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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 28 Ottobre 2020

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 

Introduzione di Trotsky e Tesi Lenin Bucharin sui partiti comunisti e il parlamentarismo

 

(Da Manifestes, Thèses et Résolutions des quatre premiers Congrès Mondiaux de l'Internazionale Communiste, Paris, 1934)

 

 

1a. Introduzione di Trotzky: La nuova epoca e il nuovo parlamentarismo

L'atteggiamento dei partiti socialisti verso il parlamentarismo consisteva in origine, all'epoca della Prima Internazionale, nell'utilizzare i parlamenti borghesi a scopi di agitazione. La partecipazione al parlamento era considerata dal punto di vista dello sviluppo della coscienza di classe del proletariato nella sua lotta contro la classe dominante.

Questo atteggiamento si modificò sotto l'influenza non della teoria, ma dell'evoluzione politica. Grazie all'aumento incessante delle forze produttive, e all'ampliarsi del campo di sfruttamento capitalistico, il capitalismo e con esso gli Stati parlamentari raggiunsero una prolungata stabilità. Ne derivarono l'adattamento della tattica parlamentare dei partiti socialisti all'attività legislativa "organica" dei parlamenti borghesi e l'importanza sempre maggiore della lotta per le riforme nel quadro del capitalismo, il predominio del cosiddetto programma minimo della socialdemocrazia e la trasformazione del programma massimo in una piattaforma di discussione su un molto remoto "fine ultimo". Su questa base si svilupparono i fenomeni del carrierismo parlamentare, della corruzione, del tradimento palese o nascosto dei più elementari interessi della classe operaia.

La posizione della Terza Internazionale verso il parlamentarismo non è determinata da una nuova dottrina, ma dal mutamento nel ruolo dello stesso parlamentarismo. Nell'epoca passata, il parlamento, come strumento del capitalismo in ascesa, svolgeva, in un certo senso, un'opera storicamente progressiva. Ma, nelle condizioni attuali di imperialismo sfrenato, il parlamento è divenuto uno strumento di menzogna, di inganno, di violenza, e di snervante logorrea. Di fronte alle devastazioni, alle rapine, alle violenze, agli atti di brigantaggio e distruzione dell'imperialismo, le riforme parlamentari, prive di qualunque pianificazione e consistenza, perdono ogni importanza pratica per le masse lavoratrici. Come la società borghese nel suo complesso, così anche il parlamentarismo perde la sua stabilità. Il passaggio dall'epoca organica all'epoca critica crea le basi per una nuova tattica del proletariato nel campo del parlamentarismo. Per esempio, il partito operaio russo (il Partito bolscevico) poté elaborare il nocciolo del parlamentarismo rivoluzionario fin dall'epoca precedente perché già dal 1905 la Russia aveva perduto il suo equilibrio sociale e politico ed era entrata nel periodo delle tempeste e dei sommovimenti.

Quando certi socialisti che inclinano verso il comunismo si richiamano al fatto che nei loro paesi l'ora della rivoluzione non è ancora giunta e si rifiutano di rompere con gli opportunisti parlamentari, essi partono in fondo, coscientemente o semicoscientemente, da una valutazione dell'epoca attuale come di un'epoca di relativa stabilità dell'imperialismo, e pensano che su questa base, nella lotta per le riforme, una coalizione con i Turati e i Longuet possa dare risultati pratici.

Il comunismo deve invece partire da una chiara visione teorica del carattere dell'epoca presente (apogeo del capitalismo, sua autonegazione e autodistruzione imperialistica, ininterrotto aumento delle guerre civili, ecc.). Le forme dei rapporti e raggruppamenti politici possono essere diverse nei diversi paesi. Ma il nocciolo rimane dovunque lo stesso. Si tratta per noi della preparazione politica e tecnica diretta dell'insurrezione del proletariato, della distruzione del potere statale borghese, e della instaurazione di un nuovo potere statale proletario.

