Nella mattina di oggi, mercoledì 6 aprile, a seguito di alcune segnalazioni telefoniche anonime, le “forze dell'ordine” si sono “prontamente portate” (come si dice in gergo) sul luogo, la sede nazionale romana dell'USB, in cerca di “armi”. E, miracolo!, le hanno “prontamente” trovate, sotto forma di una pistola... depositata nella cassetta di scarico di un water. La cosa è talmente ridicola che la tentazione di buttarla sul ridere è molto forte; ma, venendo dopo altri fatti di repressione e provocazione, la cosa è seria, perché conferma che è sempre più in atto una vera campagna poliziesca contro i lavoratori e le lavoratrici, come abbiamo avuto modo di denunciare anche in un precedente comunicato (“Primavera di violenza e repressione”, disponibile sul nostro sito), relativo ad altri fatti recenti.
Giunge in questi giorni la notizia di una possibile ennesima tregua alla guerra di sterminio e pulizia etnica dello Stato d'Israele nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nel Libano e nel Golan “siriano”. Alcune cose debbono continuare a essere chiare. Qualunque sia l'esito immediato di questa vicenda sanguinosa, altro frutto avvelenato delle dinamiche imperialiste, è evidente che non ci sarà sbocco né politico-militare né umanitario. Lo Stato d'Israele continuerà a svolgere il ruolo di gendarme armato dell'area medio-orientale che gli è stato affidato dall'imperialismo USA, con il tacito e ipocrita consenso degli imperialismi “alleati” e con quello “conflittuale” delle potenze emergenti, nel silenzio colpevole e complice delle borghesie arabe, di cui tutte le fazioni palestinesi fanno parte a pieno titolo.