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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 28 Ottobre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Replica del rappresentante dei comunisti astensionisti (2 agosto 1920)

(2 agosto 1920)
 

Le obiezioni del compagno Lenin alle tesi e agli argomenti che ho presentato, sollevano delle questioni di grande interesse, alle quali qui accenno soltanto, e che si ricollegano al problema generale della tattica marxista.

Senza dubbio, gli avvenimenti parlamentari e le crisi ministeriali stanno in stretto rapporto con lo sviluppo della rivoluzione e la crisi dell'organizzazione borghese. Ma, per stabilire con quali mezzi l'azione politica proletaria possa esercitare un'influenza sugli avvenimenti, bisogna rifarsi a considerazioni di metodo dello stesso ordine di quelle che portarono la sinistra marxista del movimento socialista internazionale, già prima della guerra, a respingere la partecipazione ai governi e l'appoggio parlamentare ai ministeri borghesi, sebbene questi fossero indiscutibilmente dei mezzi per influire sullo sviluppo degli avvenimenti.

È la necessità di unire le forze rivoluzionarie della classe operaia in una organizzazione di lotta per gli obiettivi finali del comunismo che impone una tattica basata su certe regole generali di azione, anche se apparentemente troppo semplici o troppo rigide.

Io credo che la nostra missione storica attuale ci detti una nuova tattica, quella del rifiuto della partecipazione ai parlamenti – che è, senza dubbio, un mezzo di intervento diretto nelle situazioni politiche, ma, nello sviluppo della lotta di classe, è divenuto privo di efficacia rivoluzionaria [Poiché i protocolli francese e tedesco danno di questo periodo una versione diversa, riprendiamo la frase riportata ne Il Soviet del 3 ottobre 1920 a illustrazione del pensiero del relatore].

L'argomento che bisogna risolvere il problema pratico di un'azione parlamentare comunista, sottoposta alla disciplina del partito, perché anche in periodo post-rivoluzionario dovremmo organizzare e utilizzare ai nostri fini un materiale umano tratto dagli ambienti borghesi e piccoli-borghesi, questo argomento potrebbe essere invocato anche per giustificare l'utilità di avere dei ministri socialisti in regime di dominazione borghese.

Ma non è il momento di approfondire questo problema, e io mi limito a dichiarare che conservo le mie opinioni sulla questione che ci occupa. Sono più che mai convinto che l'Internazionale Comunista non riuscirà a concretare un'azione che sia nello stesso tempo parlamentare e veramente rivoluzionaria.

Infine, poiché si è riconosciuto che le tesi da me proposte poggiano su principi puramente marxisti, e non hanno nulla in comune con gli argomenti antiparlamentari degli anarchici e dei sindacalisti, spero che siano votate dai compagni di orientamento astensionista che li accettano in blocco e nel loro spirito, perché condividono le affermazioni marxiste che ne formano l'essenza.
 

(I discorsi che precedono sono tratti dal Protokoll des II WeltKongresses der Kommunistische Internationale, pp. 404-416, 451-455 e 455-456).

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