Oggi il parlamento non può, in nessun caso, essere per i comunisti il teatro della lotta per le riforme, per il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice, come lo fu in certi momenti dell'epoca passata. Il centro di gravità della vita politica si è completamente spostato fuori dal parlamento, e in modo definitivo. D'altra parte, la borghesia, a causa non solo dei suoi rapporti con le masse lavoratrici, ma anche dei complicati rapporti reciproci all'interno della classe borghese, è costretta a realizzare, in un modo o nell'altro, una parte delle sue misure attraverso il parlamento, dove le varie cricche si contendono il potere, serbano la loro forza, tradiscono i loro punti deboli, si compromettono, ecc.

Il compito storico immediato della classe operaia consiste quindi nello strappare questi apparati dalle mani delle classi dirigenti, nell'infrangerli, nel distruggerli, e nel sostituirli con nuovi organi di potere proletari. Nello stesso tempo, lo stato maggiore rivoluzionario della classe operaia è straordinariamente interessato ad avere i suoi portavoce nelle istituzioni parlamentari della borghesia per facilitare questo compito di distruzione. Ne risulta con estrema chiarezza la differenza radicale fra la tattica del comunista che entra nel parlamento con obiettivi rivoluzionari e la tattica del parlamentare socialista. Questi parte dal presupposto di una relativa stabilità, di una durata indefinita del regime attuale, si pone il compito di ottenere con ogni mezzo delle riforme ed è interessato a che ogni conquista delle masse sia da queste considerata un merito del parlamentarismo socialista (Turati, Longuet, ecc.).

Al vecchio parlamentarismo capitolardo subentra il nuovo parlamentarismo, inteso come uno degli strumenti per la distruzione del parlamentarismo in generale. Le ignobili tradizioni della vecchia tattica parlamentare spingono alcuni elementi rivoluzionari nel campo degli antiparlamentaristi per principio (I.W.W., sindacalisti rivoluzionari, partito operaio comunista di Germania). Tenuto conto di questo fenomeno, il Secondo Congresso dell'Internazionale Comunista formula le seguenti tesi.
 

1b. Le Tesi: Il comunismo, la lotta per la dittatura del proletariato e l'utilizzo dei parlamenti borghesi.

 

I

1. Il parlamentarismo come sistema statale è divenuto la forma "democratica" di dominio della borghesia, la quale, a un certo grado del suo sviluppo, ha bisogno della finzione di una rappresentanza popolare che, mentre esteriormente appare come l'organizzazione di una "volontà del popolo" al di sopra delle classi, in realtà è uno strumento di oppressione e soggiogamento nelle mani del capitale imperante.

2. Il parlamentarismo è una determinata forma di ordinamento dello Stato. Perciò, esso non può in nessun caso essere una forma della società comunista, che non conosce né classi, né lotta di classe, né potere statale di sorta.

3. Il parlamentarismo non può neppure essere la forma dell'amministrazione proletaria dello Stato nel periodo di transizione dalla dittatura della borghesia alla dittatura del proletariato. Nel momento di lotta di classe inasprita, che trapassa in guerra civile, il proletariato deve inevitabilmente costruire la sua organizzazione statale come organizzazione di combattimento in cui non siano ammessi i rappresentanti delle vecchie classi dominanti. In questo stadio, ogni finzione di una "volontà generale del popolo" è direttamente nociva al proletariato. Il proletariato non ha bisogno di alcuna divisione parlamentare del potere; essa gli è nefasta. La forma della dittatura proletaria è la Repubblica dei Consigli.

4. I parlamenti borghesi, che costituiscono i più importanti ingranaggi della macchina statale della borghesia, non possono essere conquistati così come il proletariato non può conquistare lo Stato borghese in generale. Il compito del proletariato consiste nel far saltare la macchina statale della borghesia, nel distruggerla e, insieme con essa, distruggere gli istituti parlamentari, poco importa se repubblicani o monarchico-costituzionali.

5. Lo stesso vale per le istituzioni municipali della borghesia, che è teoricamente erroneo contrapporre agli organi dello Stato. In realtà, essi sono appunto quegli ingranaggi del meccanismo statale della borghesia, che il proletariato rivoluzionario deve distruggere e sostituire con Consigli locali di operai.

6. Il comunismo nega dunque il parlamentarismo come forma del futuro ordine sociale. Lo nega come forma della dittatura di classe del proletariato. Nega la possibilità di una duratura conquista del parlamento; si pone il compito di distruggere il parlamentarismo. Perciò si può parlare soltanto di utilizzo degli istituti statali borghesi ai fini della loro distruzione. In questo e soltanto in questo senso è lecito porre la questione.
 
