Martedì, 19 Gennaio 2021

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Parole franche alle lavoratrici e ai lavoratori più combattivi

È  sotto  gli  occhi  di  tutti  il  fatto  che  l’esplosione  del  Covid-­‐19  ha  rappresentato  un  elemento accelerante della crisi strutturale (esito inevitabile delle dinamiche proprie del modo di produzione capitalistico) che da decenni colpisce le “economie” di tutti gli Stati, indipendentemente dall’ordinamento politico in cui la più diverse borghesie nazionali si organizzano.

Gli effetti più evidenti sono l’aumento generalizzato della disoccupazione e, per chi è ancora utilizzato nel meccanismo di produzione e distribuzione di merci e servizi, aumento dello sfruttamento e perdita salariale. Per di più, a causa degli effetti dei processi di ristrutturazione delle aziende e dell’“ammodernamento” dei più diversi “apparati industriali” diminuiscono le grandi concentrazioni operaie: i lavoratori si trovano dispersi sul territorio metropolitano e cresce la frammentazione di categoria, qualifica, professionalità. Inoltre, le leggi via via promulgate negli anni, a partire dal primo aprirsi del ciclo di crisi a metà anni ’70 del ‘900 (per lo più con il ricorso al “decreto”, segno evidente del carattere imperialista dello Stato borghese, irreversibilmente dittatoriale!), hanno favorito il lavoro appaltato, somministrato, a chiamata, fino a inventarsi quegli stages con cui sfruttare i giovani con la scusa della “formazione professionale” (!). In tempo di crisi, poi, risulta evidente che lo Stato è ed agisce come capitalista collettivo e quindi concentra le proprie risorse non solo per mantenere le proprie “ordinarie” strutture di dominio (“burocrati”, politicanti, sindacalisti di professione, magistrati, poliziotti, forze armate, carceri…), ma soprattutto per finanziare il sistema delle imprese, a partire da quelle di “interesse strategico”: di conseguenza, ben poche risorse rimangono per alimentare la grande truffa del cosiddetto welfare. Così, le spese per la scuola, la sanità, l’assistenza e tutte le altre “spese sociali” sono ridotte all’osso e le condizioni generali di proletari e proletarie non fanno  che  peggiorare:  è  un  fatto  che,  in  Italia  e  nel  mondo,  la  prima  ondata  di  Covid-­‐19  ha travolto soprattutto i “poveri”, sia nei paesi dove la sanità è “privata” sia in quelli dove è “pubblica” (ma sempre gestita con il fine del massimo profitto al minimo costo)! Questi fattori si traducono in un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita della nostra classe, fino all’esplosione di un pauperismo in cui stanno precipitando perfino quei lavoratori che pensavano di poter contare indefinitamente sulle “riserve”, sui “privilegi”, sulle “garanzie” elargite ai tempi dell’illusoria prosperità della fase espansiva del Capitale.

SARÀ NECESSARIO DIFENDERSI E REAGIRE: SENZA NASCONDERSI PERÒ CHE NON SARÀ FACILE!

Per noi comunisti e per voi lavoratrici e lavoratori combattivi, con alle spalle esperienze di lotte lunghe e dure, risulta evidente la necessità di non abbassare la guardia. Ma la grande maggioranza sta subendo sbigottita e impaurita quest’attacco arrogante e prepotente dei nostri nemici di classe. Su tutti, pesa il macigno del sindacalismo ufficiale e concertativo, espressione dell’economia nazionale e interprete della menzogna borghese della “comunanza d’interessi tra padroni e operai” – un sindacalismo parassita che soffoca i nostri bisogni e frena ogni spinta alla lotta, fino a operare come una vera e propria agenzia di crumiri (le recenti vertenze lo dimostrano!). Su tutti, pesa l’azione del “potere giudiziario dello Stato”, quell’azione preventiva e repressiva di polizia e magistratura, con l’applicazione di tutte le leggi che, in una continuità senza rotture (dal Codice Civile al mussoliniano Codice Rocco, dalla costituzionale Legge Reale  ai più recenti “Decreti Salvini” con relativi “emendamenti” del Presidente della Repubblica), mirano a imprigionare in una rete di divieti le nostre possibilità di lotta, criminalizzando la nostra capacità di lotta. La ripresa delle lotte non sarà facile: non avrà andamento lineare, ma alternerà esplosioni e implosioni, piccole vittorie e cocenti battute d’arresto.

