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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 12 Agosto 2020
DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

 

La questione italiana al III Congresso Comunista mondiale (Il Comunista, 26 Giugno 1921)

(Storia della Sinistra III, 1986, pag. 490)

Tra gli argomenti che l'imminente terzo Congresso della Internazionale Comunista dovrà discutere vi è "l'appello" del partito socialista italiano.

Dopo il congresso di Livorno il partito socialista italiano avrebbe ricorso contro il deliberato con cui il Comitato Esecutivo della Internazionale Comunista riconosceva come sezione italiana il Partito Comunista d'Italia ed escludeva dalla Internazionale il partito socialista.

E' stata recentemente pubblicata (vedi "l'Ordine nuovo" del 26 corrente) una lettera dell'Esecutivo[1] ai partiti aderenti intorno ai compiti del congresso, nella quale si parla anche della questione italiana. L'Esecutivo dice di aver messo all'ordine del giorno l'appello "a cui il partito socialista italiano ha indiscutibile diritto".

Prima di andare oltre diciamo subito che il diritto del partito socialista ad un tale ricorso è molto discutibile. Contrariamente al parere dell'Esecutivo Internazionale, l'Esecutivo del Partito Comunista d'Italia ritiene che a termini degli statuti della Internazionale quel diritto non esista affatto. L'appello del partito socialista italiano, oltre ad essere una triste commedia, non può appoggiarsi su nessuna disposizione statutaria o di congresso della Internazionale Comunista. Il Partito socialista non è stato escluso dall'Esecutivo, ma si è messo fuori da sé dalle file della Internazionale, rifiutando al Congresso di Livorno l’applicazione di quelle condizioni dettate dal Congresso di Mosca per tutti i partiti che intendevano far parte dell'Internazionale stessa. Di appello al Congresso mondiale contro le decisioni dell'Esecutivo si parla in soli due punti delle tesi dell'Internazionale; all'art. 9 dello Statuto e al punto 15 delle condizioni di ammissione[2]; e se il lettore si prende la pena di confrontarli vedrà che né l'uno né l'altro è il caso del partito socialista italiano.

Tuttavia volendo ammettere all'onore immeritato di una discussione la rappresentanza del primo partito che ha rinnegato la Internazionale Comunista, il Partito Comunista d'Italia non rifiuterà di ripetere l'esposizione dei fatti e degli argomenti che rendono già giudicata e condannata la causa dei fuoriusciti italiani.

La lettera del Comitato Esecutivo rileva che il Partito socialista al Congresso di Livorno respinse a maggioranza le condizioni di ammissione deliberate dal Congresso di Mosca, quindi aggiunge che al partito socialista italiano è stato fatto e sarà rinnovato nella discussione del congresso il categorico invito di dichiarare se "acconsente alla espulsione del gruppo che ha per suo organo La Critica Sociale, cioè di Turati, Treves e C. poichè soltanto questa è la ragione del dissenso". Sulla esattezza della traduzione dobbiamo qui fare tutte le riserve, ma, checchè ne sia, aggiungiamo che queste affermazioni sono doppiamente inaccettabili dai comunisti italiani e dal congresso.

Che la ragione del dissenso sia tutta nella questione Turati, Treves e C. non è esatto. Tra la stessa sinistra serratiana del P.S.I. e le direttive comuniste corre un abisso; ed essa è soltanto più pericolosa nel suo opportunismo della destra turatiana. Non la sola questione della eliminazione della "frazione di concentrazione" ci divideva a Livorno dai comunisti (!) unitari, ma la valutazione di tutti i problemi di programma e di tattica del movimento nazionale ed internazionale; i compagni dell'Esecutivo di Mosca lo sanno e nei loro scritti lo hanno ampiamente dimostrato, arrivando anzi a definire senz'altro opportunista qualunque opinione che solo avesse la firma di un Serrati qualsiasi. Perciò ci pare che la versione della lettera su cui discutiamo renda male il loro pensiero.

Ma ammettiamo anche per un momento, senza addentrarci in una più profonda disamina della questione che non può non essere familiare ai nostri lettori, senza nemmeno mettere in conto le gesta dei socialisti italiani dopo Livorno che a Mosca produrranno una inaudita stupefazione ed indignazione quando i nostri delegati sciorineranno il formidabile materiale documentato delle vergogne socialiste, che la base del dissenso fosse quella: mandar via Turati (il meno lontano dal poter avere l'onore di una tessera comunista! saremmo per dire quando ci passano innanzi gli omuncoli spregevoli dell'ex-massimalismo). Ammettiamolo pure. È forse questa una ragione per riaprire la questione allo stesso punto in cui la definì la votazione di Livorno, e rimettere coloro che allora rifiutarono ancora una volta dinanzi alla comoda alternativa di accettare o rifiutare? Per ciò fare bisognerebbe avere della funzione e della disciplina della Internazionale un concetto analogo a quello dei vari Serrati, Levi, Nobs e C.

