Solo qualche mese fa, nel commentare l'esito delle elezioni presidenziali americane, concludevamo sottolineando che negli Stati Uniti esiste da tempo “una situazione sociale spesso drammatica, che investe un po’ tutti i settori del mondo del lavoro e tutte le regioni del vasto Paese. Le lotte si sono moltiplicate negli anni, a volte condotte da sindacati ufficiali che hanno spesso una storia vergognosa alle spalle ma che subiscono una forte pressione da parte dei lavoratori, e a volte espressione di organizzazioni di base che sono un po’ una novità nelle vicende complesse del secondo dopoguerra. È molto semplice: i lavoratori del Paese simbolo dello strapotere imperialista sono con l’acqua alla gola e non ne possono più”.
Non siamo assolutamente sorpresi dalle vicende recenti che stanno sconvolgendo il mondo, portando la discussione sulla “terza guerra mondiale” nei bar e nei talk show televisivi. Non c’interessa qui prendere di mira la destra borghese, più o meno fascista: è un nemico dichiarato. Il problema sono i falsi amici riformisti, pacifisti, democratici: tutta gente che ha illuso e continua a illudere la nostra classe che sia ancora possibile migliorare il capitalismo, eliminarne le contraddizioni. A volte, si spacciano addirittura per comunisti: ma il comunismo è la negazione attiva e organizzata del dominio borghese, tanto nelle sue forme democratiche quanto nelle sue forme fasciste. Essere comunisti significa opporsi a tutte le guerre imperialiste, dichiarare guerra aperta contro il capitale e prima di tutto contro la propria borghesia.