 

II

7. Ogni lotta di classe è una lotta politica, perché è in definitiva una lotta per il potere. Ogni sciopero che si estenda a tutto un paese diventa un pericolo per lo Stato borghese, e quindi assume carattere politico. Voler abbattere la borghesia e distruggerne lo Stato significa dover condurre una lotta politica. Creare un apparato proletario di classe – qualunque esso sia – per l'amministrazione e per la repressione della resistenza della borghesia, significa conquistare il potere politico.

8. La questione della lotta politica non si identifica dunque con la questione dell'atteggiamento verso il parlamentarismo. Essa è la questione generale della lotta di classe proletaria che, da piccole lotte parziali, si trasforma in lotta per l'abbattimento dell'ordine capitalista in generale.

9. Il metodo più importante di lotta del proletariato contro la borghesia, cioè contro il suo potere statale, è prima di tutto il metodo delle azioni di massa. Queste sono organizzate e dirette dalle organizzazioni rivoluzionarie di massa del proletariato (sindacati, partiti, soviet) sotto la direzione generale di un partito comunista compatto, disciplinato e centralizzato. La guerra civile è una vera e propria guerra. In essa il proletariato deve possedere un buon corpo politico di ufficiali, un buon stato maggiore politico, che diriga tutte le operazioni su tutti i campi di battaglia.

10. La lotta delle masse è tutto un sistema di azioni in sviluppo continuo, che assumono forme sempre più aspre e portano logicamente alla insurrezione contro lo Stato capitalistico. In questa lotta che si trasforma in guerra civile, il partito dirigente del proletariato deve assicurarsi di norma tutte le posizioni legali possibili, farne dei punti di appoggio sussidiari della sua attività rivoluzionaria e subordinarle al piano della campagna principale, la campagna della lotta delle masse.

11. Uno di questi punti d'appoggio sussidiari è la tribuna del parlamento borghese. Contro la partecipazione alla lotta parlamentare non si può in nessun caso addurre l'argomento che il parlamento è un istituto statale borghese. Il Partito comunista entra in questo istituto non per svolgervi un lavoro organico, ma per aiutare le masse, dall'interno del parlamento, a distruggere con la propria azione la macchina statale della borghesia e il parlamento stesso. (Esempi: l'attività di Liebknecht in Germania, dei bolscevichi nella Duma zarista, nella "Conferenza democratica" e nel "Preparlamento" di Kerenski, nella "Costituente" e nelle dume cittadine, e, infine, l'azione dei comunisti bulgari).

12. Questo lavoro in seno al parlamento, che serve essenzialmente all'agitazione rivoluzionaria dalla tribuna parlamentare, allo smascheramento del nemico, e all'unificazione ideologica delle masse – le quali sono prigioniere, soprattutto nei paesi arretrati, di illusioni democratiche, e i cui occhi sono ancora rivolti alla tribuna parlamentare – deve essere completamente subordinato ai fini e ai compiti della lotta extraparlamentare delle masse.

La partecipazione alle campagne elettorali e la propaganda rivoluzionaria dall'alto della tribuna parlamentare, rivestono una particolare importanza per la conquista politica di quegli strati della classe operaia (come per esempio le masse lavoratrici delle campagne) che sono rimasti finora estranei alla vita politica.

13. I comunisti, se ottengono la maggioranza nelle istituzioni municipali, devono: a) condurre un'opposizione rivoluzionaria contro il potere centrale borghese; b) fare di tutto per aiutare la popolazione più povera (misure economiche, organizzazione o tentativi di organizzazione di milizie operaie armate ecc.); c) mostrare in ogni occasione i limiti che il potere statale centrale borghese oppone ad ogni riforma veramente radicale; d) svolgere su questa base una propaganda rivoluzionaria decisa, senza temere i conflitti col potere statale; e) in date circostanze, sostituire le amministrazioni comunali ecc. con soviet operai locali. L'intero lavoro dei comunisti nelle istituzioni municipali deve quindi far parte integrante della loro attività generale per l'abbattimento dello Stato capitalistico.

