Nella mattina di oggi, mercoledì 6 aprile, a seguito di alcune segnalazioni telefoniche anonime, le “forze dell'ordine” si sono “prontamente portate” (come si dice in gergo) sul luogo, la sede nazionale romana dell'USB, in cerca di “armi”. E, miracolo!, le hanno “prontamente” trovate, sotto forma di una pistola... depositata nella cassetta di scarico di un water. La cosa è talmente ridicola che la tentazione di buttarla sul ridere è molto forte; ma, venendo dopo altri fatti di repressione e provocazione, la cosa è seria, perché conferma che è sempre più in atto una vera campagna poliziesca contro i lavoratori e le lavoratrici, come abbiamo avuto modo di denunciare anche in un precedente comunicato (“Primavera di violenza e repressione”, disponibile sul nostro sito), relativo ad altri fatti recenti.
Mentre l'insieme dei lavoratori non riesce ancora a reagire e a contrastare disoccupazione, precarietà, progressivo aumento del costo di abitazioni, beni energetici e di consumo, distruzione dell'ambiente, nocività e omicidi nei posti di lavoro (e i venti di guerra che spirano sempre più forti), la repressione si scatena contro le purtroppo sporadiche reazioni di lotta e organizzazione.
Nel giro di pochi giorni intorno al 23 marzo, nella sede di Genova del S.I. Cobas ha fatto irruzione un manipolo di energumeni; nel Piacentino, nel corso di un’azione sindacale, un lavoratore è stato accerchiato e malmenato dai gendarmi; e un paio di settimane prima, a Napoli, non meglio identificati individui hanno devastato una sede della peraltro ben poco combattiva CGIL e preso a sberle un funzionario della FIM.
