Preparazione rivoluzionaria

Il partito è necessario alla vittoria rivoluzionaria in quanto è necessario che molto prima una minoranza del proletariato cominci a gridare incessantemente al rimanente che occorre armarsi per l'urto supremo, armandosi essa stessa ed istruendosi alla lotta che sa inevitabile. Appunto perciò il partito, per assolvere il suo compito specifico, non deve solo predicare e dimostrare con ragionamenti che la via pacifica e legale è una via insidiosa, ma deve “trattenere” la parte più avanzata del proletariato dall'addormentarsi nell'illusione democratica, ed inquadrarla in formazioni che da una parte comincino a prepararsi alle esigenze tecniche della lotta col fronteggiare le azioni sporadiche della reazione borghese, dall'altra abituino se stesse e una larga parte circostante delle masse alle esigenze ideologiche e politiche dell'azione decisiva, con la loro critica incessante dei partiti socialdemocratici e la lotta contro di essi nell'interno dei sindacati. L'esperimento socialdemocratico in certe situazioni deve avvenire ed essere utilizzato dai comunisti, ma non si può pensare questa “utilizzazione” come un fatto subitaneo da avvenire alla fine dell'esperimento, bensì come il risultato di una incessante critica che il partito avrà ininterrottamente svolta, e per la quale è indispensabile una precisa separazione di responsabilità. Di qui il nostro concetto che il partito comunista non può abbandonare mai la sua attitudine di opposizione politica allo Stato e agli altri partiti, considerata come un elemento della sua opera di preparazione rivoluzionaria, di costruzione delle condizioni soggettive della rivoluzione.

                                                                                  (da “La tattica dell'Internazionale”, 1922)