 

NON BISOGNA SPRECARE LA NOSTRA CAPACITÀ DI LOTTA E AVERE BEN CHIARO CHI SONO I NOSTRI NEMICI E AFFRONTARLI SENZA AVVENTATEZZA, SENZA ILLUSIONI E SENZA DEMAGOGIA!

Dobbiamo dunque agire riorganizzando le lotte possibili intorno a obiettivi e parole d’ordine che difendano le nostre condizioni di vita e di lavoro, senza alcun riguardo per le “compatibilità”

– balle che ogni giorno ci raccontano padroni, sindacalisti di regime, politicanti di ogni risma, giornalisti e professori, tutti impegnati nell’esaltazione e nella difesa di questo sistema assassino. Dobbiamo lavorare per l’organizzazione di un’associazione stabile di difesa delle nostre condizioni di vita e di lavoro, in grado di superare le anacronistiche e minoritarie sigle e siglette che riflettono la frantumazione in mille categorie in cui ci tiene divisi il padronato – un’associazione fondata su organismi territoriali e non solo di categoria o di “filiera” che sia in grado, con una capacità di mobilitazione, di dare forza anche a tutti coloro che lavorano in condizioni precarie e di ricatto – un’associazione che spazzi via l’illusione che un “sindacato di classe” possa avere come spina dorsale la sommatoria di individui, convinti che un simile sindacato si possa “costruire” senza un autentico movimento di massa, confondendo una possibile (ma sempre meno realizzabile) “riconquista, magari a legnate, dei sindacati esistenti” con la costituzione di “correnti”, “gruppi”, “nuclei” di estensori di democraticissime mozioni congressuali – un’associazione che combatta la presunzione di chi si culla nell’idea che una qualsiasi delle piccole, corporative (seppur combattive), organizzazioni esistenti ne possa costituire l’“embrione” – soprattutto un’associazione che cacci a pedate tutti coloro che vogliono ridurre la necessità di un vasto movimento di lavoratori in lotta per difendersi a un “organismo di massa”, una “consorteria di servi di partito”, pronti a ogni compromesso per una “poltrona” istituzionale qualsiasi.

Lavoratrici e lavoratori combattivi! Proprio perché ogni lotta di difesa economica e sociale assume anche contenuti politici, state in guardia da chi vuole deviare le vostre energie verso obiettivi apparentemente radicali, ma in realtà demagogici e riformisti, come l’illusione che sia possibile “far pagare la crisi ai padroni” imponendo una “tassa sui patrimoni” e “redistribuire” così risorse per “migliorare la nostra vita”.

Il primo passo per contrastare i guasti della crisi economica e organizzare una lotta decisa con metodi e contenuti precisi e praticabili, con una struttura di militanti sindacali consapevoli che con questa lotta possiamo solo imparare a difenderci. Il secondo è imparare a diffidare delle promesse e delle illusioni di quei falsi amici che, anche se si dicono “anti-­‐capitalisti”, vogliono comunque confinarci in eterno nella condizione di lavoratori salariati, sfruttando le nostre lotte e le nostre energie. Il terzo e più difficile è prepararsi a lavorare per togliere il potere ai “padroni”, cioè prepararsi a un non breve processo rivoluzionario, che sovvertirà le condizioni generali per cui oggi non siamo altro che combustibile per la macchina disumana del modo di produzione capitalistico. In tutto ciò sta il nostro lavoro e la nostra azione.

 

Parole franche alle lavoratrici e ai lavoratori più combattivi

Avvertenze e punti di contatto:

Milano, via dei Cinquecento n. 25 (citofono Istituto Programma), (lunedì dalle 18) (zona Piazzale Corvetto: Metro 3, Bus 77 e 95)
Messina, Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
Roma, via dei Campani, 73 - c/o “Anomalia” (primo martedì del mese, dalle 17,30)
Benevento, c/o Centro sociale LapAsilo 31, via Firenze 1 (primo venerdì del mese, dalle ore 19)
Berlino, scrivere a: Kommunistisches Programm c/o Rotes Antiquariat Rungestrasse 20 - 10179 Berlin Indirizzo email: kommunistisches-programm@gmx.de
Bologna, al momento è sospesa l’apertura al pubblico
Torino, nuovo punto di incontro presso Bar “Pietro”, via S. Domenico 34 (sabato 21 novembere 2020, dalle 15)

 

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