Lunedì, 05 Dicembre 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Dalla Germania: A proposito dei contratti collettivi di lavoro del personale infermieristico della Charité e di Vivantes

Nell'ultimo numero del nostro giornale in lingua tedesca, Kommunistisches Programm, abbiamo riferito dell'azione sindacale del personale infermieristico della Charité (Berlino) per un contratto collettivo di lavoro, che dovrebbe garantire migliori condizioni di lavoro – azione sindacale che era ancora in corso al momento della pubblicazione. In quell’articolo, criticavamo il ruolo del sindacato Ver.Di che, puntando sulle elezioni e su altre forme di politica borghese, oltre che su scioperi in parte puramente simbolici, ha cercato ancora una volta di far fallire le lotte e di incanalare la rabbia dei lavoratori [1]. Tuttavia, l'ampia pubblicità data alla lotta e la solidarietà espressasi con altre iniziative sociali e sezioni della nostra classe, così come lo scambio e la creazione di reti di collegamento tra i lavoratori dell'assistenza, sono senza dubbio tra le caratteristiche positive di quest’azione industriale.

Non bisogna però dimenticare che gli scioperi, in particolare, sono un mezzo di pressione doloroso per il Capitale, perché interrompono direttamente la produzione di profitto. Proprio per questo è importante utilizzare questo mezzo di pressione con la massima severità e non perdersi in inutili appelli, convocazioni elettorali e liste di firme. Quest’azione sindacale ha dimostrato che è emersa una dinamica di lotta che ha esercitato pressione non solo sulla direzione ospedaliera, ma anche su ver.di. E, soprattutto, che è possibile lottare nel settore dell'assistenza non solo per ottenere salari più alti, ma anche per migliorare le condizioni di lavoro e le questioni relative all'organico. Ciò è in contrasto con le esperienze ampiamente negative dei precedenti accordi collettivi, che erano formulati in modo troppo vago e venivano attuati solo in modo insufficiente dalla direzione degli ospedali, oppure venivano completamente disattesi perché non esistevano opzioni sanzionatorie efficaci in caso di mancato rispetto.

Nel frattempo, dall’8 dicembre 2021, è in vigore un contratto collettivo per il personale infermieristico della Charité (Contratto collettivo per le professioni sanitarie), che è – lo ricordiamo – il più grande ospedale d'Europa, interamente di proprietà dello Stato di Berlino. Lo stesso giorno è stato concluso un contratto collettivo analogo (Contratto collettivo "Pro Personal Vivantes") con il gruppo ospedaliero statale Vivantes, il più grande gruppo ospedaliero municipale della Germania. Circa il 96% degli iscritti al Ver.Di ha votato a favore del risultato della negoziazione in entrambi gli ospedali, che forniscono pressoché la metà di tutti i posti letto della capitale. Pertanto, vale la pena di esaminare nuovamente i risultati, da un lato, e l'effettiva attuazione degli aiuti formulata vagamente dalla direzione delle due cliniche, dall'altro.

Lo sciopero

Trascorso l'ultimatum di cento giorni dato dal personale infermieristico ai politici e alla direzione delle due cliniche (accompagnato da una grande varietà di azioni, alcune delle quali efficaci in termini di pubblicità, ma anche accompagnate da inutili appelli ai politici e alla direzione, come la consegna di 8.397 firme, il 12 maggio), per il momento, come ci si aspettava, non è successo nulla, visto che fino a quel momento non c'erano stati scioperi a oltranza.

Quanto siano grandi e pericolose le illusioni della politica borghese nelle lotte sociali si può leggere sulla rivista Analyse und Kritik del 19 ottobre 2021, in un dettagliato resoconto di un attivista: “E avevamo dato per scontato che nelle aziende statali, con le imminenti elezioni alla Camera dei Deputati, questa pressione sarebbe stata abbastanza grande da soddisfare le nostre richieste... Nonostante le numerose promesse dei politici di alto livello di voler influenzare la gestione dell'ospedale, ciò non si è tradotto in alcuna promessa finanziaria concreta. Il proprietario – lo Stato di Berlino – non era disposto a farlo”.

A ogni modo, questi cento giorni sono serviti a creare un pubblico più ampio e a migliorare l'organizzazione e lo scambio tra i colleghi. I gruppi di lavoratori hanno discusso delle richieste e di come migliorare concretamente la situazione. Dopo che un gruppo si è accordato su una richiesta, sono stati eletti i delegati. I circa mille delegati hanno poi raccolto le richieste in una riunione tenutasi il 9 luglio nello stadio “An der Alten Försterei” della squadra di calcio “Union Berlin”.

Ad agosto 2021, ci sono stati i primi scioperi di avvertimento e a settembre il personale infermieristico della Charité ha scioperato a tempo indeterminato per 30 giorni, quello di Vivantes per 35 giorni, interrotti da trattative. Inizialmente, circa mille lavoratori hanno partecipato allo sciopero in entrambi gli ospedali, ma Ver.Di ha successivamente portato a duemila il numero dei lavoratori in sciopero.

