Il capitalismo e la sua organizzazione per Stati nazionali producono sempre e solo guerra: guerra tra i singoli capitali, guerra tra i singoli monopoli, guerra per il controllo dei mercati, guerra per il controllo delle materie prime e, sempre, guerra permanente contro la nostra classe proletaria, l'immensa schiera dei lavoratori dipendenti!
Il modo di produzione capitalistico è ormai da anni in una crisi di sovrapproduzione: troppe merci, troppi capitali non riescono più a garantire alle aziende il profitto aspettato, nonostante il disperato tentativo di aumentare i guadagni esaltando con ogni mezzo la “produttività”, l'apologia del consumo, l'inganno della speculazione finanziaria.
Sono la conseguenza evitabile del dominio della borghesia.
Non permetteremo di ergersi a "difensori della pace e dei diritti umani" coloro i quali non hanno offerto mai altro che un sistema economico e sociale che perpetua quotidianamente la violenza sfruttatrice del lavoro salariato sulla maggioranza dell'umanità e delle risorse naturali del nostro pianeta, ovunque e senza pietà – un sistema economico e sociale ormai diventato intollerabile.
Un sistema economico e sociale espressione del modo di produzione capitalistico che ha sempre dovuto fare (e costringere noi proletari senza riserve a fare) la guerra per sopravvivere a se stesso.
Nel giro di due anni, in Ucraina, il massacro, il macello, è diventato un dato di fatto e questa come ogni altra guerra scatenata dagli Stati nazionali borghesi è una catastrofe umana che deve essere contrastata con forza e senza retorici piagnistei: chiunque pensi che si stia difendendo la “libertà” o il “diritto internazionale” o addirittura i “diritti umani” combattendo la “dittatura” in nome di una qualsiasi patria da “autodeterminare” o da difendere è vittima e complice della propaganda bellica di quei maledetti Stati.