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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Lunedì, 26 Ottobre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Prime constatazioni (Il Comunista, 4 agosto 1922)

Scriviamo queste prime note a poca distanza dall’ordine di cessazione dello sciopero generale nazionale.

Durante la lotta le polemiche dovevano tacere. Oggi lo svolgimento di essa si deve metterlo all’ordine del giorno delle discussioni proletarie.

La nuova esperienza, lungi dal segnare un arresto delle attività di classe del proletariato, come afferma la stampa di quella borghesia che ha vissuto ore di sbigottimento e di quel fascismo che non tarderà sgonfiarsi, sarà utile, preziosa, per proletariato italiano, nella marcia verso più ardue tappe.

Sulla base degli elementi che sono in nostro possesso, circa l’andamento del movimento, e circa l’opera dei dirigenti – fino a questo momento non si ha da essi altra dichiarazione che l’appello con cui si apriva lo sciopero – si possono fin da ora fissare taluni punti sui quali torneremo, ed ampiamente.

Lo sciopero non è fallito

Se il modo di proclamazione fosse stato meno inadeguato, per non dir peggio, fin dal primo momento tutte le masse operaie avrebbero risposto compatte. Mano mano che ai lavoratori è giunta la notizia, il lavoro è stato abbandonato, i servizi sono stati paralizzati. Con documentazioni inoppugnabili mostreremo quanto siano menzognere le pretese defezioni di città e categorie. Il proletariato è con le organizzazioni rosse, deve solo essere meglio inquadrato e guidato. Il fascismo e la reazione non hanno fatto breccia nel campo dei lavoratori: hanno avuto ore di esitanza e di rinculo dinanzi all’azione proletaria su tutto il fronte nazionale. Se le forze mobilitate della classe lavoratrice fossero state meglio dirette e utilizzate, la controffensiva, di cui molte manifestazioni si sono avute, si sarebbe verificata. La parola è alla cronaca. Il lavoratore apprendano a giudicare, per altre occasioni, le voci disfattiste diffuse dagli organi borghesi, confrontandole colle notizie di quanto è effettivamente avvenuto.

Lo sciopero è stato mal preparato

I lavoratori di tutta Italia sapevano bene che allo sciopero nazionale, sostenuto dai comunisti, erano avversi per principio i socialisti di tutte le tendenze, la Confederazione del lavoro, la Alleanza del lavoro. Frazioni di questi organismi non facevano una aperta propaganda demolitrice di questa arma di lotta proletaria, ma nemmeno ne valorizzavano l’impiego come sarebbe stato necessario per darle la piena efficienza, la grande parte di essi apertamente derideva l’idea dello sciopero generale nazionale.

Il proletariato, per non rimanere incerto alla notizia della proclamazione dello sciopero ad opera di quelli stessi che lo avevano denunziato come folle e disastroso, avrebbe dovuto essere messo in presenza di una aperta dichiarazione che almeno la maggioranza dell’Alleanza del lavoro si era pronunziata per sciopero generale. Invece, mistero e segreto, divenuto il segreto di Pulcinella colla strana pubblicazione in anticipo del Lavoro di Genova... Quanto meno lo sciopero avrebbe dovuto coincidere con un avvenimento clamoroso della lotta di classe, che sollevando l’interesse dei lavoratori di tutto il paese spiegasse anche loro il mutamento di rotta dell’Alleanza del lavoro. Invece i precisi inviti dei comunisti all’azione per lo sciopero metallurgico, per lo sciopero del Piemonte e Lombardia, per i fatti di Romagna, furono tutti fatti cadere, per proclamare lo sciopero a data fissa... e segreto.

Il Partito comunista ha rispettato l’impegno al segreto, ma ha fatte a tempo, inutilmente, tutte queste riserve.

Ritorna alla memoria la frase di Colombino: “Faremo lo sciopero metallurgico per dimostrare che esso non può condurre al risultato sperato dai suoi proponenti”. Ne riparleremo.

Lo sciopero mancava di direttiva

La proposta comunista tante volte precisata ed esposta alle grandi organizzazioni ed all’Alleanza del lavoro era assai chiara e precisa nel fissare scopi e mezzi del movimento. Invece da altri campi si risposto, prima col cianciare di sciopero insurrezionale e politico nel senso che non si doveva iniziarlo se non si era matematicamente sicuri di arrivare alla rivoluzione sociale, poi col preparare dietro le quinte uno sciopero tendente ad influire sulla crisi ministeriale per mandare i socialisti al governo: lo sciopero legalitario di Turati. Il manifesto dell’Alleanza propendeva per questa seconda tesi, malgrado precedenti e formali dichiarazioni di cui si potrà parlare. Esso non fissava rivendicazioni chiare come punto di arrivo della lotta, né indicava i mezzi, ché, anzi, diffondeva uno spirito pacifista pericolosissimo nel momento dell’azione.

Questo sciopero servirà a chiarire nel proletariato le idee fondamentali della lotta di classe. Non sciopero pacifico e legalitario, che si perde nel miraggio che il proletariato si salvi dalla reazione a mezzo di un diverso governo parlamentare. Non sciopero rivoluzionario nel senso dei rivoluzionari di cartapesta che hanno per insulsa divisa il “tutto o nulla” e per pratica da cui sono impotenti a staccarsi soltanto uno dei termini: il nulla. Sciopero invece di avanzata su posizioni ulteriori di lotta e di combattimento, per il sempre migliore inquadramento ed armamento politico e militare delle masse, per la consolidazione di una loro unità di fronte, veicolo ad una potente vastissima unità di organizzazione del partito rivoluzionario di classe, l’arma insostituibile della rivoluzione proletaria.

Lo sciopero è stato stroncato da chi ne aveva la dirigenza

Ancora una volta come a Milano l’inettitudine dei dirigenti proletari ha favorito il bluff fascista. Non si doveva cessare lo sciopero, non foss’altro perché i fascisti lo avevano intimato. Dimostrare la impotenza fascista a fermare la mobilitazione generale proletaria, ecco un risultato di alto conforto per il rinnovo della forza morale e materiale delle masse. Sarà vero che il Governo ha trattato con fascisti e socialisti, perché gli uni prorogassero il loro ultimatum – che sarebbe stato interessante veder attuare – gli altri promettessero di chiudere dopo poche ore movimento?

Malgrado bravate fasciste e viltà, il proletariato è in piedi. Il proletariato non è battuto. Esso saprà troppo tardi il valore della prova che ha dato, esso continua la lotta sui due fronti, per la sua vittoria immancabile.

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