Le direzioni di entrambi gli ospedali si sono rifiutate di firmare accordi sul servizio di emergenza, miranti a garantire che le emergenze continuassero a essere trattate e che nessun paziente fosse messo a rischio. Di conseguenza, i lavoratori stessi hanno stabilito un accordo di servizio di emergenza e annunciato la chiusura dei reparti con sei giorni di anticipo e la chiusura dei letti con tre giorni di anticipo. Per le aree che non potevano essere chiuse completamente è stato predisposto un organico di emergenza. Inizialmente, Vivantes ha cercato di intraprendere un'azione legale contro gli scioperi (cosa che Charité aveva già tentato di fare in passato).

Mentre solo due reparti sono stati chiusi alla Charité, 16 reparti sono stati chiusi alla Vivantes e molti letti sono stati bloccati. Ciò si spiega con il fatto che, da un lato, le rivendicazioni degli ospedalieri di Vivantes erano maggiori e, dall'altro, che la direzione dell'ospedale era ancora meno disposta a rispondere alle richieste degli scioperanti.

Il 5 ottobre si è tenuta una conferenza stampa pubblica presso la Volksbühne di Berlino per raggiungere un pubblico più ampio, e il 9 ottobre si è tenuta a Berlino una manifestazione con circa 5.000 persone, organizzata dal “Movimento ospedaliero berlinese”, che riunisce i lavoratori di Vivantes e Charité: tra loro, erano visibili i riders di Gorillas, gli attivisti della cosiddetta campagna “Expropriate Deutsche Wohnen & Co.” a proposito degli affitti altissimi [2] e il sindacato per l'istruzione e la scienza GEW, tutti anche in lotta in questo periodo. Il 7 ottobre, Ver.Di e Charité hanno concordato un documento sui punti chiave, da cui è poi scaturito il contratto collettivo; presso Vivantes, l'accordo è stato raggiunto pochi giorni dopo, il 12 ottobre. L'8 dicembre 2021, il contratto collettivo con una durata di 3 anni (dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2024) è stato deciso dagli iscritti di Ver.Di con una votazione in entrambi gli ospedali.

Il risultato e una breve valutazione

Per molte persone e gruppi che si considerano “di sinistra”, lo sciopero è stato un successo completo: per esempio, “lunapark 21” scrive “Lo sciopero si è concluso con la vittoria dei lavoratori” 8/1/ 2022), e Marx21 (organizzazione trotzkista all’interno del partito Die Linke) dichiara: “Movimento per l'ospedale di Berlino: ecco come abbiamo vinto”. Ma la realtà per i lavoratori è più complicata: in primo luogo, si può notare che i contratti collettivi di scarico [riduzione dei carichi di lavoro] contengono sì miglioramenti per i lavoratori, ma sono stati concessi a malincuore dagli ospedali solo dopo una prolungata vertenza industriale. Si tratta di un successo parziale, o forse di una vittoria di tappa, perché non sono affatto sufficienti. In ultima analisi, tuttavia, il successo dipende dall'effettiva messa in atto dei rapporti di lavoro concordati, che in passato è stata piuttosto lenta. E anche in questo caso, l’onere per il personale infermieristico rimane a un livello molto alto, con una retribuzione insufficiente: c'è solo una certa pressione che viene allentata. A ciò si aggiunge la lunghissima durata (3 anni), durante i quali vige di fatto il divieto di sciopero e la direzione si mette al sicuro dalla rabbia dei lavoratori.

Un aspetto positivo è, ovviamente, il fatto che le lotte siano state condotte in questa forma, nonostante l'atteggiamento esitante dell'apparato sindacale negli ultimi anni. D'altro canto, sono state sperimentate e inaugurate nuove strutture, come i delegati di squadra, e si sono svolti corsi di formazione e trasferimento di conoscenze a diversi livelli.

Alla Charité, è stato deciso di assumere altri 700 lavoratori, il che rappresenta già un quasi dimezzamento rispetto alla richiesta iniziale di 1.200 unità – e la direzione dell'ospedale ha 3 anni di tempo per farlo. Nel complesso, si tratta di un numero ancora troppo basso per eliminare la grave carenza di personale e non è chiaro se questo personale verrà effettivamente assunto.

Anche l'organico è migliorato. In precedenza, un'infermiera era responsabile di un massimo di 4 pazienti nei reparti di terapia intensiva e di 20-30 nel servizio notturno, mentre ora l'assistenza deve essere 1:1 o 1:10 - 1:17; nelle sale parto, un'ostetrica dovrebbe ora accompagnare una sola donna durante il parto, invece di tre donne come in precedenza. Per il lavoro in cinque servizi con carenza di personale, il personale riceverà ora un punto di stress, che corrisponde a otto ore di tempo libero compensativo. Tuttavia, il limite è di 5 giorni di ferie all'anno.

Vivantes ha anche introdotto un sistema a punti con turni gratuiti, se i turni sono carenti di personale. Tuttavia, la situazioni qui è meno regolamentata rispetto alla Charité: invece di 5 turni con carenza di personale (Charité), qui c’è solo un giorno di riposo per 9 turni con carenza di personale. Ma entro il 2024, il rapporto dovrà essere portato al livello di quello della Charité.

