Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

Sedi di partito e punti di contatto

MILANO, via dei Cinquecento, 25, citofono: Ist. Prog. Com. (zona Corvetto; MM3; Bus 95) — lunedì ore 21,00 
MESSINA (nuovo punto di contatto), Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
BOLOGNA, c/o Circolo Iqbal Masih, via dei Lapidari 13/L (Bus 11C) - secondo e ultimo martedì del mese, dalle 21,30 (Gli incontri di Bologna, sono momentaneamente sospesi. Non appena sarà possibile riprenderli, lo comunicheremo)
BENEVENTO, presso Centro sociale Asilo Lap31, Via Bari 1 - il primo Venerdì del mese, dalle ore 19.00.

Corrispondenza

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Giovedì, 14 Novembre 2019

Rispondere all'attacco anti-proletario

La crisi economica precipita nel baratro noi e la nostra condizione umana e sociale. Nel mondo intero, cresce la disoccupazione e si moltiplicano i licenziamenti e gli attacchi ai lavoratori (come con le più recenti sparate dell’ultimo governo italiano!). A poco a poco, però, comincia a incrinarsi la cappa del pesante controllo sociale esercitato per decenni da partiti “di destra” e “di sinistra” e organizzazioni sindacali di regime. I primi segnali sono venuti da un giovane proletariato immigrato, che in questi anni ha sfidato apertamente il padronato, un’avanguardia che non si è chiusa nel silenzio dei magazzini o delle fabbriche o nell’isolamento dei campi di pomodori – lavoratori che non hanno avuto paura di scendere in strada e rivendicare il miglioramento generale delle proprie condizioni di vita e di lavoro – e dalle lotte mai sopite dei proletari di tutto il mondo, dalle rivolte dei minatori sudafricani alle battaglie di quelli argentini, spagnoli, greci, francesi, belgi, cinesi, statunitensi, indiani, pakistani...

Ma non è, questo, il solo segnale. Cominciano a scontrarsi, all’interno del movimento proletario, due correnti opposte: una che porta avanti il bisogno, la necessità, la voglia di lottare, la rabbia e l’indignazione, l’altra che invoca il “diritto”, la “pace sociale” – in una parola, la resa. Solo rispondendo colpo su colpo a ogni aggressione da parte del capitale si può sperare di vender cara la nostra pelle, oggi sul luogo di lavoro (o di non-lavoro!), domani a fronte di una nuova guerra mondiale, di cui sono sempre più evidenti le avvisaglie (dall’Ukraina all’Irak, dalla Libia alla Siria, e nella sempre martoriata Palestina).

 

Il programma può solo essere, come da centocinquanta anni a oggi, il seguente:

Estendere e unificare le lotte, operando per la creazione di organismi territoriali di difesa economica e sociale, aperti a tutti i proletari, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla nazionalità, dalla collocazione (o non collocazione!) produttiva, ecc. Richiedere forti aumenti salariali per riparare in parte all’erosione drammatica di salari e pensioni, e salario integrale a licenziati e disoccupati, a carico di Stato e padronato. Rivendicare drastiche riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario e la necessità di andare in pensione prima che il lavoro salariato ci distrugga la vita. Riappropriarsi dell’arma dello sciopero, che va strappata dalle mani di chi l’ha trasformata in un’insulsa scampagnata e deve invece tornare a essere uno strumento per colpire il capitale. Rifiutare ogni sostegno alle necessità superiori di questa o quell’azienda, privata o pubblica, e soprattutto dell’economia nazionale, con cui stato, governi, padronato, sindacati non smettono di ricattarci, proponendocele come “nostro comune interesse”. Rifiutare ogni tentazione nazionalistica (laica o religiosa che sia) con cui la classe dominante di ogni paese sta già cercando di schierare i proletari gli uni contro gli altri.

Il responsabile della tragedia che ci colpisce è il modo di produzione capitalistico. Esso non è migliorabile e va abbattuto con la classe borghese che ne dirige e orienta lo sviluppo e sostituito dal Comunismo, fondato sui bisogni della specie umana e non sulle leggi del profitto. A questa prospettiva lavora il Partito comunista internazionale, per il cui rafforzamento e radicamento i proletari più combattivi dovranno organizzarsi e operare: la sua urgenza e la sua importanza sono, giorno dopo giorno, sempre più evidenti.

 

 

Incontri pubblici in evidenza

  • Milano 16/11/2019, ore 16,00 " Presentazione del quaderno n. 10: Perché la Russia non era socialista " presso Libreria Calusca, Via Conchetta 18
  • Torino,  Prossimo incontro a Torino 07-12-2019, dalle 15,00, c/o Bar "Pietro" Via San Domenico 34

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