Mentre l'insieme dei lavoratori non riesce ancora a reagire e a contrastare disoccupazione, precarietà, progressivo aumento del costo di abitazioni, beni energetici e di consumo, distruzione dell'ambiente, nocività e omicidi nei posti di lavoro (e i venti di guerra che spirano sempre più forti), la repressione si scatena contro le purtroppo sporadiche reazioni di lotta e organizzazione.
Nel giro di pochi giorni intorno al 23 marzo, nella sede di Genova del S.I. Cobas ha fatto irruzione un manipolo di energumeni; nel Piacentino, nel corso di un’azione sindacale, un lavoratore è stato accerchiato e malmenato dai gendarmi; e un paio di settimane prima, a Napoli, non meglio identificati individui hanno devastato una sede della peraltro ben poco combattiva CGIL e preso a sberle un funzionario della FIM.
Compagne, sorelle proletarie!
Tre anni di emergenza sanitaria, innestata sulla crisi economica, non hanno fatto altro che peggiorare le vostre condizioni di lavoro. Siete state le prime, nonostante la disparità salariale a vostro sfavore, a essere licenziate, a subire ulteriori riduzioni salariali con la scusa del part time o dello smart work. E siete state le ultime a essere assunte. Chi è rimasta in azienda con contratti sempre più precari e precarizzanti sa come sono aumentati gli omicidi e i tentati omicidi sui posti di lavoro (quelli che i padroni e i loro servi chiamano “incidenti”), insieme alle pressioni e perfino ai ricatti e alle molestie sessuali, in nome di un preteso aumento della produttività.
