Lunedì, 05 Dicembre 2022

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


In Ucraina come in tutto il mondo, di fronte alla guerra imperialista la parola d’ordine proletaria torni a essere: disfattismo rivoluzionario contro tutte le borghesie e i loro Stati !

La guerra è l‘habitat naturale del capitalismo: imperialismo significa, infatti, accresciuta competizione internazionale, acuite guerre commerciali, esportazione di capitali che entrano inevitabilmente in conflitto gli uni con gli altri, controllo delle sorgenti di materie prime e delle loro vie di trasporto e dunque tentativo di escluderne i concorrenti, fino all'esplodere incontrollato di conflitti prima locali e poi, in prospettiva e in presenza di condizioni materiali favorevoli e necessarie, mondiali.

In questo momento, le relazioni fra le principali potenze imperialiste esprimono le contraddizioni sprigionatesi dal progredire e acuirsi della crisi economica mondiale: necessitano quindi di nuovi rapporti di forza. Gli Stati Uniti d’America (economicamente in declino, ma militarmente aggressivi) non possono più tollerare che altre potenze erodano il loro dominio e le loro aree d’influenza: soprattutto non possono più tollerare che Germania, Francia, e perfino Italia facciano affari con la Russia e la Cina, svincolandosi ulteriormente dal loro lungo dominio. Naturalmente, il pretesto della guerra è sempre il nazionalismo, causa ultima di ogni possibile conflitto, e il letamaio dove esso prospera sono proprio le zone d’incontro e di scontro tra le sfere d’influenza: il pretesto più recente è lo scontro fra il nazionalismo ucraino e quello russo.

Di fronte alla giungla dei nazionalismi, rinascenti o solo per poco sopiti, per non fare la fine dei proletari palestinesi, slavi, irakeni, afgani, libici, siriani, kurdi, la parola d’ordine del proletariato internazionale deve tornare a essere quella del disfattismo rivoluzionario: il rifiuto netto e totale di schierarsi su un fronte come sull’altro, di appoggiare questa o quella borghesia, e in primo luogo la “propria”. Nessuna “patria è in pericolo”, nessuna “democrazia è violata”, nessun “nemico è invasore”, nessun “esercito è liberatore”: l’unica classe minacciata è il proletariato che non deve cadere in queste trappole micidiali!

La sola via per evitare altri macelli passa per:

  1. Rifiuto di accettare sacrifici economici e sociali in nome dell’“economia nazionale”
  2. Organizzazione della lotta di difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari per colpire duramente l’impegno bellico della borghesia
  3. Rottura aperta della pace sociale e ritorno deciso ai metodi e agli obiettivi della lotta di classe, l'unica reale solidarietà internazionalista dei proletari tanto delle metropoli quanto delle periferie imperialiste
  4. Rifiuto di ogni partigianesimo (nazionalista, religioso, patriottico, mercenario, umanitario, pacifista) a favore di uno qualsiasi dei fronti imperialisti.
  5. Azioni di sciopero fino allo sciopero generale contro ogni tipo di mobilitazione e propaganda bellica.

Solo sulla base di queste premesse, che esigono l’indipendenza d’azione del proletariato, sarà possibile organizzare l’aperto disfattismo rivoluzionario, che permetta di sgretolare e spezzare il fronte di guerra e aprire la strada alla guerra di classe. In questo impegno di lotta, i nostri alleati sono i proletari di tutto il mondo e in particolare quelli dei paesi massacrati dalle guerre imperialiste. Non lo sono e non lo saranno mai questo o quello Stato borghese, questa o quella frazione borghese, comunque armata o “resistente”, qualunque sia la sua veste, laica o religiosa, riformista o – peggio ancora – pseudo-socialista. La crisi economica profonda e gli interventi armati che si sono susseguiti in questi ultimi decenni dimostrano che il modo di produzione capitalistico è giunto ormai al capolinea: la sua lunga agonia è solo distruttiva. Lo strumento per dargli il colpo di grazia è l’organizzazione del proletariato nel partito comunista internazionale.

21 febbraio 2022

 

Volantino      

Punti di contatto:

 
Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, ogni ultimo giovedì del mese dalle ore 19, presso il Cafè Comunista, RAUM, Rungestrasse 20, 10179 Berlino.
Bolognac/o Circolo ARCI Guernelli - via Gandusio 6 - 40128 Bologna (sotto il ponte di Stalingrado) saletta al primo piano, vicina alla scala del bar (Prossime date e orari: 23/10/22, 20/11/22, 18/12/22, 22/01/23, 19/02/23, 19/03/23, 23/04/23, 21/05/23, 04/06/23 dalle 15,30 alle 17,30)
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 03 dicembre 2022, dalle 15.30)
Cagliari, c/o Baracca Rossa, via Principe Amedeo, 33 - 09121 Cagliari (ultimo giovedi del mese, dalle 20)
 

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