DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

Sì alla lotta! No all’autolesionismo!

Grande emozione ha suscitato il caso dell’infermiera napoletana che, per protesta per il mancato pagamento dello stipendio, si è sottoposta a una serie di trasfusioni di sangue, fino a morirne. I mezzi di comunicazione di massa si sono buttati sull’episodio come altrettanti avvoltoi e i riformisti di ogni specie ci hanno ricamato sopra in maniera vomitevole – tutti rovesciando retorica, lacrime e buoni sentimenti a barili.

Per noi, è un’ulteriore tragedia. E’ una tragedia di isolamento e di abbandono, di mancanza di prospettive, di rinuncia alla lotta. E’ la tragedia di una classe lavoratrice lasciata sola ad affrontare la crisi economica, dopo decenni di tradimenti politici e sindacali.

Negli ultimi mesi, nel mondo si sono succeduti episodi simili: grande rilievo è stato dato da tutti i giornali all’ondata di suicidi nella fabbrica della Foxconn, colosso della componentistica elettronica mondiale, a Shenzhen, in Cina [1]. Oppure, senza arrivare all’estremo autodistruttivo dell’infermiera napoletana, ci sono stati episodi che rispondono però a una logica comune: farsi male per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni – operai che s’incatenano alle ciminiere, disoccupati che si cospargono di benzina, lavoratori che minacciano di gettarsi nel vuoto...

Le energie che i proletari riescono a strappare alla macina dello sfruttamento sono preziose: vanno salvaguardate e soprattutto vanno indirizzate contro il modo di produzione capitalistico e il suo bastione, lo Stato. Non vanno disperse e tanto meno rivolte contro se stessi. Non è di martiri e di autolesionismo che ha bisogno la classe proletaria, ma di combattenti e di lotta aperta, dura, intransigente!

 


[1] Naturalmente, il patron della Apple, che della Foxconn si serve per costruire il famoso iPhone, neo-mito della bolsa e instupidita classe media di ogni latitudine, smentisce che vi si lavori male: “Conosco la Foxconn e non è un posto dove si sfruttano i lavoratori. E’ una fabbrica, certo, ma è un bel posto, con ristoranti, cinema, piscine e un ospedale interno” (Corriere della Sera, 3/6). Insomma, un nuovo Club Méditerranée su suolo cinese... E che importa se i lavoratori sgobbano 12 ore al giorno per sei giorni la settimana? Tanto poi vanno a farsi un tuffo in piscina e si ritrovano tutti insieme al ristorante.

 

 

Partito Comunista Internazionale
(il programma comunista n°04 - 2010)

 

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