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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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BENEVENTO, presso Centro sociale Asilo Lap31, Via Bari 1 - il primo Venerdì del mese, dalle ore 19.00.

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Mercoledì, 21 Ottobre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Impressioni Del Congresso (Il Sindacato Rosso, 1 aprile 1922)

(Il Sindacato Rosso, 1 aprile 1922)

[…] Per conoscenza riportiamo l’importante mozione votata dal Congresso in merito alla tattica sindacale; la modifica apportata all’art. 8 della Tesi sul “Partito Comunista e Sindacati” riguardante la partecipazione delle minoranze agli organi esecutivi delle organizzazioni operaie e l’ordine del giorno sulla disciplina internazionale. Eccole:

Mozione sulla tattica Sindacale

Il Congresso del PCd’I, approvando le tesi sulla tattica sindacale, fa presente al nuovo Comitato centrale sindacale i seguenti criteri pratici in relazione ad alcuni punti delle tesi stesse:

 

  1. È necessario che il Partito e i suoi organi centrali e periferici curino in modo particolare l’adempimento da parte dei comunisti dei doveri sindacali; e ciò anche data l’im- portanza che l’azione sindacale come terreno di realizzazione del fronte unico ac- quista in questo periodo;
  2. Il Comitato centrale sindacale dovrà iniziare una campagna nazionale perché gli statuti delle Camere del Lavoro siano modificati in modo che gli organi responsabili del movimento siano eletti per suffragio generale e diretto da parte degli organizzati e con sistema maggioritario; e che le elezioni siano sempre precedute da un suf- ficiente periodo di discussioni preparatorie;
  3. Si esprime la fiducia che le deficienze del “fronte unico” potranno essere corrette con la creazione dei Comitati locali che, superata l’attuale fase, dovranno essere eletti direttamente dalle masse organizzate e potranno così realizzare in modo con- creto ed efficace la fusione delle forze della classe lavoratrice;
  4. Il Comitato Centrale sindacale dovrà proporre ai Comitati locali della Alleanza del Lavoro, opportune forme di consultazione di tutta la massa lavoratrice di ogni località, e uguale consultazione di tutta la maestranza di ogni fabbrica da parte delle rispettive Commissioni Interne;
  5. Nella previsione che l’Alleanza del Lavoro debba servire almeno a creare l’unità organizzativa sindacale in Italia, conviene attendere l’ulteriore sviluppo dell’atteg- giamento degli organismi aderenti per decidere dell’uscita dei comunisti dalle or- ganizzazioni non confederate;
  6. Il Comitato Centrale sindacale dovrà promuovere nel seno dei Sindacati e delle Camere del Lavoro interpellanze da parte dei gruppi comunisti per chiedere la con- vocazione delle masse organizzate perché si pronunzino sull’atteggiamento dei dirigenti confederali, i quali, arbitrandosi ad interpreti di tutti gli organizzati, assumono atteggiamenti politici che non sono stati in alcun modo autorizzati dalla maggioranza degli aderenti;
  7. I comunisti dirigenti le organizzazioni o che costituiscono la maggioranza delle Commissioni Interne devono convocare frequentemente gli organizzati per esporre loro la situazione reale che si presenta e gli atteggiamenti che ne derivano e, ap- punto perché convinti dei limiti che ogni azione parziale ha in sé, non ne devono intraprendere alcuna senza aver consultato le masse interessate e senza aver loro prospettato in modo preciso detti limiti, senza che ciò possa mai però essere addotto come pretesto per sottrarsi al dovere di lottare ovunque ciò sia appena possibile o necessario;
  8. Il Comitato Centrale sindacale deve promuovere una campagna perché sia con- servata nelle Camere del Lavoro l’autonomia necessaria per l’efficace assistenza ai movimenti locali, osservando che ciò, nonché non contrastare alla disciplina e al coordinamento dell’azione, è invece la loro base, non essendo concepibile l’una e l’altro se la struttura confederale non risponde alle esigenze pratiche e vitali del movimento sindacale;
  9. Il Congresso del Partito addita agli organizzati comunisti l’urgenza di prendere nelle organizzazioni cui appartengono l’iniziativa per la difesa e l’assistenza ai disoccupati, cui deve essere fornita prima di tutto la possibilità di continuare a partecipare alla vita delle organizzazioni, e in tal senso il Comitato Centrale comunista deve spiegare un’azione energica per ottenere che i disoccupati, scaduti dall’organizzazione perché disoccupati, abbiano la tessera e con essa conservino integralmente tutti i diritti sindacali;
  1. Il Congresso afferma la necessità di uno stretto collegamento tra il movimento sindacale e quello cooperativo:
    1. nel campo della produzione, perché le Cooperative non creino gruppi di privilegiati a danno di operai non qualificati od avventizi;
    2. nel campo del consumo, perché le Cooperative diventino essenzialmente forme di inquadramento di larghi strati di proletari e semi-proletari, nei quali però, in relazione all’accentramento tecnico della cooperativa di consumo nelle città capoluogo di provincia o di zona, gli operai industriali abbiano una posizione

A questa mozione deve aggiungersi l’emendamento apportato all’articolo 8, della tesi sul Partito Comunista e Sindacati e che suona così: “Se minoranza, essi (i co- munisti) potranno accettare cariche negli organismi sindacali per designazione diretta ed elettiva delle masse organizzate su lista di opposizione, quando però l’azione della minoranza comunista possa poggiare sull’apparato che il Partito ha creato e deve sempre più sviluppare per il controllo e per la direzione dell’azione dei comunisti nel movimento sindacale”.

Prima di passare alla discussione sulle tesi tattiche il congresso ha voluto attestare la propria completa disciplina ai deliberati della Terza Internazionale votando la seguente mozione: “Il Congresso prima di prendere parte al dibattito sulle tesi tattiche: in presenza della intervenuta approvazione da parte del CE Internazionale allargato di risoluzioni che investono la tattica dei Partiti della Internazionale Comunista; approva la dichia- razione di disciplina fatta dai delegati del Partito a tale riunione; assume, in nome del Partito, solenne impegno che tutta l’azione che il PCd’I esplicherà dopo il Congresso sarà guidata dalle norme della tattica che l’Internazionale, giusta la deliberazione presa in tal senso dall’Esecutivo allargato, stabilirà per l’Italia in base ad un esame della si- tuazione svolto di accordo dalla nuova Centrale del Partito e dal Presidium dell’Inter- nazionale Comunista; e passa a discutere le tesi per adottarle col valore di una for- mulazione del pensiero del Partito italiano in materia di tattica, che non possa in alcun modo pregiudicare la disciplina internazionale”.

Anche le tesi sulla tattica, come tutte le altre, furono approvate dalla quasi unanimità dei congressisti.

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