DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

NON BASTANO LE SFILATE! ORGANIZZARSI OVUNQUE PER UNA LUNGA E RADICALE LOTTA DI CLASSE CONTRO LO STATO DEL CAPITALE, LE SUE ISTITUZIONI E TUTTI I SUOI PARTITI!

 

  1. Organizzazione della lotta di difesa delle condizioni di vita e di lavoro, per colpire duramente gli interessi economici e politici della borghesia
  2. Rifiuto di accettare sacrifici economici e sociali in nome dell'“economia nazionale”
  3. Rottura aperta della pace sociale e ritorno deciso ai metodi e agli obiettivi della lotta di classe, unica reale e praticabile solidarietà internazionalista di noi proletari, tanto nelle metropoli quanto nelle periferie imperialiste
  4. Rifiuto di ogni complice partigianesimo (nazionalista, religioso, patriottico, mercenario, umanitario, socialisteggiante, ..) a favore di uno qualsiasi degli Stati o fronti di Stati coinvolti nelle guerre
  5. Azioni di sciopero economico e sociale che portino a veri scioperi generali per paralizzare la vita nazionale e aprire la strada a scioperi politici, atti a rallentare e impedire ogni mobilitazione e propaganda bellica

 

Solo sulla base di questi capisaldi pratici ci si potrà preparare a respingere la miseria, il dolore e il lutto che colpiscono la maggior parte della nostra classe. Essa è sacrificata sui fronti bellici e nelle retrovie in nome di “patrie” che sono solo associazioni a delinquere aventi la finalità di perpetuare lo sfruttamento capitalistico – uno sfruttamento che sull’arco di poco più di due secoli sta minando le condizioni di esistenza della nostra specie e della natura di cui siamo parte.

Con questi capisaldi (e nel corso di battaglie che è e sarà costretta a combattere), la nostra classe, l'immensa schiera di chi per vivere non può fare altro che vendere la propria forza lavoro, potrà riconquistare un’autonomia di lotta nei confronti del suo nemico storico, la borghesia e la moltitudine delle mezze classi intellettualoidi e parassite che la sostengono, contro il loro Stato e le loro istituzioni.

Ma solo se le avanguardie di lotta della nostra classe si organizzeranno su questi contenuti (e non soltanto sui pur necessari ma limitati terreni sindacale, ambientale, sociale, ecc...) e raggiungeranno e rafforzeranno il partito della rivoluzione comunista ci si potrà preparare ad azioni di aperto antimilitarismo e disfattismo antipatriottico. Vale a dire:

Lasciare che il proprio Stato e i suoi alleati siano sconfitti, disobbedire in maniera organizzata alle gerarchie militari, fraternizzare con i nostri fratelli di classe (essi pure intrappolati nelle loro “patrie”), tenere ben strette le armi per difendersi prima e liberarsi poi dai tentacoli delle istituzioni borghesi.

Non bisogna dare retta al pacifismo, all'ecologismo, a tutti gli “ismi” di chi propone soluzioni apparentemente facili e praticabili ai drammi e ai disastri causati dal modo di produzione capitalistico, a tutti coloro che, anche gridando o picchiando i pugni, vogliono far credere che sia migliorabile, purché... si cambino i manovratori! Tutti i tentativi di riformare la società borghese (dal riformismo social-democratico di ottocentesca memoria a quelli di ispirazione cristiana o islamica, passando per quelli social-nazionalisti e populisti) si sono dimostrati nient’altro che il modo con cui la parte più intelligente e colta della borghesia dominante vuole e riesce a perpetuare la propria devastante dittatura.

A fronte delle grandi potenzialità rappresentate dalle forze di produzione, i limiti e gli orrori delle forme di produzione capitalistica (proprietà borghese, sfruttamento della forza-lavoro e della natura, monopolio dei prodotti e delle capacità produttive: forme garantite, giustificate e sostenute dalle istituzioni dello Stato) dimostrano la necessità di un movimento che cambi lo stato di cose esistente.

 

Ma non si può arrivare indifesi e impreparati al giorno in cui quel movimento si renderà concreto. La sua preparazione e direzione, cui la immensa classe dei lavoratori salariati è costretta e chiamata, ha bisogno di un'arma: il Partito Comunista, nella sua unità operativa di organizzazione, tattica, programma, principi, teoria. E al grosso lavoro per rendere efficace e operativa quest’arma vi chiamano i compagni e le compagne del nostro partito.

 

Guerre, disastri, devastazioni ambientali, carovita e altre delizie del dominio borghese

 

International Communist Party Press
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