Continuità...

Il quotidiano La Stampa del 19/2 dedica ampio spazio a “I fantasmi del metanolo”. Tranquilli, nulla di sovrannaturale. Anzi! L’articolo ricorda quanto successe nel 1986 (erano gli anni – tanto per far capire – della… “Milano da bere”): un’intera partita di vino rosso da tavola, di gradazione 12,5° e basso costo, venne ritirata dal commercio, dopo avere causato la morte di “23 persone, 153 intossicati, 15 persone con danni neurologici e cecità permanente”. La causa? Presto detto, nelle parole del quotidiano: “Alcuni produttori [cinquanta aziende vinicole coinvolte!], per aumentare artificialmente il grado alcolico di vini di bassa qualità e risparmiare sulle accise dello zucchero, aggiungevano dosi massicce di metanolo, sostanza tossica normalmente presente nel vino in tracce minime”. Lasciamo perdere il fatto che queste partite di vino al metanolo, a basso costo, sono andate a finire nei supermercati cittadini, dove a comprarle erano “persone a basso reddito”, come si dice pudicamente oggi. Lasciamo perdere il fatto che, a quanto afferma il quotidiano, a 40 anni di distanza le famiglie delle vittime non hanno visto alcun risarcimento. E soprattutto lasciamo perdere il fatto che, in questi 40 anni (per limitarci a 40 anni!), episodi simili di adulterazioni criminali o di conseguenze tragiche della selvaggia corsa al profitto non sono certo mancati in tutti i settori della vita quotidiana nel regno del Capitale e altri ne verranno sicuramente in futuro. Quello che riportiamo è solo un esempio.

Ora però riavvolgiamo il nastro. Torniamo indietro di quasi due secoli: al 1844 (sì, 1844!). Scrive Engels nel suo La situazione della classe operaia in Inghilterra:

“I negozianti e i fabbricanti falsificano tutti gli alimenti in modo ingiustificabile senz'alcun riguardo alla salute di coloro che dovranno consumarli. Più sopra abbiamo lasciato parlare il Guardian, ora lasciamo parlare un altro giornale della classe media (amo prendere a testimoni i miei avversari). Ascoltiamo il Liverpool Mercury:

“«Burro salato è venduto per fresco o viene coperto il pezzo di burro salato con uno strato di burro fresco, o si mette in mostra, per farlo assaggiare, burro fresco, e dopo l'assaggio si vende il burro salato, o se ne leva via il sale, ed il burro viene dato per fresco. Allo zucchero si mescola riso in polvere o altre materie a buon mercato ed il tutto è venduto al prezzo dello zucchero. I rifiuti delle fabbriche di sapone sono del pari venduti misti ad altre materie, come zucchero. Al caffè in polvere si mescolano cicoria od altre materie confezionate come grani di caffè. Il cacao è spesso mescolato con terra oscura, minutamente polverizzata e che è facilmente mescolabile con il puro cacao mediante grasso. Il the è mescolato con foglie di susino, o si vendono per the fresco foglie di the già usato, asciugate, arrostite su lastra di rame riscaldate per dar loro il colore. Il pepe è falsificato con polvere di scorze ecc.; il vino d'Oporto è notoriamente fabbricato (con alcool, materie coloranti ecc.), poiché se ne beve in Inghilterra più di quanto ne produca tutto il Portogallo, ed il tabacco è mescolato con materie nauseanti di tutte le specie, in tutte le forme sotto le quali questo articolo è messo in vendita»

“(Posso aggiungere che, a causa della generale sofisticazione del tabacco parecchi tra i più distinti tabaccai di Manchester dichiararono pubblicamente che nessuno di tali negozi può sostenersi senza falsificazioni e che nessun sigaro che costa meno di tre pence può essere di tabacco). Come è naturale, tutto ciò che riguarda la falsificazione dei mezzi di nutrizione non si ferma qui: potrei numerarne almeno ancora una dozzina (tra le altre la viltà, di mescolare gesso o creta alla farina)”.

Che dire di più? Alla continuità del modo di produzione capitalistico anche in questo campo, opponiamo la nostra continuità: quella (teorica, politica, organizzativa) necessaria per abbatterlo!