoro" (Il Sindacato Rosso, 19 agosto 1922)

Le polemiche e le critiche sulla impostazione e sulla direzione della battaglia combattuta dal proletariato italiano debbono dare dei risultati pratici. Altrimenti esse non rappresenterebbero che vana accademia. I social collaborazionisti si affannarono a dimostrare che ormai non resta che ai lavoratori italiani di inquadrarsi nella legalità borghese, relegando in soffitta la lotta di classe. Il tradimento vuole essere consumato per intero.

I lavoratori debbono frustrare questo triste divisamento e reclamare che le esperienze del ultima lotta, servono a meglio preparare e combattere le lotte di domani. Due sono le condizioni indispensabili perché domani si possa vincere: “Realizzare l’unità sindacale del proletariato e perfezionare lo strumento direttivo della lotta”. Il partito comunista attraverso tutte le forme di propaganda ha sostenuto sempre il fronte unico proletario e l’azione generale. Oggi maggiormente, dopo le esperienze ultime, urge la necessità della fusione di tutte le forze sindacali del proletariato in un unico organismo. Coloro i quali sinora hanno con tutte le arti gesuitiche impedito che ciò avvenga, debbono essere obbligati a farlo a viva voce dai lavoratori italiani che vedono per le lizze e le invidiuzze dei capi, soccombere, alla reazione padronale fascista.

I nemici del proletariato affilano maggiormente le loro armi. Si preparano ad altre conquiste. La civiltà fascista intende civilizzare con le bombe a mano e con il moschetto il meridione d’Italia. Non apprestarsi alla difesa, oltre ad essere viltà sarebbe tradimento. Lo sciopero generale ha dimostrato in modo inequivocabile che il proletariato italiano ha pienamente compreso la necessità della lotta senza quartiere, contro un nemico agguerrito e spalleggiato dalle forze armate dello Stato. Contro un nemico che tende a consegnare i lavoratori legati mani e piedi ai suoi sfruttatori.

Base quindi della lotta del proletariato deve essere la sua unità.

In pari tempo, bisogna perfezionare lo strumento di lotta. L’Alleanza del Lavoro creata per l’intesa e quotidiana lotta  dei comunisti, deve migliorare nel  suo organismo centrale. Deve rendersi un organismo veramente atto a dirigere una battaglia in cui venga impegnato tutto il proletariato italiano.

I socialdemocratici con la loro propaganda e con la loro azione,  hanno snaturato questa Alleanza che tante speranze aveva suscitato nel animo dei lavoratori.

L’Alleanza ha avuto un difetto di origine. Accettata a malincuore dai riformisti della Confederazione, non fu nel suo organismo centrale vivificata dalla rappresentanza di coloro che per la sua creazione avevano lottato. I socialdemocratici che si sbracciavano tutti i giorni per cantare la serenata alla democrazia borghese,  ma sono contro la democrazia sindacale del ambito degli organismi proletari.

L’on. Treves, nel suo ultimo discorso alla Camera, vantava le benemerenze del socialismo. Fra esse elencava “la proporzionale ed il suffragio universale”.

Il direttore di “Giustizia” organo anti proletario, domandi ai suoi amici della Confederazione se in essa si conoscono tali conquiste democratiche.

Bene: noi chiediamo che le benemerenze del social collaborazionismo siano gustate anche nel campo sindacale.

Il Comitato Centrale dell’Alleanza del Lavoro che ha ordinato e diretto l’azione del proletariato d’Italia, ha il preciso dovere di fronte alla massa di rispondere dei suoi errori e delle sue colpe. Comunque, della sua azione i lavoratori debbono avere la possibilità di fare udire la loro voce di rampogna o di approvazione. Le varie tendenze politiche si agitano e vivono nelle organizzazioni sindacali e debbono essere proporzionalmente alla loro forza rappresentativa negli organismi locali dell’Alleanza.L’Organo Centrale che deve assommare in se tutte le iniziative e le responsabilità del azione, deve oltre che riscuotere la fiducia di coloro che rappresenta, dare garanzia per la sua formazione di essere un organo di battaglia e non un corridoio parlamentare.I lavoratori esigano che, al fine di fronteggiare le istituzioni della lotta di domani, venga convocato il Congresso Nazionale dell’Alleanza del Lavoro provinciali. Il solo idoneo a portare quelle innovazioni atte a fare dell’Alleanza del Lavoro, un organismo di battaglia e di difesa del proletariato.

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