Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
BOLOGNA, c/o Circolo Iqbal Masih, via dei Lapidari 13/L (Bus 11C) - secondo e ultimo martedì del mese, dalle 21,30 (Gli incontri di Bologna, sono momentaneamente sospesi. Non appena sarà possibile riprenderli, lo comunicheremo)
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Mercoledì, 01 Aprile 2020

Manifesto del Pcd’I (L’Ordine Nuovo, 19 luglio 1922)

L’Ordine Nuovo, 19 luglio 1922

Compagni, lavoratori!

Rapidamente, superando ogni remora di artifici e di timori e precorrendo anche l’attesa e le previsioni, la situazione si avvia al suo sbocco decisivo.

Le rinunzie, le accettazioni di ogni condizione, l’offerta del disarmo e il disarmo effettuato, il ripiegamento sulle più arretrate posizioni di resistenza, non sono valsi a soddisfare i nemici che anelano alla vostra completa soggezione ; poiché essi comprendono che fino a quando resta in voi una possibilità sola di rivincita e di ripresa, la loro potenza non sarà sicura di persistere e di mantenersi.

E il piano della conquista si sviluppa metodicamente.

Poste le loro basi nelle regioni di minor resistenza, costituito nelle terre della valle Padana il centro della loro azione, disperse le organizzazioni dei lavoratori della terra meno compatte e combattive, le armate fasciste urgono ormai ai confini delle regioni industriali fino ad oggi salve dal terrore trasferendovi i loro sistemi e i loro metodi di guerra aperta e guerreggiata.

Novara, Sestri Ponente, Ancona, segnano oggi col loro nome, col loro sangue e con la loro lotta i fasti sanguinosi della storia del proletariato italiano che non vuol soggiacere alla consolidantesi tirannia, ma che cerca con fiera passione la via della sua liberazione.

Lavoratori!

Il grido della vostra battaglia risuoni imperioso e incitatore; segno dapprima di una minoranza combattiva e audace, oggi fatto patrimonio comune di tutte le vostre schiere: “fronte unico e sciopero nazionale contro l’assalto fascista e contro la complicità del Governo”.

L’azione avversaria, anche indipendentemente da ogni tesi e condizione tattica, impone questo schieramento generale del proletariato a difesa della sua vittoria e della sua libertà. La tenaglia rovente sta chiudendosi con moto accelerato, tese le sue branche da Ferrara a Grosseto, da Casale ad Ancona, spezzando le resistenze locali e gli impeti disperati delle città e dei paesi colpiti. Ogni esitazione a prendere una decisione, costituisce in questo momento una colpevole e traditrice solidarietà con gli assalitori; è giunto il momento in cui rompere gli indugi non può più essere infantile impazienza o gesto di irresponsabili.

La dichiarazione dello sciopero generale è la condizione indispensabile per salvare i lavoratori delle provincie investite, per fermare l’avanzata fascista, per garantire la ripresa e la rivincita.

Operai e contadini!

Mentre nelle aule del Parlamento, in vani tornei di parole e in indefinibili alleanze di gruppi, uomini estranei alla vita e alle necessità dei lavoratori si illudono e promettono di risolvere nell’ambito delle istituzioni la vostra situazione, noi vi incitiamo ancora una volta a chiedere e imporre l’azione a chi si assunse il compito di prepararla e di condurla.

L’Alleanza del Lavoro non può attendere da una caduta di Ministero il compimento del suo impegno, essa che è stata costituita appunto per superare, inquadrando tutte le masse dei lavoratori, la ingannevole impotenza di tutti gli strumenti locali e statali di tutela e di soccorso.

Se ancora una volta l’inerzia tradizionale sacra alle sconfitte abbandonerà divise alla violenza e alla rovina le provincie in questi giorni invase, ciascuno avrà il diritto di dubitare della volontà di lotta dei capi e dei dirigenti.

Ma sotto la pressione della vostra volontà, l’Alleanza del Lavoro non potrà più esitare; e il proletariato di tutta Italia, in tutte le sue categorie, di tutte le località, saprà costituire l’esercito vittorioso del primo, grandioso urto con l’avversario.

Il Partito Comunista risolleva il grido e la domanda interpretando le necessità del momento e il vostro desiderio; rispondendo alla invocazione dei vostri fratelli, di coloro che soffrono da venti mesi ogni tortura e ogni ignominia, di coloro che sentono in questa ora, per la prima volta, le grida di minaccia e di morte salire per le vie alle loro case indifese, di coloro che vedono avvicinarsi indeprecabilmente l’ora del loro martirio e della loro disfatta.

I comunisti saranno al loro posto, disciplinati agli ordini dell’Alleanza del Lavoro, primi nell’urto e nell’attacco, contro ogni inganno e ogni deviazione contro la reazione legale ed illegale, per la salvezza del proletariato.

Il C.E. del Partito Comunista d’Italia

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