La retribuzione non è stata oggetto di negoziazione, poiché si applica ancora il contratto collettivo del settore pubblico (TVÖD).

Nel frattempo, i media riportano anche alcune notizie sull'attuazione del contratto collettivo di scarico. Ad esempio, il TAZ (Tageszeitung, giornale filo-Partito dei Verdi) del 27 aprile 2022 scrive di un'infermiera di terapia intensiva alla Charité che “molto spesso deve lavorare ancora in turni stressanti", cioè quelli in cui deve occuparsi di un numero di pazienti superiore a quello consentito dal contratto collettivo; eppure, l'infermiera è contenta che “il sovraccarico sia misurato” e che ci sia un tempo di riposo compensativo. C'è anche un “attrito” con la direzione della Charité su quale personale sia incluso nel software di sovraccarico: per esempio, la gestione comprende i direttori di reparto che lavorano in ufficio e non “al capezzale”, anche se non contribuiscono in alcun modo ad alleggerire il personale infermieristico. Vivantes sta prendendo ancora più tempo per l’attivazione del contratto collettivo, questione sollevata anche da diversi giornali. Di nuovo, scrive il TAZ: “è ovvio che Vivantes sta prendendo molto tempo con l'attivazione. Molte delle informazioni di cui il comitato aziendale ha bisogno vengono fornite solo con esitazione dalla direzione”.

Per il sindacato Ver.Di, l’azione industriale è stata decisamente proficua: sono stati conquistati più di 2000 nuovi iscritti – un prerequisito importante per continuare le lotte nei due ospedali.

Infine, è positivo sottolineare che l'azione sindacale è stata una sorta di progetto pilota tedesco per le lotte nel settore infermieristico e ha avuto un impatto anche su altre cliniche, come le Asklepios nel Brandeburgo o le cliniche universitarie della Renania Settentrionale-Vestfalia (Aachen, Bonn, Colonia, Düsseldorf, Essen e Münster). Qui, ad agosto, il 73,58% degli iscritti al Ver.Di intervistati presso le cliniche universitarie e la commissione di contrattazione del sindacato hanno approvato il nuovo contratto collettivo “Sollievo”, dopo 77 giorni di sciopero. Tuttavia, è necessario mettere in guardia da un eccessivo ottimismo, come riconosce anche un articolo apparso sulla “Junge Welt” del 21 luglio, con il titolo “Non basta per niente”: “Si tratta di un contratto collettivo combattuto e il suo valore pratico è tutto da vedere”.

La lotta sindacale dei lavoratori dell'assistenza ha dimostrato che è importante e possibile organizzarsi e lottare per i propri interessi di classe. Solo in questo modo può emergere una forza con la quale si possono ottenere miglioramenti anche limitati. Inoltre, è emerso ancora una volta che i sindacati di regime sostengono in una certa misura queste lotte (o talvolta le rendono possibili grazie a sindacalisti impegnati alla base), ma cercano comunque di incanalare il malcontento e limitare le proteste. Pertanto, come noi sottolineiamo sempre, è necessario che dalle lotte emergano nuove e autentiche strutture sindacali di base in grado di mettere in discussione il partenariato sociale, il corporativismo e lo Stato. Questa è una condizione obbligatoria per arrivare alla ripresa della lotta di classe e per ottenere maggiori successi. Poiché, di norma, solo una coscienza spontanea nasce dalle lotte stesse, è essenziale soprattutto la riorganizzazione e il radicamento del Partito Comunista Internazionale a livello mondiale, affinché attraverso il suo lavoro politico possa svilupparsi una vera coscienza di classe e si possa riaprire per la nostra classe la prospettiva di una società comunista senza classi. È per questo che ci battiamo e lavoriamo.

 

[1] Ver.di (Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft, Unione dei sindacati del settore dei servizi) è il secondo sindacato tedesco, dopo la IG-Metal, e conta circa due milioni di iscritti.

[2] Vedi l’articolo apparso sul n.2/2020 de Il programma comunista: “La carenza di alloggi: piaga sempre aperta del capitalismo”.

Punti di contatto:

 
Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, ogni ultimo giovedì del mese dalle ore 19, presso il Cafè Comunista, RAUM, Rungestrasse 20, 10179 Berlino.
Bolognac/o Circolo ARCI Guernelli - via Gandusio 6 - 40128 Bologna (sotto il ponte di Stalingrado) saletta al primo piano, vicina alla scala del bar (Prossime date e orari: 23/10/22, 20/11/22, 18/12/22, 22/01/23, 19/02/23, 19/03/23, 23/04/23, 21/05/23, 04/06/23 dalle 15,30 alle 17,30)
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 03 dicembre 2022, dalle 15.30)
Cagliari, c/o Baracca Rossa, via Principe Amedeo, 33 - 09121 Cagliari (ultimo giovedi del mese, dalle 20)
 

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