La stessa lettera della Internazionale dice chiaramente che il periodo tra il II e il III Congresso mondiale è quello della differenziazione più netta e della costituzione di veri partiti comunisti. Il secondo Congresso fissava le norme precise che dovevano presiedere a questa sistemazione, nelle 21 condizioni di ammissione. Inoltre stabiliva che tutti i partiti appartenenti o che desideravano appartenere alla Internazionale dovevano entro il termine di quattro mesi tenere un apposito congresso per decidere perentoriamente intorno alla accettazione ed alla applicazione delle condizioni di ammissione, e queste erano tali appunto perché ogni partito che le respingesse si intendeva respingesse la sua entrata nell'Internazionale. Avvenuto ciò, e determinatasi la situazione che ha dato luogo in ogni paese al sorgere del partito comunista sulla base della integrale accettazione delle 21 condizioni, la questione di organizzazione del partito comunista in quel paese è definita, ed è inammissibile che i gruppi e partiti estranei all'Internazionale, possano, quando a lor piaccia, ripensarci su e ricominciare a ridiscutere se accettare o meno le condizioni di ammissione, certi che dipende sempre da loro che la porta si spalanchi o meno! Chiunque non intende eseguire realmente le 21 condizioni non può essere membro della III Internazionale. Questa altra affermazione della lettera dell'Esecutivo è giustissima rispetto al momento in cui si teneva in ciascun paese il congresso deliberato dal Congresso Internazionale, ma, se avesse valore permanente, allora le decisioni del secondo Congresso sarebbero frustrate nel loro spirito, che era quello di definire dovunque i limiti della organizzazione comunista, per passare ad altre risolutive azioni. L'Esecutivo della Internazionale ha voluto dare prova della sua osservanza e del suo ossequio alla suprema autorità del congresso, ed è giusto che il congresso dica se esso fece bene o male nella questione italiana. È indubitato che il Congresso ratificherà il contegno dell'Esecutivo, che non ha fatto del resto che seguire uno sviluppo degli avvenimenti di valore storico e che nessun accorgimento politico avrebbe potuto spostare; ma, se anche per assurda ipotesi il congresso fosse di altro parere, questo non vorrebbe dire rimettere il partito socialista italiano nella stessa situazione e dinanzi allo stesso dilemma di Livorno il cui scioglimento è ormai sanzionato da avvenimenti incancellabili.

Resta poi il punto della questione, ed il Partito Comunista d'Italia può rimpiangere che si dedichino le sedute del Congresso Internazionale a ripetere una dimostrazione data già ad usura; ma, se questo pare necessario ai compagni che meglio conoscono a che gradi di conoscenza della questione italiana siano i partiti esteri, esso, il nostro partito, a mezzo dei suoi rappresentanti dimostrerà come il passato e presente del partito socialista italiano provino che la sua opera è ed è stata non comunista e controrivoluzionaria.

Potrà darsi che i fuorusciti italiani si compiacciano di queste nostre aperte dichiarazioni, che facciamo in quanto rappresentano il contributo che prima di ogni altro abbiamo diritto di portare ad un dibattito internazionale di Congresso e prima che la massima assise internazionale abbia a decidere. Vogliamo dissecare loro la compiacenza nella strozza. Abbiamo tutte le ragioni di credere che l'atteggiamento dell'Esecutivo Internazionale non si scosta dal nostro che per una questione di procedimento. Siccome si sa benissimo che il P.S.I. come oggi è ridotto non si stacca certo da Turati e dai riformisti parlamentari e confederali che ne sono i padroni, così si ritiene innocuo riproporre quella condizione, per utilizzare il certo rifiuto di essa nella maggiore propaganda fra i compagni di tutto il mondo dei torti e delle colpe dei socialisti italiani. Se essi si affrettassero a consolarsi farebbero, come si dice nella lingua nazionale, la parte dei fessi. E se noi non siamo d'accordo con quel sistema, pur essendo certi che condurrà a quello che noi desideriamo, e che i socialdemocratici italiani non ne trarranno che una strigliata solennissima al cospetto del mondo intero, perdendo le ultime probabilità di seguitare a coglionare i proletari italiani, è perché al di sopra del desiderio di liquidare i nostri avversari locali, noi poniamo una valutazione intransigentissima della saldezza disciplinare della Internazionale Comunista dinanzi agli opportunisti di tutti i paesi; e crediamo utile per la epurazione del movimento rivoluzionario stabilire che le decisioni che colpiscono i tentennanti non sono suscettibili nemmeno in teoria di pentimenti e di attenuazioni. E sono cose di cui non discutiamo coi delegati dell'opportunismo italiano; essi non hanno nulla a che vedere con ciò; oggi, a nostro onore e merito, sono da tempo fuori combattimento dinanzi all'Internazionale. Il Congresso di Mosca ne prenderà atto con viva soddisfazione.

[1] In preparazione del III congresso mondiale dell' I.C. circolare del CE a tutti i partiti proletari che appartengono all'IC o desiderano entrarvi Cfr. A. Agosti, op. cit., I, 2, pp.358-364. Da notare che, secondo il testo autentico, "questa è la causa" (non "la sola ragione", come traduce il quotidiano socialista) della controversia.

[2] Per il punto 9 degli Statuti, Cfr. A. Agosti, op. cit., I, 1, p. 279. Per il punto 15 delle Condizioni di ammissione, cfr. il nostro II volume, p. 689.

 

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