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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
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Venerdì, 30 Ottobre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Il proletariato ferroviario impone la sconfessione dei traditori del fronte unico (Il Sindacato Rosso, 9 settembre 1922)

I dirigenti del Sindacato Ferrovieri si sono aggiudicati il primo premio per aver buoni primi tagliato il traguardo al di là del quale tutti i nemici del proletariato erano nell’attesa ansiosa d’applaudire freneticamente i traditori. Ad una ruota sono arrivati gli illustri dirigenti dell’Unione Italiana del Lavoro. Terzi, ma buoni, i confederalisti.A tutta questa brava gente non è parso vero di avere trovato il pretesto per rompere il fronte unico proletariato. Avevano di mala voglia digerita l’Alleanza del Lavoro. La martellante opera comunista e la decisa volontà del proletariato italiano avevano obbligato i gialli di tutte le risme a creare l’organo direttivo della lotta anti reazionaria. Abbiamo già su queste colonne dimostrato sufficientemente l’opera disfattista dei dirigenti le massime organizzazioni. Le nostre critiche, ampiamente documentate sull’impostazione della lotta e sulla direzione di essa, non sono state confutate dai nostri avversari. Non lo sono state, perché troppo chiara era la colpa dei mandarini.I confederalisti che si erano scandalizzati per l’atto ignominioso del C.C. del Sindacato Ferrovieri affermano ora che l’Alleanza del Lavoro è finita. Mentre però fanno questa affermazione sciorinano una colonna di roba, tentando di dimostrare come non sia concepibile sindacalmente un Congresso dei rappresentanti diretti della massa per giudicare l’opera nefasta dei componenti il Comitato Centrale dell’Alleanza. Si capisce, Battaglie Sindacali non arriva a tutti gli strati della massa. Si può in esso affermare che l’Alleanza del Lavoro è finita, ma una tale affermazione è pericolosa farla davanti alle folle dei lavoratori. Il tradimento non può essere consumato per intero dai socialcollaborazionisti che dietro le quinte e nei corridoi parlamentari. Nei saloni delle Camere del Lavoro si parla un altro linguaggio. Nelle assisi proletarie la massa sconfessa sempre i dirigenti che si pongono contro il fronte unico. Spira un’aria di fronda contro tutti i mestatori del movimento sindacale. I grandi uomini del Sindacato Ferrovieri che dopo il tradimento si erano sbracciati a concedere interviste a tutti i giornali della reazione, sono stati bollati a fuoco dal Consiglio Generale del Sindacato. In un Congresso sarebbero stati linciati. I vili Ronzani han dovuto ringoiare il provvedimento mascalzonesco preso a carico dei compagni Azzario e Berruti. Il proletariato ferroviario attraverso i voti delle sue Sezioni aveva già da tempo considerato questo provvedimento come non avvenuto. Il Consiglio Generale ha dovuto prendere atto della volontà della massa. I dannunziani sono stati sconfitti su tutta la linea. Tutti quelli che farneticavano di un indirizzo nuovo stile sono disingannati. Il proletariato ferroviario non intende deviare dal binario classista.Per quanto non ci sentiamo di approvare integralmente l’ordine del giorno votato dal C.G., dei ferrovieri, pure dobbiamo constatare con soddisfazione che la nostra quotidiana lotta per il fronte unico e per l’unità del proletariato è penetrata vivamente nell’anima della classe lavoratrice. I dirigenti spinte o sponte sono costretti a tener conto di questo nuovo stato d’animo. Con ciò si spiega la riluttanza dei confederalisti a convocare le assisi proletarie.Temono la sconfitta inesorabile. Cercano quindi virare di bordo, perdendosi nelle polemichette e scribacchiando di sindacalismo socialista e di unione… con le corporazioni fasciste. Il proletariato ormai ha capito il loro triste gioco. I comunisti li costringeranno ad uscire dal comodo rifugio di Battaglie Sindacali per parlare chiaramente ai lavoratori. Non permetteremo loro il salvataggio. La sconfessione dei dirigenti il Sindacato Ferrovieri prelude la sconfessione di tutti gli imbelli che non hanno voluto e non hanno saputo preparare il proletariato alla lotta contro i suoi nemici. La loro quotidiana azione disfattista, la loro opera di invigliacchimento deve finire. Non permetteremo che il proletariato sia condotto alla deriva per la incoscienza criminosa dei capi. Il fronte unico proletario e l’unità del proletariato in un organismo di battaglia sono le sole garanzie perché domani si possa vincere. Chi gesuiticamente è a ciò contrario dev’essere considerato come nemico. I social collaborazionisti vadano pure fra le camicie nere. Vadano ad allearsi alla borghesia nel parlamento e fuori. Il loro posto è ormai fuori dalle file proletarie.

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