14. La campagna elettorale non deve mai essere una caccia al più gran numero possibile di seggi, ma una mobilitazione rivoluzionaria delle masse per le parole d'ordine della rivoluzione proletaria. La lotta elettorale deve essere condotta dall'intera massa degli iscritti al partito, non dal solo strato dirigente. Tutte le azioni di massa (scioperi, dimostrazioni, fermento tra i soldati e i marinai, ecc.), che si verifichino in quel particolare momento devono essere sfruttate lavorando in strettissimo contatto con esse. Tutte le organizzazioni proletarie di massa devono essere mobilitate per un lavoro attivo.

15. Quando tutte queste condizioni, come pure quelle contenute in istruzioni particolari, siano osservate, l'attività parlamentare è l'esatto opposto del sudicio politicantismo praticato dai partiti socialdemocratici di tutti i paesi, che vanno in parlamento per sostenere questa istituzione "democratica" o, nel migliore dei casi, per "conquistarla". Il Partito comunista può essere soltanto per l'utilizzo rivoluzionario del parlamentarismo nello spirito di Karl Liebknecht, di Hoeglund e dei bolscevichi.
 
 

III

16. L'"antiparlamentarismo" di principio, nel senso di un rifiuto assoluto e categorico della partecipazione alle elezioni e dell'azione parlamentare rivoluzionaria, è dunque una dottrina ingenua, infantile, che non regge alla critica; una dottrina che trae a volte origine da un sano disgusto per i politicanti parlamentari, ma, nello stesso tempo, non vede le possibilità di un parlamentarismo rivoluzionario. Inoltre questa dottrina è spesso legata ad una concezione del tutto erronea della funzione del partito, che vede nel Partito comunista non l'avanguardia centralizzata dei lavoratori, ma un sistema decentrato di gruppi legati solo da vincoli deboli ed elastici.

17. D'altra parte, dal riconoscimento in linea di principio dell'attività parlamentare non segue in alcun modo che si debba partecipare in tutte le circostanze a date elezioni e sedute del parlamento. Ciò dipende da tutta una serie di condizioni specifiche. In certi casi può essere necessaria l'uscita dal parlamento. Così agirono i bolscevichi quando abbandonarono il Preparlamento, per farlo saltare, togliergli subito ogni forza, e contrapporgli brutalmente il Soviet di Pietrogrado, che era alla vigilia dell'insurrezione; così agirono quando sciolsero la Costituente e spostarono il centro di gravità degli avvenimenti politici verso il III Congresso dei Soviet. In altri casi, possono essere necessari il boicottaggio delle elezioni e l'immediata, violenta eliminazione dell'intero apparato statale e della cricca parlamentare borghese, o anche una partecipazione alle elezioni combinata col boicottaggio del parlamento.

18. Perciò, pur riconoscendo in regola generale la necessità di partecipare alle elezioni, ai parlamenti centrali e agli organi dell'autogoverno locale, e di lavorare in queste istituzioni, il Partito comunista deve decidere la questione in concreto, partendo dalle peculiarità specifiche del momento. Il boicottaggio delle elezioni o del parlamento, come pure l'uscita dal parlamento stesso, sono ammissibili in particolare quando esistono i presupposti immediati del passaggio alla lotta armata.

19. In tutto ciò, si deve sempre tener presente il carattere relativamente secondario di questa questione. Poiché il centro di gravità risiede nella lotta extraparlamentare per il potere politico, va da sé che la questione della dittatura proletaria e della lotta delle masse per questa dittatura non può essere messa sullo stesso piano con la questione particolare dello sfruttamento del parlamentarismo.

20. Perciò l'Internazionale Comunista afferma con la massima energia che ritiene un grave errore ogni scissione o tentativo di scissione in seno ai partiti comunisti su questa questione e per questo solo motivo. Il Congresso invita tutti coloro che stanno sul terreno della lotta delle masse per la dittatura proletaria sotto la guida di un partito centralizzato del proletariato rivoluzionario, di un partito che eserciti la sua influenza in tutte le organizzazioni di massa della classe lavoratrice, a realizzare la più completa unità dei gruppi comunisti, malgrado possibili divergenze di idee sul problema dell'utilizzo dei parlamenti borghesi.

 

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