DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

Ma quale "governo amico"?!

Basta precarietà!

Sabato 4 novembre 2006, i lavoratori di tutte le categorie manifestano contro il precariato e gli attacchi alle condizioni di vita e di lavoro portati dal governo con la Finanziaria 2007.

 

I comunisti sostengono con decisione la lotta dei lavoratori per la difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro.

Se il governo e i padroni non possono garantire un lavoro stabile a tutti, i lavoratori rivendicano un salario garantito, sufficiente per vivere. In questa lotta, essi possono contare, come unico “amico”, solo sulla propria forza messa in campo. Non è stato forse un precedente “governo amico” a riconoscere e istituire per legge il precariato, compresa l’odiosa forma del caporalato? E non è stato il governo successivo a continuare e perfezionare l’opera? Nell’attacco alle condizioni di vita e lavoro dei proletari, c’è stata una straordinaria continuità nei governi di qualunque “colore” e “orientamento” sull’arco degli ultimi quindici anni. Certo, sono in molti i lavoratori a essere oggi delusi: ma la delusione è figlia primogenita dell’illusione.


Nessuna speranza né fiducia va posta nel governo, di qualunque “colore” o “orientamento” esso sia.
Ogni governo, nel sistema capitalistico, è infatti lo strumento di quel comitato d’affari della borghesia che è lo Stato, gestore in prima persona degli interessi capitalistici. Il suo compito è garantire il profitto, mantenendo il salario e le condizioni di vita e di lavoro al livello più basso possibile e imponendo con il bastone e la carota l’ordine necessario perché l’economia nazionale riprenda a tirare.
Solo i lavoratori possono mettere un freno agli attacchi padronali e statali alle loro condizioni di vita e di lavoro. E possono farlo solo organizzandosi fuori dalla logica del sindacalismo tricolore, che al canto di “Fratelli d’Italia” mette il giogo ai lavoratori in nome dell’economia nazionale, degli interessi superiori della patria capitalista: il suo metodo è la concertazione; il suo metro è la compatibilità; il suo credo è il collaborazionismo.
I lavoratori invece rivendichino:

  • Forti aumenti salariali, maggiori per le categorie peggio pagate

  • Consistente diminuzione dell’orario a parità di salario

  • Salario garantito ai disoccupati e licenziati

  • Migliori condizioni di vita e di lavoro, contro ogni forma di precariato e flessibilità.

Il loro metodo deve tornare a essere lo sciopero generalizzato e senza limiti di tempo; il loro metro di giudizio va ricercato nei loro bisogni reali; il loro credo deve tornare a essere la lotta di classe.
Ma ogni conquista parziale è destinata a essere rimangiata (e questo governo lo sta dimostrando, come lo hanno dimostrato tutti i governi precedenti). Il capitale, che da trent’anni si dibatte in una crisi profonda, ha bisogno (in Italia come ovunque) di una manodopera flessibile, ricattabile, obbediente e sfruttabile. Sono le leggi del modo di produzione capitalistico a imporlo. E dunque i lavoratori sappiano fin d’ora che solo l’abbattimento di questo modo di produzione e la presa rivoluzionaria del potere sotto la guida del partito comunista potranno superare per sempre l’inconciliabilità degli interessi di classe.

 

Partito comunista internazionale
(il programma comunista)

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